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Legge Stabilità, Rossi: “Nessun aumento dei ticket in Toscana” Politica

Firenze –  “Dopo anni di recessione, siamo di fronte a una legge di stabilità che va verso l’espansione. Molti i segnali positivi, ma anche i punti su cui discutere, soprattutto riguardo la sanità”. Questo, in sintesi, il giudizio del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che stamattina ha illustrato pro e contro della legge emersi nei giorni scorsi al tavolo del confronto tra Governo e Regioni.

L’Italia esce timidamente dal cono d’ombra per tornare a Bruxelles, capace di farsi sentire. “Questo consente al Governo di disporre di un argent de poche da poter spendere per una serie di importanti provvedimenti”. Rossi giudica positivamente quelli relativi al mondo produttivo: “Togliere l’IMU alle imprese agricole è un punto di partenza fondamentale per la ripresa, come lo è lo sconto fino al 140% sugli ammortamenti nella denuncia dei redditi delle imprese. Dove c’era uno sprofondo adesso si può intravedere uno stimolo agli investimenti privati. Bene anche l’intervento sugli esodati e gli sgravi fiscali per le partite IVA”.

Non sono questi, dunque, i punti su cui discutere ed entrare in verticale nel rapporto tra Stato e Regioni. Il confronto serve per poter disporre a pieno dei trasferimenti di risorse. “Ci sono luci e ombre. Intanto – spiega il presidente – sui 2,2 miliardi prospettati per le politiche sociali, i trasporti, la sanitari e l’istruzione, la finanziaria ne recupera 1,3. Noi chiediamo al governo di poter discutere per recupere gli altri 900 milioni che ancora mancano. Abbiamo proposte concrete da fare. Ci sono già ipotesi tecniche; se verranno accolte, i risultati saranno ovviamente migliori rispetto a quelli dell’anno scorso”.

Anche sul fronte degli investimenti la strada è da definire meglio. “Si profila la possibilità di un aumento, che per la Regione Toscana significherebbe passare da 100 a circa 150 milioni. Si tratterebbe di una vera e propria boccata d’ossigeno e, per certi versi, anche una sfida a spenderli tutti in un anno”. Ma il tasto dolente è quello della sanità. I tre miliardi previsti per il fondo sanitario sono diventati uno, “una cifra appena sufficiente  a mettere insieme il pranzo con la cena”. Occorre aspettare cosa può arrivare dalla spending review, con cui il Governo punta a recuperare almeno una parte dell’ammanco. “Per noi, se è un provvedimento che non intacca né la qualità nel quantità dei servizi, se ne può anche discutere, ma vogliamo entrare nel merito”.

In ogni caso Rossi ha escluso per la Toscana il ricorso al ticket: gli aumenti possono interessare le regioni in deficit, e non è questo il caso della Toscana. “La quota di accesso per la Toscana si aggira intorno ai 66 milioni. Io insisto col dire che da troppi anni in sanità non si investe e quello che abbiamo investito come enti locali non si può più investire, perché se il nostro tetto è 150 milioni, è chiaro che non bastano. Sarebbe già importante se i 900 milioni della legge di stabilità venissero sbloccati. Non basterebbero, certo, ma sarebbero comunque un primo passo. Resta il fatto che un miliardo in più sarebbe appena sufficiente a sostenere l’equilibrio di bilancio e i servizi ai cittadini”.

Rimanendo in ambito sanitario Rossi ha inoltre rilanciato la battaglia per un intervento più incisivo sul problema dei farmaci contro l’epatite C. “Sono convinto che si possa trovare il meccanismo con cui curare tutti i cittadini affetti senza spendere di più, anzi, riducendo le sofferenze, i tempi e persino risparmiando. È una malattia che si può eradicare”. La Toscana ha già speso 70 dei 500 milioni messi a disposizione dal Ministero. “Nulla vieta di comprare dalle case produttrici partite più sostanziose, e subito. Ne ho parlato con il ministro Lorenzin, che si è dimostrata disponibile al confronto”. Rossi, infine, ha chiesto un deciso rafforzamento delle misure per la lotta alla povertà. Per la prima volta c’è un fondo di 300 milioni, ma “non bastano”.

«Interessante la proposta di “Alleanza contro la povertà” per introdurre un reddito di inclusione sociale rivolto a quelle persone e a quelle famiglie che versano in condizioni di povertà assoluta. Servono più soldi, intorno al 1,6 milioni, che potremmo trovare magari facendo pagare un po’ più di Imu ai benestanti. Sarebbe – ha concluso Rossi – un fatto significativo di giustizia sociale e produrrebbe anche un aumento dei consumi. Andrebbe cioè, proprio nella direzione su cui è impostata l’intera proposta».

 

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