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Leonardo da Vinci e gli studi per una città ideale Cultura

Prato – Proseguono al Museo del Tessuto gli incontri collaterali alla mostra in corso – Leonardo da Vinci, l’ingegno, il tessuto (fino al 26 maggio 2019) – e dedicati ad approfondire alcune particolari tematiche toccate dal pensiero progettuale del grande genio.

Giovedì 18 aprile, a partire dalle ore 18.00 (ingresso libero), il Museo ospita lo storico dell’arte e curatore del dipartimento di Leonardo del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano Claudio Giorgione, che racconterà gli studi di Leonardo per la pianificazione della città ideale, in un evento formativo riconosciuto organizzato in collaborazione con l’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri di Prato.

Leonardo comincia a occuparsi di studi d’architettura a partire dal suo arrivo a Milano nel 1482-83.
Una gran parte degli studi in campo architettonico e urbanistico sono raccolti nel Manoscritto B dell’Institut de France, compilato tra il 1487 e il 1490.

Il dibattito sulla città ideale ha grande sviluppo nella trattatistica del XV secolo. Numerosi architetti come Leon Battista Alberti, Francesco Di Giorgio Martini e Antonio Averulino, detto Filarete, discutono nei loro trattati dell’architettura circa la possibilità di dare vita a una città perfetta, organizzata secondo canoni di perfezione estetica e formale, dalla pianta regolare e dallo sviluppo armonioso.

Nel suo Trattato dell’Architettura redatto tra il 1460 e il 1464, Filarete dedica la città ideale di Sforzinda a Francesco Sforza. La nuova città del Duca si sviluppa su pianta di stella a otto punte e vie radiali che convergono nei due punti focali, il Duomo e il Castello, rispettivamente il centro religioso e civile.
Per problemi di costi e difficoltà di realizzazione, i progetti di città ideale del Rinascimento spesso non vengono realizzati. Così accade anche per la Sforzinda di Filarete, con l’eccezione del grandioso edificio dell’Ospedale Maggiore, o Spedale dei Poveri, costruito secondo le sue indicazioni.

Anche Leonardo è affascinato dall’idea di pianificare una città come un organismo formalmente compiuto, plasmato non tanto su criteri celebrativi o di eleganza e perfezione, quanto su una concreta funzionalità, ispirandosi, oltre che a Filarete, a Vitruvio (il cui Trattato conosce da fonti di seconda mano) e Leon Battista Alberti.

In seguito a un’epidemia di peste che colpisce Milano nel 1484-85, a Leonardo risultano sempre più evidenti i limiti e i problemi della città, ancora medioevale nell’impianto urbanistico, con vie strette e tortuose, scarichi fognari a cielo aperto, alta densità abitativa, condizioni igieniche precarie.

Per questo dedica molti disegni allo studio di soluzioni architettoniche e urbanistiche da applicare a una nuova città per il Duca Ludovico il Moro, forse ipotizzando un nuovo ruolo chiave di Vigevano.

I criteri seguiti da Leonardo nei suoi disegni, eseguiti tra il 1487 e il 1490 e contenuti in un gruppo ravvicinato di fogli del Manoscritto B, sono quelli della funzionalità e della praticità.

Leonardo studia la posizione ottimale per la città, il suo reticolo viario, la forma dei palazzi, i sistemi di fognature e molti altri dettagli.

Tutti questi disegni sono stati utilizzati per costruire, nel 1956, il celebre plastico urbanistico della città ideale del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, che li interpreta dandone una possibile forma, in una sorta di repertorio degli studi più interessanti

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