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Legge sanitaria: parapiglia di fronte al Consiglio che chiude le porte Cronaca

Firenze – Scene di tensione davanti alla sede del Consiglio regionale in via Cavour 4 a Firenze dove il comitato promotore del referendum contro la legge regionale che riforma l’organizzazione sanitaria ha convocato una manifestazione di protesta in concomitanza con l’avvio della discussione da parte dell’Assemblea.

Il parapiglia è sorto nel momento in cui una parte dei manifestanti ha chiesto di poter entrare nel palazzo per seguire i lavori che sono pubblici. Ma non tutti i componenti della delegazione del comitato sono stati fatti entrare e sono state chiuse le porte.  La polizia ha circondato l’ingresso e ha sollevato gli scudi a protezione dell’accesso. Un’altra squadra di agenti è pronta a intervenire. 

In un primo momento alcuni rappresentanti del comitato erano entrati utilizzando il pass da visitatore ma sono rimasti in attesa in una saletta per  un incontro con le istituzioni. 

C’è una certa incredulità nell’aria: “Come? Ci lascian fuori? E perché?” chiede un signore sui settanta, occhiali e basco, uno striscione arrotolato sorretto col fianco. Tranchant Monica Sgherri, ex consigliere regionale di Rifondazione Comunista: “Ecco il Pd, dietro porte chiuse e cordone della polizia”. Incredula Miriam Amato, di Alternativa Libera, il gruppo nato dai fuoriusciti del M5S: “Posso dire solo una cosa: sono sconvolta”. Senza parole una signora anziana: “Ma perché non possiamo entrare? Perché non vogliono ascoltarci?” ha gli occhiali di traverso, l’amica glieli rimette a posto.

Una sintesi delle istanze soprattutto dei territori (una buona parte dei manifestanti infatti giungevano dalle province toscane) proviene da un signore con la fascia tricolore, che poi si scopre essere consigliere comunale di Volterra, Federico Berni, della lista civica Uniti per Volterra: “Vorrei fare due considerazioni: la prima è che il comitato per il referendum è nutrito, civile e determinato, portando avanti queste richieste. Le zone disagiate hanno lo stesso diritto delle zone di città. Ovviamente – spiega Berni, che è anche medico – se si guarda solo ai numeri siamo tutti vittime, compreso Firenze. Guardiamo alle necessità del cittadino. Io che vengo dalla Val di Cecina, Volterra, posso dire che abbiamo un problema gravissimo che riguarda l’assenza di un pediatra nei fine settimana e nelle notti per i bambini. La Regione dice che noi abbiamo un pronto soccorso capace di occuparsi del cittadino anche se è un bambino. Questo non è vero, e io che ho lavorato 14 anni nel settore lo posso dire. Per i nostri bambini siamo nel rischio, e lo siamo anche come presidio, perché non abbiamo i numeri come popolazione”.

E dello sviluppo della giornata? “Finché si attendono dialoghi e confronti va tutto benissimo, eravamo venuti qui per questo. Chi rappresenta le istituzioni come me è chiaro che ci si dissocia dalle forzature violente. Ma se non si dialoga, si fa il gioco di chi non vuole che il referendum passi. Alla fine, quando ci sono i comitati popolari è molto facile approfittare di gesti inconsulti per farli passare per violenti, è più semplice che starli ad ascoltare. E questo ricade sulla gente”.

Intanto, alle 19,08, i rappresentanti del comitato promotore, quelli che erano entrati col pass di “visitatori”, sono a colloquio col presidente del consiglio regionale Eugenio Giani.

Anche da parte del presidente Enrico Rossi, a margine del consiglio regionale, giunge una dichiarazione che ribadisce da un lato la necessità della riforma sanitaria in itinere, e dall’altro, circa il referendum, afferma che non sarà un problema.

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