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Legge toscana Erp senza profili incostituzionali, via libera ai bandi comunali Breaking news, Cronaca

Firenze – Passa la modifica alle norme incostituzionali della Legge regionale 2/2019, con nessun voto contrario in consiglio regionale. Una modifica importantissima, che consente, al di là delle vicende pregresse e del tortuoso percorso, ai Comuni di porrre in essere i bandi Erp, ritardati dal gisutificato timore conseguente a dover tenere conto di una legge, quella regionale, fino a ieri affetta da dettami incostituzionali.

In particolare, la Suprema Corte aveva già posto nel nulla una norma molto simile a quella Toscana della legge sulla casa della Lombardia. Il quadro reso dalla sentenza 44 della Consulta depositata il 9 marzo 2020, era chiaro: la Suprema Corte definisce “irragionevole” il requisito della residenza per accedere all’accesso alla casa popolare. In altre parole, il requisito non ha alcun nesso, secondo quanto stabilito dai giudici costituzionali, con la funzione del servizio pubblico in questione, ovvero “soddisfare l’esigenza abitativa di chi si trova in una situazione di effettivo bisogno”. La legge regionale lombarda 16/2016 era stata impugnata dal Tribunale di Milano proprio nel punto, stabilito all’art.22, primo comma lettera b) che riguarda il requisito della residenza o dell’occupazione quinquennale per accedere ai servizi abitativi. Insomma, sebbene con un ritardo di oltre un anno, la legge 2/2019 ha modificato il requisito dell’accesso laddove tiene conto del quinquennio di residenza – lavoro continuativo sul suolo toscano. Una modifica che era stata richiesta con insistenza dai sindacati e dalle forze di sinistra, nonché caldeggiata come necessaria, e necessario compierla velocemente, dalla stesssa assessora alle politiche abitative della Regione Toscana Serena Spinelli e da parte del Pd. Il motivo, al di là di polemiche strettamente politiche, era soprattutto pratico:  nonostante lo “”strappo” di alcuni Comuni, ad esempio Pisa e Arezzo, pressati da necessità ma anche ansiosi di porre un fatto davanti alle polemiche,  la maggior pate dei Comuni riteneva inutile, se non controproducente, aprire bandi di assegnazione delle case popolari con la consapevolezza che non avrebbero resistito al ricorso alla Suprema Corte per incostituzionalità da parte di qualsiasi utente non soddisfatto dell’esito. Col rischio concreto e certo di porre nel nulla bando e assegnazioni già avvenute, per ricominciare da capo.

La modifica alla Legge 2/2019 è stata commentata dal gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, che, insieme alla Lega e con i voti di Italia viva  (https://www.stamptoscana.it/case-erp-italia-viva-vota-con-la-lega-e-fdi/) avevano ritardato in commissione l’approvazione delle modifiche, rallentando così  per i comuni dla partenza dei bandi. Il capogruppo FdI in Consiglio regionale Francesco Torselli e il consigliere regionale Diego Petrucci, nel corso di una conferenza stampa convocata questa mattina, 15 settembre, hanno spiegato il lungo lavoro che “si è reso necessario per non porre nel nulla il meccanismo assolutamente fondamentale della premialità riguardo al requisito dell’anzinaità di residenza”.

Dunque, sintetizzando, la modifica accolta in aula dall’assemblea, proposta da FdI, segue il dettato della Suprema Corte su due punti: il primo, quello di abbattere il paletto del requisito della residenza quinquennale in regione per accedere al bando per le case popolari, consentendo perciò l’accesso secondo il criterio del “bisogno”, naturalmente ottemperando i requisiti tecnici “classici” come lo sbarramento reddituale; ma, d’altro canto e secondo punto, come suggerito nella stessa sentenza 44, si può “sottolineare con una premialità “spinta” il valore dell’anzianità di residenza sul territorio”.

Ed ecco i “premi”, che vanno ad articolare in modo più incisivo la premialità già presente nella legge, già a partire dai tre anni di residenza o attività lavorativa. Con l’emendamento presentato da Diego Petrucci (Fratelli d’Italia), concordato e sottoscritto dal gruppo Pd, sarà riconosciuto un punto a chi vive o lavora in Toscana da almeno tre anni; 2 punti per i cinque anni; 3 punti per i dieci anni; 3,5 punti per i quindici e 4 punti per i venti anni di residenza o attività lavorativa nella nostra regione. Di fatto si riarticolano le modifiche di punteggi entro il limite massimo. Per fare un esempio, nel testo non modificato dall’emendamento si attribuivano 2 punti per 10 anni di residenza anagrafica o prestazione anagrafica continuative, mentre nel testo emendato se ne attribuiscono 3.  Inoltre, nel testo non emendato le premialità partivano dai 10 anni, mentre ora, secondo il testo emendato, si comincia da tre anni ad accumulare punteggio per “anzianità” di residenza ma anche di lista. “Grazie a Fratelli d’Italia – dice Petrucci – è stato introdotto il criterio fondamentale premiante della storicità della residenza. Un meccanismo che arriva a dare fino a 10 punti fra storicità della residenza e storicità della permanenza in graduatoria, ai cittadini che da anni attedono una casa e da anni vivono nelle nostre comunità”. Una vittoria, la maggiore articolazione della premialità, anche secondo il capogruppo di FdI Francesco Torselli, che ha premiato chi vive da più anni in Toscana. Non solo: si dibatte anche dell’altro punto sostenuto dal centrodestra, oggetto di future battaglie, ovvero il controllo circa la dichiarata assenza di titolarità di diritti reali per i richiedenti casa popolare. Un problema spinoso, dal momento che è spesso impossibile la verifica delle dichiarazioni (che si rendono necessariamente in sede di Isee) da parte dei Comuni, ma che d’altro conto pone anche altri problemi circa l’attendibilità delle stime, viste le condizioni molto dissimili dei mercati immobiliari.  In ogni caso, onde evitare, come esemplifica torselli, che un cittadino rumeno debba pagare anche 800 euro di bolli e viaggi per ottenere un semplice certificato catastale, forse sarebbe bene che si mobilitassero le pubbliche amministrazioni.

Soddisfazione giunge dalla Cgil e Sunia Toscana, che ricorda che, dopo la prima sentenza battistrada, la Corte Costituzionale aveva messo  altre due sentenze per sanzionare le leggi regionali di Abruzzo e Friuli Venezia Giulia in materia di case popolari.

“Grazie anche alle pressanti richieste ed appelli di Cgil Sunia della Toscanascrivono in una nota comune Laura Grandi Sunia Toscana; Simone Porzio e Maurizio Brotini della Cgil Regionale Toscana – il Consiglio Regionale, su proposta della Giunta, ha proceduto a modificare la norma, cancellando il requisito dei 5 anni di residenza, prima Regione in Italia a deliberarlo senza attendere l’intervento della magistratura in conformità ai pronunciamenti della Corte Costituzionale.
Finalmente si è chiuso un capitolo che di fatto bloccava assegnazioni e nuovi bandi e che stava mettendo in difficoltà molti Comuni e, soprattutto, migliaia di famiglie toscane in attesa di poter partecipare ai bandi comunali.
Il rischio di un’impugnativa aveva messo in stand-by i bandi di molte amministrazioni comunali, che però non potevano più arginare le pressanti richieste dei cittadini.
Il risultato raggiunto con l’approvazione del provvedimento speriamo sia di buono auspicio anche per altri aspetti che governano l’edilizia pubblica. Primo fra tutti la celerità dell’assegnazione dei tanti alloggi popolari comunali vuoti, in attesa di ristrutturazione, ad oggi oltre 3000.
Attese lunghissime, ingiustificate e intollerabili, vista la disponibilità di risorse messe a disposizione per lo scopo dalla Regione e in considerazione delle migliaia di famiglie che legittimamente da anni attendono una soluzione al loro disagio.
Adesso i Comuni potranno partire con i loro bandi, per tentare di soddisfare il bisogno di alloggi a canone sociale, per venire incontro alle migliaia di famiglie toscane di lavoratori e pensionati che versano in stato di precarietà abitativa e che confidano in una soluzione abitativa pubblica”.

“E’ stata finalmente fatta rientrare una forte ingiustizia e discriminazione che era insita nella legge. Ci auspichiamo che si possa riprendere il dibattito sull’intero impianto normativo, che necessita di essere in più parti rivisto”, è il commento di Pietro Pierri, segretario regionale dell’Unione Inquilini.

Soddisfazione viene espressa anche dall’assessore alle politiche abitative Serena Spinelli, che in un post su Fb commenta: “Il Consiglio regionale della Toscana ha approvato la modifica alla legge toscana in materia di Edilizia residenziale pubblica. Finalmente eliminato, come proposto dalla Giunta, l’obbligo di residenza in Toscana da almeno cinque anni per poter effettuare la domanda di alloggio. Su questo punto la Corte Costituzionale si è espressa negativamente in merito alla legge regionale lombarda e la Regione Toscana aveva il dovere di rimuoverlo, per rispettare il principio di uguaglianza previsto dalla Costituzione e per permettere ai Comuni – che molto ci hanno sollecitato in tal senso così come lo hanno fatto i sindacati confederali e degli inquilini e le associazioni impegnate nel diritto all’abitare – di fare i bandi per l’assegnazione su una base normativa sicura e a prova di ricorsi e impugnazioni, senza il rischio di ritardi e disagi per i cittadini in attesa di accedere ad un alloggio pubblico”.

Continua Spinelli: “In queste settimane – seppur con qualche eccesso polemico – la legge ha avuto in Consiglio regionale, prima in Commissione e poi in Aula, un ampio dibattito tra le forze politiche, per il quale ringrazio tutti i consiglieri per gli spunti e le proposte che sono emerse e che ha portato all’approvazione, con alcuni ulteriori interventi – nell’ambito dell’impianto complessivo già previsto dalla legge regionale – su cui i gruppi politici hanno trovato un punto d’incontro”. Ringraziati gli uffici regionali, per “il lavoro tecnico e il consueto supporto”, Spinelli conclude: “Adesso il criterio incostituzionale non c’è più e abbiamo una legge sull’edilizia residenziale pubblica che certamente richiede ancora approfondimenti e valutazioni, per essere costantemente migliorata e il più possibile aderente alla condizione di bisogno abitativo della nostra regione. Ma quello che abbiamo fatto ieri è di sicuro un buon passo in avanti”.
Sul punto, si colloca in posizione critica, nonostante comunque lo “sblocco” della situazione sia considerato favorevolemnte almeno per quanto rgiuarda l’ avvio dei bandi Erp, la Rete Antisfratto Fiorentina. “Il problema di fondo – spiega Giuseppe Cazzato – è che rendendo più esteso e significativo il criterio della storicità della residenza nell’attribuzione del punteggio, si finisce per non fotografare il bisogno reale. Premiare in modo così marcato la permanenza nelle liste e la residenza sul territorio, comporta l’attribuzione di un massimo di 10 punti che possono diventare 12 grazie a un altro meccanismo non legato al bisogno, come quello della contribuzione Gescal, per il quale la contribuzione per 5 anni all’ormai ex fondo per le case popolari comporta l’attribuzione di un punto, due per 10 anni. Di fatto, un nucleo famigliare che percepisce la pensione minima, che ha un disabile in casa, che ha uno sfratto esecutivo, che paga un affitto pari a un terzo del reddito Isee, giunge a 11 punti e non eguaglierà mai un nucleo che, pur non avendo problemi particolari, resta sotto la soglia minima reddituale di accesso (16.500 euro all’anno) , e soprattutto vanta una lunga attesa in lista e una lunga residenza sul territorio, requisiti quest’ultimi che “valgono” 10 punti, a cui magari si potrebbe aggiungere un punto o due di contributo Gescal. Di fatto, il criterio della storicità della residenza, in lista e sul territorio, rischia di diventare invece uno strumento d’iniquità rispetto a quelle storture del sistema che vorrebbe correggere”. Infine, ancora una riflessione conclusiva: “Non possiamo non riflettere sul fatto che l’occasione di modifica della Legge 2 poteva dare adito anche a una modifica riguardante la questione della sanatoria, cui molte famiglie in disagio socioeconomico guardano per mettere fine a situazioni che si stanno trascinando anche da decenni. Era stata iniziata un’interlocuzione in  merito che è stata stoppata dalla pandemia, ma forse l’occasione per poter aprire uno spiraglio nel futuro di queste famiglie poteva ben essere colta”.

 

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