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Leonardo “l’enigmatico” colpisce ancora. Cultura

Dalla Galleria degli Uffizi, sua casa dall’epoca granducale, l’Adorazione dei Magi di Leonardo è stata trasportata con mille attenzioni nel novembre scorso, nei laboratori di restauro della Fortezza da Basso. Infatti la superficie di questa grande tavola di 204,1×244 si sta alterando, come già riscontrato dieci anni fa, e bisogna adesso correre ai ripari. Leonardo abbandonò questo grandioso e stupefacente progetto di dipinto su tavola repentinamente nel 1482, quando si recò dal duca di Milano, probabilmente sentendosi incompreso alla corte medicea, e mai vi tornò sopra. La tavola, come ha spiegato e mostrato il soprintendente Marco Ciatti, è stata sottoposta a una minuziosa serie di indagini diagnostiche, anche molto innovative. Essendo un abbozzo serve ottimamente allo scopo di comprendere la tecnica applicata dal pittore di Vinci, poiché vi si leggono chiaramente i primi tratti del disegno, i ripensamenti, le prime stesure di materia. Proprio in questa fase si è trovato che Leonardo ha impastato nel gesso “delle fibre vegetali, forse stoppa, un modo nuovo e sperimentale di preparare la base che ha dato solidità, limitando i danni futuri”. Ecco quindi che apprendiamo quanto in realtà l’artista intendesse prolungare la vita del suo lavoro, e non fosse così “sbadato” come a volte lo si racconta, a causa dei suoi lavori scomparsi (ci riferiamo alla vicenda, esagerata in thriller della Battaglia di Anghiari). L’impianto della composizione, “le ipotesi iconologiche” le ha spiegate Antonio Natali, direttore degli Uffizi. La tavola – di cui esistono due importanti disegni preparatori (uno agli Uffizi, l’altro al Louvre) che danno una qualche indicazione di lettura – è tutta un vorticare di figure umane, di volti dalla marcata fisiognomica, di braccia e di mani che gesticolano, di teste di animali, cavalli che scalpitano, il bove, l’asino, su uno sfondo di architetture, archi e scale, non dirute bensì, parrebbe, in ricostruzione. Al centro sta la Madonna col Bambino e dietro a loro un albero rifiorente; secondo Natali, un chiaro riferimento “al libro di Isaia, dove si narra la profezia della nascita, e si parla di un giovane albero che nasce da antiche radici”. La tavola da circa un mese è indagata con la riflettografia  a scanner, gli ultravioletti e una tecnica inventata all’opificio che fa capire la composizione delle vernici. Visto da vicino (questa è il grande privilegio di chi fa cronaca d’arte!) questo capolavoro incompiuto lo si nota privo d’un pezzo inferiore, mentre in alto c’è uno strano intaglio dentellato,  poi ricomposto, di cui non sa lo scopo. L’ipotesi, un ulteriore enigma, è che ci sia stato un ripensamento anche sul come incorniciare il lavoro. Non è soltanto la superficie a destare preoccupazioni, per le alterazioni  delle colle e delle vernici aggiunte nei secoli, ha spiegato Ciatti, ma anche il supporto ligneo, "un pioppo piuttosto scadente, necessita di osservazione e consolidamento, essendo le tavole tagliate in modo irregolare, ormai sconnesse". E’ stato calcolato che l’opera tornerà visibile al pubblico in un paio d’anni, durante i quali quattro specialisti, due per il legno e due per il colore, si prenderanno buona cura di questa…adorabile Adorazione. Che già è in stata per un mese in ottime mani, come ha sottolineato la vice-direttrice Cecilia Frosinini, mostrando un altro dettaglio rilevante: il piccolo foro praticato da Leonardo con un chiodo “che si trova al centro, sull’albero indicato dall’angelo, che serve da punto di fuga da cui a raggiera si diramano righe ben visibili, una griglia dettagliatissima ricostruita ex novo sulla tavola, senza più considerare i disegni preparatori”.  Per questa “impresa delicata e importante”, ha ricordato la soprintendente Cristina Acidini, “si è attivato l’intero settore scientifico del restauro, del Cnr e di istituzioni straniere”, e un grazie sentito è andato agli Amici degli Uffizi, rappresentati da Maria Vittoria Rimbotti, una benemerita associazione che vanta già 121 restauri, ed ora questa Adorazione non certo facile. “Gli Italiani, ha detto Rimbotti, dovrebbero capire che le opere d’arte sono anche roba loro, e quindi curarsene di più”. Senza seguire però, l’esempio del volubile, geniale,  rivoluzionario Leonardo, che talvolta abbandonava al loro destino opere di bellezza enigmatica e ineguagliabile, anche così incompiute.

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