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Leopolda, inizio d’acciaio. Quello di Terni Politica

Firenze – Avvio d’acciaio, quello di stamane alla Leopolda, il giorno del Renzi day e del grande show mediatico-politico del premier; folla, molta polizia e carabinieri, molti “civili” con il pass al collo ad aspettare parenti, amici, colleghi e nuove leve. L’acciaio però arriva ed è quello di Terni, sono gli operai che rischiano di andare a casa per lo strangolamento della produzione dell’acciaio migliore d’Europa, quell’acciaio inox che, dirà più tardi a Stamp il consigliere comunale di Terni Mario Celestini Cecconi, Fratelli d’Italia-An, mantiene in vita una delle grandi specializzazioni industriali del Bel Paese, l’industria delle ventole, tanto per citare solo una delle parti dell’indotto che ruota attorno a questa industria e alle sue maestranze. Un arco istituzionale di rappresentanza politica che unisce tutto il panorama parlamentare, quello che accompagna gli operai, un centinaio, con le Rsu. Il sindaco, Leopoldo Di Girolamo, il presidente del consiglio comunale, Giuseppe Mascio, insomma, tutta la città si è idealmente alzata stamattina alle 6 e ha percorso tutta la strada che serve per arrivare a lui, al premier, che si è negato per settimane, mesi a un incontro diretto, come dicono gli operai, come dice un altro consigliere comunale, come dicono le Rsu.

Ma stamattina, non si può tirare indietro. E l’incontro avviene, nella “sala di governo”, quello spazio dietro il palco che è stato allestito per il primo ministro e lo staff governativo. Non solo: l’incontro è positivo, lo apprendiamo dalla bocca del presidente del consiglio comunale ternano Giuseppe Mascio, presente al colloquio con le Rsu, sindaco e Renzi. Positivo per tre punti: uno, che finalmente è stata colta l’occasione di parlare direttamente col premier, “informandolo della situazione reale dell’acciaieria di Terni, che comunque in parte conosceva (anche se gli era sfuggito, a quanto dicono le Rsu, che l’acciaieria era in sciopero permanente), secondo, che “gli abbiano chiesto di prendere in mano la vertenza”, terzo, importante, “che ci incontreremo di nuovo fra sette giorni”. Vale a dire, si incontreranno ancora una volta gli operai e il premier. Dopo il tavolo di mercoledì prossimo, quello fra il ministro Guidi e l’amministratore Ast, Morselli.

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Ancora, le parole di Emilio Trotti, delegato Fiom, danno la sensazione agli operai, alla città, di non essere abbandonati. La sensazione, perché come urla qualcuno, cui si uniscono varie voci, gli operai vogliono “i fatti, fatti, fatti”. E Trotti spiega: “Da oggi Renzi ha preso l’impegno di entrare in prima persona nella questione, pronto a riconvocare un tavolo subito, a seconda dell’esito della riunione di mercoledì. Quindi tra venerdì e lunedì si è impegnato a riconvocare subito le parti, con una delegazione ristretta per essere più operativi possibile. Non sapeva che siamo in sciopero permanente – ha aggiunto il sindacalista – quindi a novembre rischiamo di non prendere nemmeno un euro. Gli abbiamo detto che nell’incontro che ci sarà mercoledì con l’amministratore delegato, il ministro Federica Guidi chieda di ritirare questa procedura in modo che si possa rientrare in fabbrica, perché la discussione è aperta e ne discuteremo su un nuovo tavolo. Renzi – ha concluso Trotti – si è posto come uno di noi”.

Rilascia una battuta stringata anche il ministro al lavoro, Poletti. Che promette: “Il governo e le istituzioni locali continueranno a fare di tutto per superare lo stallo. Ministero del lavoro, dello Sviluppo e Palazzo Chigi sono in campo per muovere le cose”.

Ma i veri protagonisti, stamattina alla Leopolda, sono loro, i lavoratori dell’acciaieria, quelli che urlano e cantano, che dicono che l’acciaio non può spostarsi da Terni perché la città muore. Quelli che quando dalla Leopolda giunge un “buongiorno” sparato a pieni polmoni attraverso gli altoparlanti, gridano “Buongiorno per voi”, “Andate a lavorare” “Chi si sporca le mani fra voi?” Eccetera. Ma il risultato, commentano fra loro, è buono: intanto il premier si è messo a un tavolo, ha promesso di prendere in carico la questione, soprattutto fa ben sperare ciò che aggiunge Mascio, che parla di un piano industriale da ridiscutere, magari sulla falsa riga di ciò che succede in Germania, dove la Thyssen ha detto che non diminuisce i ranghi fino al 2020, sulla base di tre punti, ancora tre: continuare la produzione di inox, lasciare invariati i volumi produttivi, pensare a un piano investimenti. Insomma, ciò che chiede Terni, l’acciaieria, la città. Dopo, i lavoratori sciolgono il gruppo, ripiegano lo striscione, si allontanano alla spicciolata verso il bus, qualcuno fa una passeggiata. Contenti? Sì, ma …  “Aspettiamo”.

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