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Leopolda 6: Renzi forte e chiaro, “sulle banche nessuno è intoccabile” Politica

Firenze –  La Leopolda è morta, viva la Leopolda. Con la sesta edizione della convention di Matteo Renzi è giunto a conclusione un format fortunato che ha fatto da piedistallo per quella che, nel discorso di chiusura, ha definito “la cosa più straordinaria che sia avvenuta nel paese più gerontocratico d’Europa”.

Era inevitabile che il consolidamento del governo Renzi avrebbe cambiato profondamente la natura della kermesse della vecchia stazione che, anche nel secondo giorno dei lavori, è stata la passerella della nuova classe dirigente che qui si era appalesata e che  è venuta a ringraziare quel “gruppo di cittadini che sei anni fa si sono riappropriati della propria cittadinanza” (ancora Renzi). Con un brutto neologismo si potrebbe definire quello che è avvenuto come entertanda”,  intrattenimento propaganda. Molto ben fatto e molto tecnologico, ma tutto sommato di natura molto simile a quella delle vecchie trombe e dei vecchi tamburi.

Eppure, ecco la sorpresa giunta alla fine del discorso, Renzi dice che ci saranno  “mille Leopolde”: una certamente in occasione del referendum istituzionale, l’anno prossimo d’ottobre “per andare a raccontare cosa stiamo facendo in allegria ed entusiasmo” e altre due in occasione delle prossime tornate elettorali. Ma qui non si capiscono bene le intenzioni del segretario del Pd, perché questo invito andrà pur fatto a tutte le organizzazioni territoriali e nazionali del suo partito: forse la Leopolda è in procinto di diventare un super circolo nazionale democratico con base a Firenze, quello in grado di trasmettere agli altri idee e know how e, soprattutto fiducia e entusiasmo: “Prova e mettiti  in gioco, non aver paura di realizzare i tuoi sogni”, ecco lo slogan.

Già perché l’intervento che ha chiuso fra le ovazioni la tre giorni granducale è tutto basato su queste due parole, alle quali si potrebbe aggiungere onestà, fedeltà al partito (“Noi la bandiera del Pd l’abbiamo tatuata nel cuore. Quelli che ci rimproveravano la loro assenza se ne sono andati”). Sono queste le virtù che hanno permesso di insegnare che “le cose in Italia possono cambiare, la rassegnazione è stata cancellata dal vocabolario della politica” .

Ed ecco dunque l’elenco delle cose fatte, riassunto autorevole di ciò che è stato ripetuto nei tre giorni della convention. La “straordinaria operazione sulle tasse che per la prima volta sta accadendo, perché le intuizione ai tavoli delle Leopolda si stanno realizzando”. I consumi sono tornati a crescere; il Jobs Act funziona con il tasso di disoccupazione sceso e i giovani che con il contratto a tutele crescenti possono accendere mutui; il paese più instabile è diventato stabile e autorevole in Europa. E così via, il premier ha difeso punto per punto le decisioni prese e “il bello deve ancora venire, perché non si passa alla storia solo per aver fatto le cose che non hanno fatto gli altri”.

Gli effetti si vedranno nella legge di stabilità. Uno su tutti, il Sud: “Si sblocca Bagnoli ci sono i soldi; per la Terra dei fuochi 150 milioni, si concluderà la Salerno – Reggio Calabria, la regione Sicilia avrà 900 milioni, l’Aquila del post terremoto 1 miliardo e Matera diventerà una grande capitale europea delle cultura nel 2019, viene introdotto il credito di imposta per chi investe al Sud”.

Sull’attualità politica, in particolare sulle polemiche e gli effetti del decreto salva-banche, Renzi non ha deluso chi si aspettava che sarebbe stato forte e deciso nel respingere accuse e strumentalizzazioni. Per farlo è partito da lontano, dal padre sotto inchiesta per il quale il Pm ha chiesto due volte un’archiviazione che non è ancora avvenuta “è sempre lì onorato che studino con attenzione tutte le vicende”.

Niente favoritismi per nessuno, neanche per la ministra Boschi, non citata direttamente, che Roberto Saviano ha consigliato di dimettersi  per il padre che è stato vicepresidente di una delle quattro banche salvate dal fallimento: “Non perderemo la serenità, abbiamo due alleati, la verità e il tempo”.

Quello che è accaduto – ha aggiunto – chiama in causa molte istituzioni ed  è un dovere morale e civile fare chiarezza per questo siamo d’accordo su una commissione di inchiesta sul sistema del credito in Italia. “Non c’è stato alcun favoritismo e chi lo dice sta insultando persone per bene.  Chi pensa di strumentalizzare la morte mi fa schifo. Le polemiche si fanno a viso aperto, mai strumentalizzando i suicidi”.

Il tempo dimostrerà soprattutto che il sistema bancario italiano è più solido di quello tedesco e lui rifirmerebbe oggi quel decreto perché i quattro istituti stavano fallendo con conseguenze drammatiche sull’economia e l’occupazione dei territori. Questo non toglie che chi ha truffato,  chi ha sbagliato sarà individuato., non ci sono mai stati intoccabili.  La fase di razionalizzazione del mercato del credito continuerà e toccherà ora alle banche del credito cooperativo (Bcc) affrontare fusioni e accorpamenti, anche perché “ci sono troppe persone che prendono una prebenda”.

Una battuta conclusiva lascia perplessi e merita successivi approfondimenti: cosa voleva dire Renzi con la Leopolda che fra l’altro “scardina i principi del giornalismo”?

Foto: giornalisti in  sala stampa ascoltano Renzi

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