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Legge Fornero, la Toscana guida la rivolta silenziosa delle Regioni Economia

Perdi il lavoro, cadi in mano all’Inps che ti dà il sussidio, ti forma per poco più di dieci giorni e poi via. Altro che articolo 18! Qui il pericolo vero e imminente è che il lavoratore, una volta licenziato, a lavorare non ci torni più. Le Regioni sono in rivolta strisciante contro il disegno di legge Fornero sulla riforma del mercato del lavoro che intenderebbe centralizzare funzioni finora di competenza regionale, provinciale e dei centri per l’impiego. La mossa è contenuta in un articoletto (art. 63) che colloca l’Inps tra i soggetti autorizzati all’intermediazione di manodopera. Morale della favola, una Super Inps (ovvero un super carrozzone) diventerebbe responsabile delle cosiddette politiche attive, e cioè dell’accompagnamento del lavoratore alla ricerca di un nuovo impiego. La montagna (la riforma Fornero) ha partorito il topolino.
L’introduzione della nuova indennità di disoccupazione (Aspi) e i meccanismi di regolamentazione del mercato del lavoro entreranno progressivamente in vigore a partire da gennaio 2013. Secondo le disposizioni del Ddl Fornero, il lavoratore che riceverà l’Aspi sarà obbligato (pena la decadenza del sostegno) a fare un primo colloquio di orientamento entro tre mesi e a seguire un corso di formazione non inferiore a due settimane. C’è da giurare che in questo modo il lavoratore licenziato rischierà di restare in balia di se stesso. Fagocitato in un ente abnorme. Scaraventato su un mercato del lavoro indecifrabile e ormai in avvitamento. Da solo.
Sotto il coordinamento della Toscana, le Regioni hanno scritto nero su bianco le loro richieste di modifica del disegno di legge Fornero, invocando un accordo con il Governo in sede di Conferenza Stato-Regioni. “E' di fondamentale importanza riconoscere l'eccezionale sforzo fatto in questi anni dai Centri per l’Impiego provinciali, nella gestione della cassa integrazione in deroga nel raccogliere le domande dei possibili destinatari degli ammortizzatori sociali, nell'offrire un servizio di consulenza, orientamento e di offerta di politiche attive” sostiene l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini. In Toscana, fra l’altro, in questo settore esistono delle vere e proprie eccellenze, come il Centro per l’impiego pratese, ai primi posti per efficacia a livello nazionale insieme a realtà come Trento.  Per avere un’idea il tasso di mediazione (fra domanda e offerta di lavoro) dei CPI  a livello nazionale si aggira fra il 3% e il 5%. Prato si colloca fra il 13% e il 15%. Ciò detto, non sarebbe più razionale potenziare l’efficacia di queste strutture per farle funzionare davvero a pieni giri?
“Personalmente, ritengo che potrebbe essere discussa solo un’ipotesi che si basasse su uno schema federale” prosegue Simoncini. Ovvero: un modello nazionale unificato, a gestione regionale che garantisca il “legame con i territori ed i suoi fabbisogni, occupazionali e formativi”. Ogni altra ipotesi di centralizzazione sarebbe un enorme passo indietro.
 

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