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Leopolda 7, Renzi: “Il futuro è un derby fra la rabbia e la proposta” Politica

Firenze – Una Leopolda ” ritrovata”, questo il sentiment di molti presenti. Vecchi e nuovi. Molte sono, infatti, le persone che per la prima volta si sono affacciate a questo settimo appuntamento. Quello che si respira è davvero un nuovo entusiasmo, che forse di era un po spento nelle ultime due edizioni. : ” come quello delle primarie” dice una affezionata del luogo. Ed è vero, al di là del format che segue nei tre giorni, come ogni edizione, una scaletta delineata per argomenti, con la mattinata del secondo giorno dedicata ai tavoli di confronto con i membri del Governo su vari temi e numerosi interventi di vari rappresentati del nostro Paese, la vera forza sono state le tantissime persone che hanno animato, di fatto, l’evento. Dai volontari ai tanti partecipanti. Entusiasmo, affetto, paura, speranza ed ideali chiari. Da nord a sud.

Ha colto di sorpresa l’annuncio nella sua ultima e-news, quello di affidare la Leopolda 7 a Matteo Richetti. Questa scelta dimostra e molto chiaramente che, nonostante vi sia l’abitudine di alzare i muri con chi non la pensa come la ” ditta”, vi sia finalmente nel partito il segno tangibile del valore aggiunto della molteplicità delle voci che arricchiscono, e non delimitano nè annullano, la proposta politica. Un importante segno di apertura che trae forza proprio dalla pluralità di un sentire comune che ha sete di futuro, di cambiamento e di rinascita. “Insieme si vince, da soli si perde” questo lo slogan corale. E quando, nella giornata conclusiva, è salito sul palco Bonaccini, è un Matteo Richetti che lo accoglie con il sorriso, concretizzando e dando esempio così di quel pensiero politico libero, che guarda al futuro collettivo e non del singolo. È piaciuta a molti questa scelta, probabilmente attesa da tempo. “Richetti, in fondo, è stato quello che ha affiancato Renzi da sempre ed è giusto rivederlo tornare nel luogo che gli spettava” dice una fedelissima militante della sua regione.

Un pomeriggio dedicato allo “smonta bufale” quello messo in campo dalla Ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi e dal deputato Pd, Matteo Richetti, che attraverso slides contenenti, appunto, le cosiddette ‘bufale’ hanno cosi chiarito, passo dopo passo, in cosa siano sbagliate.

Molti davvero gli interventi, giovani e meno giovani si sono alternati, ognuno con qualcosa da dire su questo prossimo appuntamento referendario. Ecco qualche passaggio, tra i molti, tutti interessanti. Tre giovani: Giulio Del Balzo, presidente Future Dem, che parla di un futuro collegato all’Unione europea per i giovani, poi due mamme, Claudia Conte, architetto e Veronique Orofino, mamma da 48 giorni. Entrambe puntano sull’importanza del rinnovamento per i propri figli, proprio grazie alla riforma costituzionale. Gli interventi poi di Massimo Recalcati: “Il Sì non altera, non profana i principi della nostra Costituzione, perché resta fedele a quei principi fondanti. E parla dei giovani : “Matteo Renzi ha avuto il merito di riportare nell’alveo democratico molti giovani, che da anni finiscono nelle mani dei populisti”, e di Stefano Bonaccini, accolto da Richetti, che ricorda la sua terra come un territorio che ha saputo diventare uno dei luoghi dove la qualità della vita sia la migliore d’Europa, partendo da una situazione peggiore. Altra presenza ormai fedele da anni quella di Oscar Farinetti che dice: “So che vinceremo perché abbiamo voglia di vincere e la voglia di vincere ci farà vincere non per noi, ma per il Paese. E se vince il No prenderanno piede gli estremisti”. Ed ecco il sindaco di Prato, Matteo Biffoni, che ricorda essere stato presente sin dal 2010, con molta speranza e molte idee: ” Credo nel futuro e nel coraggio di un Paese, lo stesso che salva i migranti e che ricostruirà quanto distrutto dal terremoto”.

Alla Leopolda arriva anche il “Brunelleschi“, Alessandro Preziosi, poi Patrizia Asproni, ex presidente Fondazione Torino Musei che ricorda come la cultura sia una risorsa importante per un’ Italia migliore. Un duro attacco quello del segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli, che era atteso con curiosità proprio per il suo ruolo : “Non sono del Pd” dice dal palco ” ma sono qui per dirvi che non c’è solo un sindacato ideologico, che non vuole guardare al futuro, c’è anche un sindacato che vuole il cambiamento. Si può fare a meno di una parte di sindacato, di quella parte che ha confuso i diritti con l’abuso dei diritti, che ha confuso il diritto di sciopero con l’abuso al diritto di sciopero” Molti ed intensi gli scrosci di applausi di apprezzamento dalla platea al suo intervento. Poi il turno del sindaco di Bari, nonchè Presidente Anci neo eletto, De Caro: “Se votiamo No il giorno dopo non troveremo qualcuno che farà meglio la riforma, non avremo una riforma per anni, per questo voterò Sì, per il futuro dei miei figli”. Anche quello della viceministro allo Sviluppo economico Bellanova è stato un intervento altamente critico nei confronti della minoranza Pd, da lei definiti ” la compagnia dei rancorosi”. E lo scroscio di applausi arriva puntuale, quando dal palco ricorda che : “La sinistra sta anche qui, la sinistra sono persone come me che vogliono il cambiamento.” E ricorda che la politica è responsabilità, anche nel prendere decisioni difficili, ma che non debbano essere decisioni in base alla convenienza.

Poi si parla dell’importanza del cinema come grande risorsa industriale, con Andrea Occhipinti, si snellimento legislativo con Giorgio Gori, perché : “ Se discuti, decidi e non fai c’è un problema. L’Italia non si può permettere di impiegare 563 giorni per approvare un provvedimento” “Non dipende più da me, ma da noi. Proviamoci”, cosi Matteo Renzi chiude la Leopolda 7.

E la chiude con il discorso che tutti attendevano. Del resto lo aveva detto all’apertura che voleva levarsi dei sassolini dalle scarpe e, diciamo, più di uno se l’è tolto. Oltre a ripercorrere la strada del referendum, dalla sua discussione alla sua approvazione ” firmata da tutti, anche da chi oggi dice No” ha decisamente voluto prendere le distanze dai leader del No, anche da quelli interni del suo partito. Verso D’Alema ha diretto questo passaggio : “Massimo D’Alema dice che lui l’avrebbe fatta meglio, perché non l’hai fatta te allora? Ne hai avuto l’occasione “.

Non ha direttamente parlato di Bersani ma si è chiaramente capito a chi erano diretti alcuni stecchetti: “Oggi per la prima volta c’è l’occasione di abbattere i privilegi della casta, se non vince il Sì non c’è il ritenta, non ci sarà una nuova occasione”e poi : ” “Quelli del No se li chiudi in una stanza per partorire una idea comune non escono più. Cosa hanno in comune quelli che sostengono l’uscita dall’Euro e quelli che sostengono l’austerity”.

Gli applausi non si placano, una sintonia perfetta con il contenuto del Segretario e Premier Matteo Renzi e la sua platea. Quello a cui punta maggiormente, e con forza, è comunque il messaggio del cambiamento : “Noi abbiamo un’unica possibilità, ed è quello di recuperare la cosa più bella della politica, andare in contro alla gente e spiegargli questa riforma, chiedergli se vogliono scegliere il futuro o il passato, l’innovazione o la conservazione”.

Una Leopolda che ha visto due momenti difficili, uno di questi, sicuramente il peggiore, è quello legato alle contestazioni del sabato che ha visto violenti scontri tra forze dell’ordine e contestatori della Leopolda. : “Viviamo il tempo dell’odio” dice ” Lo abbiamo visto ieri in piazza San Marco, perché quando si dice di voler difendere la Costituzione, non ci si incappuccia, si prende un cartello stradale e lo si batte in testa ai poliziotti. Non si sta difendendo la Costituzione, si stanno offendendo le istituzioni. Noi stiamo dalla parte di quei poliziotti, di quei carabinieri, di quelle forze dell’ordine che non meritavano ieri di essere insultate. E non c’è da scomodare Pier Paolo Pasolini quando parlava dei figli di papà. E vorrei dire – aggiunge- che per partecipare alla Leopolda basta inviare una mail, non è necessario picchiare un cartello stradale su una camionetta della polizia.

Il secondo è quello legato al blackout. Poco prima del suo intervento due forti tuoni hanno fatto saltare l’alimentazione, quindi tutti al buio. Dopo pochi minuti, il ritorno della luce e Renzi esce come sempre fa, con una battuta: “E’ stato tutto organizzato come castigo divino per i nostri discorsi di questi ultimi giorni, il fulmine è arrivato per questo”.

Termina con due passaggi chiave: “Se non fai le cose non sei in grado d’incidere sul futuro delle persone. Siamo ad un punto cruciale che è un derby tra la rabbia e la proposta, tra la nostalgia e il domani ” e “Sono molto felice per questa Leopolda, è stata sorprendente non solo per il Richetti cerimoniere, ma soprattutto perché nonostante sia una manifestazione organizzata da un partito di governo è riuscita ad entusiasmare” C’è già pronto anche lo sguardo al futuro, perché comunque vada il referendum,” la Leopolda continuerà. E segnatevi la data , 20/ 22 Ottobre. Ci ritroveremo qui”

Che ci sia già odore di elezioni ?

Foto: Tiberio Barchielli

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