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L’emergenza ha reso più digitale la comunicazione della PA Cronaca, Innovazione

Firenze  – L’emergenza sanitaria ha accelerato processi già in atto nel campo digitale. Uno tra i settori che è stato colpito di più è stata la Pubblica Amministrazione che già dopo la legge 150 del 2000 aveva messo in moto un processo di evoluzione nel campo della comunicazione, sfruttando di più gli strumenti digitali in modo tale da migliorare il rapporto tra PA e cittadino e velocizzare i servizi di erogazione degli enti pubblici.

A gennaio, prima che il mondo si fermasse per entrare nel pieno dell’emergenza sanitaria, è stato aperto un tavolo per discutere una riforma della legge 150 per implementare il modello “open” degli enti pubblici attraverso una comunicazione trasparente, collaborativa e bidirezionale tra enti e cittadino.

In questo lasso di tempo di 90 giorni, da quando è iniziata la pandemia, la comunicazione istituzionale ha assunto un ruolo di massima importanza, da una parte per combattere il fenomeno delle fake news dall’altra per rispondere alle domande dei cittadini, disorientati di fronte a un evento di portata così straordinaria e con nessun precedente nella storia recente.

Il presidente dell’associazione nazionale “PA social”, Francesco di Costanzo, non si è mai fermato durante il lockdown e ha continuato a lavorare per assicurare il proseguimento dell’attività di divulgazione delle informazioni, utilizzando tutti gli strumenti digitali a disposizione.

Durante l’emergenza sanitaria quali sono state le maggiori difficoltà riscontrate nella comunicazione della PA?

L’ufficio della PA social ha svolto un lavoro straordinario di semplificazione e divulgazione di tutti i decreti governativi. L’emergenza, paradossalmente, ha avuto un processo positivo, accelerando l’utilizzo di strumenti digitali anche da parte di enti pubblici, ad esempio il canale di Telegram del Ministero della Salute, dimostrando che quando la PA riesce a offrire servizi di informazione innovativi, i cittadini rispondono in maniera positiva. Rimane però il fatto che non basta avere un canale comunicativo digitale, bisogna che l’ente pubblico lo adotti sfruttando la possibilità di interazione che questi strumenti offrono. Quindi nel complesso l’emergenza sanitaria ha valorizzato da una parte, le buone pratiche comunicative già operative sui nuovi sistemi, mentre dall’altra parte, chi era indietro ha dovuto accelerare il processo di evoluzione digitale per le comunicazioni pubbliche.

Gli strumenti digitali hanno risposto in maniera eccezionale a due requisiti indispensabili durante un momento di crisi, rapidità e qualità. Affinché questo processo positivo, che l’emergenza ha messo in moto non vada sprecato, la riforma della legge 150 è sicuramente un primo passo per riconoscere le nuove figure professionali della PA, capaci di rendere possibile un modello di collaborazione e partecipazione con il cittadino.

“Una nuova normalità”, sono le parole di Francesco di Costanzo, dove le nuove pratiche e i nuovi strumenti messi in atto durante l’emergenza sanitaria diventino parte di una quotidianità degli uffici pubblici.

Mai come in questo momento c’è bisogno che le amministrazioni locali e nazionali stiano vicine alle esigenze e ai bisogni dei cittadini, aumentati a dismisura, le richieste di servizi di assistenzialismo sovraccaricano gli enti pubblici e i cittadini chiedono risposte rapide. Il cambiamento di paradigma comunicativo che gli strumenti digitali offrono permette alle PA di andare in questa direzione, restringendo la lontananza con il cittadino.

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