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Leopolda: anche la Germania protagonista ai “tavoli di lavoro” Politica

Firenze – Germania sì, Germania no, il paese dei crauti. Il  vecchio ritornello opportunamente modificato di Elio e le Storie Tese (Italia sì, Italia no, il paese dei cachi) è una splendida sintesi dell’andamento della discussione ai 51 tavoli tematici allestiti in due round, mattina e pomeriggio, alla Leopolda con l’intenzione di scambiarsi le idee sui problemi dell’Italia e sulle soluzioni per risolverli.

Il fulcro della discussione  sul perché i tedeschi vanno bene e gli italiani no è stato il tavolo 21, intorno al quale militanti e simpatizzanti del Pd di Renzi hanno ragionato (L’Europa cambia verso?)  insieme a Giampaolo Galli, manager di Confindustria deputato democratico e a Tobias Piller, giornalista economico corrispondente dall’Italia del principale quotidiano tedesco, Frankfurter Allgemeine Zeitung. L’organizzazione dei tavoli infatti prevedeva un moderatore dello scambio di idee, in generale un esponente del partito con competenza specifica, o un amministratore, o un parlamentare, e un discussant scelto dal capotavola. Per esempio: Dario Nardella conduceva la discussione sulla città del futuro con Stefano Boeri e Debora Serracchiani quella sulle infrastrutture e i trasporti insieme a Renato Mazzoncini.

Da buon giornalista Piller ha subito gettato sul tavolo i dati che fotografano la situazione. Nel 2007 l’Italia godeva di un prodotto interno lordo di 1.575 miliardi di euro, la Germania di 2.428. Ma mentre il paese della Merkel dopo il forte calo del 2009, grazie alle riforme, è tornata a crescere già dal 2010, l’Italia è continuata a scendere: fatto indice  100 la situazione di  sette anni fa per i due paesi, oggi Berlino è a 105,5 e Roma a 91. “Senza riforme, la situazione andrà ancora a peggiorare”, ha detto il giornalista.

Una discussione dunque che coinvolge tutto il sistema politico, economico finanziario italiano, con una convinzione comune: non funziona tutta l’architettura dello Stato e dunque il primo compito è quella di ricostruirla. “Quando in Germania si decide di costruire una diga, c’è un unico burocrate incaricato di tutte le procedure ed è l’unico interlocutore di tutti quelli che devono costruire la diga”, ha detto Piller, indicando nella pubblica amministrazione uno dei fattori più importanti della crisi. Ci sono problemi di monitoraggio, di controllo,  di prevenzione dell’illegalità il cui effetto alla fine è quello di bloccare i lavori pubblici. E bisogna soprattutto investire in innovazione.

Allora passiamo al tavolo 17 dove insieme a Rosamaria Di Giorgi, senatrice del Pd e Paolo Annunziato, direttore generale del CNR si discute di Ricerca e Sviluppo. La Di Giorgi ha illustrato ai suoi interlocutori la risoluzione che la settima commissione del Senato ha approvato il 7 ottobre scorso che in sostanza chiede al Governo una grande operazione di razionalizzazione e unificazione delle risorse destinate alla ricerca con la creazione di un’Agenzia nazionale per la ricerca che unifica la gestione dei fondi oggi frantumata in sette ministeri e detta le linee strategiche principali per rendere più efficace e produttivo l’uso delle risorse allo 0,7 % del Pil entro il 2020 (oggi è lo 0,52%). “Nella legge di stabilità 2015, intanto, si prevede per le imprese  un credito d’imposta fino a un massimo di 5milioni di euro annuo per ciascun beneficiario su quello che spenderà in più per ricerca – ha sottolineato la senatrice – e la defiscalizzazione dei redditi da brevetti per cinque anni”.

Che c’entra la Germania? Parlando dei bandi pubblici per la ricerca di nuovo è stato sottolineato come al di là delle Alpi i bandi per la ricerca siano strutturati e attuati in modo da evitare che le risorse finiscano per finanziare ordinarie amministrazioni e, soprattutto con lo scopo di incentivare la creatività dei giovani. Neanche in altri tavoli è mancato il confronto con i tedeschi. Ciascuna discussione si è conclusa con una breve relazione, che Renzi spera contenga linee concrete e puntuali di richieste che il governo possa portare avanti. qualche proposta concreta sono andati ad arricchire il pensiero della Leopolda. Domani la sintesi finale del premier.

foto: www.europaquotidiano.it

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