energee3
logo stamptoscana
Edizioni Thedotcompany

Leopolda 11, Renzi: “Si voterà nel 2022 e le elezioni si vincono dal centro” Politica

Firenze – Il centro non è un concetto statico né ideologico, ma lo spazio nel quale si va a competere e dal quale si vincono le elezioni come hanno mostrato Olaf Scholz, che ha accolto le posizioni di Angela Merkel, Tony Blair, l’ultimo leader che ha portato i laburisti alla vittoria, Emmanuel Macron e Joe Biden, che i democratici americani hanno preferito agli altri esponenti della sinistra. E al centro che si fa la politica buona quella che ha lo scopo di far diventare leggi idee e proposte per il bene del Paese.

Dunque non chiedete a Matteo Renzi se guarda al centrodestra o al centrosinistra. Lui continua a costruire la sua casa riformista, al contrario del PD che è andato a inseguire i grillini, e rimanendo alternativo alla destra sovranista: a Giorgia Meloni che dice che Marine Le Pen è una moderata e a Matteo Salvini che sembrava volesse pilotare la lega verso il PPE, ed è invece (per fortuna, il sottinteso) rimasto sulle sue posizioni.

Considerate le mosse di Forza Italia tutt’altro che appassionata alla battaglia per la leadership del centrodestra, Italia Viva sarà avvantaggiata dalle divisioni della destra, che “deve scegliere cosa fare da grande”,  al momento in cui si andrà a votare: “Nel 2022 si va a votare – ha esordito il leader nel suo discorso conclusivo della Leopolda 11 – non decidiamo noi, è un errore,  la priorità dovrebbe essere continuare a lavorare sul Pnrr”.  Le principali forze politiche vogliono andare al voto per motivi politici e personali, perché  “qualcuno (Conte per esempio, altro sottinteso) vuole portare in parlamento il proprio gruppo di riferimento”.

Questo il succo dell’atteso discorso politico di Renzi alla manifestazione che ha inventato dodici anni fa come laboratorio di idee, ma soprattutto come vetrina della sua proposta politica. E’ sempre interessante seguire la Leopolda perché oltre ovviamente ai messaggi politici, si colgono interamente gli altri messaggi  espliciti i sublimali. Musica pop rock dei Coldplay (Music of the Spheres, l’ultimo album) che è sempre stata la colonna sonora del riformismo renziano e,  a concludere nell’apoteosi finale , “Zitti e Buoni”, dei Måneskin (“Sono fuori di testa ma diverso da loro”). Poi due citazioni, una di alta cultura e l’altra pop: Enrico V di Shakespeare sulla solitudine del leader (Noi pochi, noi felici pochi) e Steve Jobs sulla bellezza di andare controcorrente (Think different). Traduzione: siamo diversi, controcorrente perché vogliamo fare politica e non importa che siamo (ancora) pochi, perché pensiamo che solo con il coraggio riusciamo a vincere.

“Il coraggio di prevedere e immaginare il futuro e di cambiarlo, senza paura di cadere, perché non cade solo chi striscia”, ha detto Renzi nel suo esordio volto a entusiasmare una platea già ampiamente riscaldata dai discorsi di Elena Bonetti, Ettore Rosato e, soprattutto, Teresa Bellanova. Il coraggio che lo spinge a uscire dal bipolarismo sovranisti – sinistra Pd e pentastellati. “Non siamo noi ad aver lasciato la casa del riformismo , ma quelli che hanno seguito i populisti sul loro terreno. Il Pd deve tagliare con il populismo”. Ora, Renzi qui ha usato le parole di Greta Thunberg,  la sinistra fa solo “bla-bla-bla”

Sono dunque false le accuse di quelli che dicono che vuole andare con Meloni e Salvini, visto che è stato proprio lui (ingoiando “una scatola di Maalox”) a evitare che il paese cadesse nelle mani della destra. Bisogna essere flessibili, nel senso alto al quale si riferiva Aldo Moro prima di essere rapito: “La flessibilità della Dc ha salvato più che il nostro potere la democrazia italiana”.

E ora che farà Renzi? Per sottolineare la distanza dalla destra, ha dedicato una grande parte del suo discorso all’immigrazione, soffermandosi sulla tragedia del bambino siriano morto di freddo al confine tra Bielorussia e Polonia, per chiedere un’Europa che apre le porte e non che alza muri.

Sull’imminente elezione del presidente della Repubblica (tutta la Leopolda si è alzata in piedi per rendere omaggio a Mattarella), ha detto solo che ci vuole una figura di prestigio internazionale che contribuisca a rafforzare la democrazia che è sotto attacco in molti paesi. Spezzando poi una lancia a favore della necessità di essere bravi tattici per poter raggiungere il proprio obiettivo.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »