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Leopolda al via, fra “aree” che sembrano correnti e territori inquieti Opinion leader

Firenze – Leopolda al via: mancano poche ore, al grande e ormai tradizionale appuntamento della Leopolda, la kermesse renziana per eccellenza, quella in cui si confrontano le idee, si raccolgono i risultati, si analizzano le politiche, si fa le conta degli amici e dei nemici, si lanciano le nuove parole d’ordine. Un appuntamento non di partito, ma di Renzi, o meglio dei renziani, il gruppo dei giannizzeri del premier che organizza, sorveglia, gestisce l’appuntamento.

Anche quest’anno, redini in mano agli organizzatori Maria Elena Boschi (che nei giorni scorsi ha tenuto riunioni organizzative nella vecchia sede del partito in via de’Martelli) e Luca Lotti. L’andamento dei lavori ripercorre il classico calendario, con sabato giornata di lavoro e dibattito e intervento riassuntivo e finale del premier domenica.

Ma la vera novità, assicurano dal partito, di quest’anno non è una “novità”, bensì l’aggravarsi di una situazione che già dava segnali preoccupanti un anno fa. Vale a dire, il fatto oggettivo che il premier sia in difficoltà per quanto riguarda i territori. Cosa significa? Che mentre Renzi nel ruolo di Primo ministro “regge” nel senso che non fa calare consensi attorno al partito (in realtà attorno a se stesso, dice qualcuno a bassa voce), come segretario di partito molto gli sfugge. Ed ecco così un ritorno di “aree”, che hanno tanto il sapore di “correnti”, quelle che il novello Principe aveva dichiarato rottamate. Ed è proprio in Toscana che fa capolino quell’Enrico Rossi che, oltre a candidarsi apertamente alla poltrona di segretario, dichiara ai giornali di pensare a costruire un a”propria area”. Al di là della notizia, è interessante il segnale, che va proprio nel senso di ciò che paventano molti papaveri del partito e buona parte dell’organizzazione territoriale “amica” del segretario: Renzi, sui territori, è assente.

Il motivo non è solo quello della gravosità del ruolo di primo ministro, che tuttavia lo assorbe, in specie alla luce degli ultimi accadimenti internazionali, quasi completamente. Il vero problema è che, dicono nelle fila del Pd, “ha finito gli uomini”. Cosa significa? Intanto, che la sua squadra è stata in pratica traslocata da Firenze a Roma, e da qui, al governo. I fedelissimi rimasti, quelli di cui “si fida”, sono poi stati dislocati come commissari in situazioni di particolare problematicità. Ed ora, che magari potrebbe affacciarsi la possibilità di dovere “mollare” il “doppio incarico”, mancano le persone di fiducia per procedere a un “rimpasto” che forse potrebbe essere obbligato, della segreteria, con la vecchia guardia impegnata.  Allora, chissà, si ipotizza, che la Leopolda che si sta aprendo non sia anche un ritorno del premier per “ripescare” dal vecchio vivaio fiorentino e toscano qualche nome che magari era stato “dimenticato”.

Un’ultima annotazione: sarà interessante, per capir che aria tira nel Pd, vedere anche chi si siederà al tavolo degli invitati, chi declinerà l’offerta e chi invece andrà magari per portare ragioni diverse da quelle ecumeniche. E anche se ci saranno “ragioni diverse”.

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