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Leopolda: quello strano sentimento per una stazione dismessa Opinion leader

Pistoia – Leopolda per me, come per molti, è uguale a ” casa”. Ne conosco bene ogni aspetto, singolarmente: odori, suoni, attese, speranze, abbracci, sorrisi e stanchezza infinita accompagnata da intima e profonda felicità. Dire di voler bene alla Leopolda mi parrebbe insignificante, il bene si rivolge ad una persona, ad un animale, non ad un luogo fisico.

Posso dire, comunque di essere molto affezionata a questa “stazione dismessa” che da sei anni a questa parte mi collega non solo al protagonista, di tutto rispetto e che ho sempre sostenuto, ma a moltissimi che come me hanno nel cuore questa manifestazione. Quando parlo di ” tornare a casa” intendo dire la “mia casa politica”. Quel luogo dove trovo “quel” calore e “quel” sostegno da parte di una comunità composta da amici e da compagni di viaggio, venuti da tutto il paese, a differenza dei luoghi politici delle varie realtà, dove spesso più che abbracci si ricevono schiaffi. Ovviamente ed ineluttabilmente, le scelte si pagano. Quindi essere il mondo della Leopolda ha un prezzo: “croce e delizia” scrive qualcuno, e lo approvo in pieno. Da una parte la nascita e la crescita , dall’altra la condanna, e magari proprio da alcuni di quelli che erano presenti alla Leopolda 6 , quella terminata ieri.

Noi Renziani della “prima ora”: un appellativo che personalmente inizierei ad eliminare proprio perché taluni hanno dimostrato essere meno renziani di quelli dell’ultima ora, litigiosi, escludenti e spesso inconcludenti, perché non basta solo la definizione o l’etichetta dal sapore di giardinetto steccato, occorre ben altro. Detto ciò, per me tornare ogni anno alla Leopolda è sempre un’emozione ed a chi mi chiede cosa si prova rispondo semplicemente : partecipate.

Prossima fermata Italia, nel 2010, fu l’inizio. Un Renzi giovanissimo ma con la stessa grinta e capacità di oggi. In primis, trovai subito quel senso che avevo smarrito dopo la nascita del Pd, quello della costituente, per intenderci, che non aveva poi molto costituito nè colorato quel grande movimento politico con a capo Veltroni, che era stato aggregato con la famosa fusione a freddo, come ci aspettavamo. E quindi, con molta curiosità, ma anche entusiasta come una adolescente alla prima uscita in società, mi recai in quella che poi sarebbe diventata per migliaia di persone la spinta propulsiva necessaria per continuare l’impegno politico.

Ed è con lo stesso spirito, credo quello di molti, che ogni anno quella Stazione dismessa si riempie a dismisura di anime volenterose, desiderose solo di fare cose buone per il proprio Paese e negli anni, Leopolda dopo Leopolda, abbiamo visto approdare persone, scendere persone, salire idee, scendere personalismi, salire propositi, scendere emozioni, di gran lunga preferibile. Perché si ha necessità di scrivere le pagine del futuro, e possiamo farlo solo con concretezza ed attenta riflessione non con le emozioni.

Non siamo allo Stadio, qui, non c’è necessità di tifo, nè di standing ovation, ma di competenza e coerenza, ed anche una seria ed attenta obiettività. La Leopolda 6, come viene definita, è stata un po’  la Leopolda della verità, dell’ieri, oggi e domani. Il ” punto della situazione” per meglio dire, con l’amo gettato nel futuro. Un amo che non ha esca se non l’impegno e la forza delle idee. Ed è bene aver scelto questo format, dire le cose che si sono fatte va benissimo.

Ed in sei anni sono state tante, meglio dire in due anni, da quanto Matteo ( Renzi) è al Governo. Va benissimo. Perché sono importanti passi avanti realizzati, veri, concreti, che ci toccano tutti, più o meno. Ed è stato bello il “question time”  con chi è al Governo, i Ministri, in una sorta di dialogo dal basso, come nel salotto di casa dove si incontrano, per una chiacchierata in semplicità, gli amici. E qui la presenza dei giovani è stata la scelta più giusta, la voce dei giovani è la voce più importante m quella che chiede al futuro risposte certe, non bugie.

“Sarete voi a rottamarci un domani”, dice Renzi rivolto al gruppo dei Future Dem nel suo discorso finale, ed è vero. Giovani impegnati, protagonisti dell’oggi e del domani, debitamente formati ed accompagnati, però, da chi la storia l’ha fatta. Questo è essenziale, questo è importante. E Domenica, con la conclusione del discorso di Matteo Renzi, siamo arrivati a scrivere la pagina del futuro. I passaggi più intensi, quelli che riguardano strettamente il partito e la sua riorganizzazione futura sono stati lanciati così, con delle parole chiave:

La bandiera del Pd tatuata nel cuore “Abbiamo vinto anche senza mettere le bandiere del Pd qui. Quelli che ci dicevano di metterle nel frattempo se ne sono andati. Noi restiamo nel Pd, e la bandiera ce l’abbiamo tatuata nel cuore. Ma questo (la Leopolda, ndr) è uno spazio di libertà, di chi pensa di poter fare politica senza tessere”.

Partito della nazione? No, della ragione “C’è tanta gente che guarda al Pd: sentiamo parlare di partito della nazione semplicemente perché c’è tra tanti cittadini un partito della ragione, perché ci vedono alternativi al nichilismo e al disfattismo”.

Se si votasse oggi vinceremmo al primo turno: “Se si votasse oggi vinceremo al primo turno con percentuali superiori a quelle delle Europee. A chi mi dice: ‘Matteo guarda i sondaggi‘ rispondo che i sondaggi sono superiori rispetto a quelli del giorno delle europee. Ma un leader vero non guarda i sondaggi, si impegna a cambiarli, avendo il coraggio di fare le cose”.

Mille Leopolde per il referendum costituzionale “Prendiamoci l’impegno di selezionare mille luoghi di incontro, mille Leopolde in cui spiegare perché e come stiamo facendo ripartire l’Italia. Vogliamo scommettere sui nostri valori più belli”.

Con forza ma con semplicità e serenità, oggi occorre allargare il campo di gioco, ma non con un nuovo Partito, detto della Nazione, che potrebbe includere altre coalizioni politiche, altrimenti si rischierebbe di perdere per sempre la nostra identità politica, che risiede nel centro sinistra. Se si dice di essere un Partito che dialoga e che si confronta con chi ha sostenuto in passato leader come Berlusconi o Bossi, può andare bene ma non oltre.

La trasversalità non è quella di assumere all’interno del PD diverse sensibilità politiche, magari con ruoli chiave, ma quella di apertura al dialogo con rispetto. E, come detto più volte, il ruolo delle Associazioni si rende oggi ancora più importante, proprio perché possono essere quel “traghetto” di dialogo aperto per portare alla politica risorse nuove e necessarie, attraverso momenti di confronto e condivisioni su temi importanti della società. Impegno civile si chiama. Punto.

Lo ha detto anche Renzi a chiare note. Perché è sempre più difficile e dura la legge del consenso, specie se si rimane ancorati unicamente all’arma del tesseramento. Quanti militanti si sentono rispondere di preferire l’appoggio alla persona anziché al partito che quella persona rappresenta? Perché siamo passati, meravigliosamente e mi permetto di dirlo, dall’idea della etichettatura da tessera all’idea della valorizzazione personale che, tradotto, significa : ti stimo, ed indipendentemente dal tuo partito, ti voto per ciò che fai, per come sei, per come ti impegni nelle cose.

Ecco, questa è la politica in cui credo. Quella basata sul merito della persona, sulla sua coerenza, e non sulle vecchie logiche dello “scotch” a tutti i costi pur di rincollare le anime contrarie. Non paga. E nelle parole del Segretario, ieri in chiusura, si è sentita a gran voce la sua idea di nuovo Partito. Aperto alle idee ed ai contenuti, al confronto e non alle tessere. Quelle ancora contano per avere peso nelle varie Segreterie, ma ha senso tutto ciò? Più si porta tessere e più si conta ? È davvero questo ciò che vogliamo continuare ad avere ?

Un Partito che vede al suo interno posizionamenti personali basati sul numero cospicuo di tessere effettuate ? E per le candidature alle varie tornate elettorati vogliamo continuare a far decidere nelle segrete stanze, oppure decidiamo di lasciar decidere al popolo da chi essere rappresentati ? Magari attraverso i Circoli,  oppure con altri metodi che riterremo a maggioranza più consoni. Primarie aperte, e non chiuse ai soli tesserati. Lo grido a gran voce perché altrimenti non usciremo dal recinto obbligato e paludoso del tesseramento a tutti i costi. Non che non sia necessario, anzi, lo è. Ma per una ragione diversa, non certo per dimostrare chi conta e chi vale.

Tesserarsi è una scelta importante, significa far parte attiva di una comunità come un partito è, significa donare una quota a quella comunità perché possa sostenersi, sopratutto dopo l’abolizione del finanziamento ai partiti. Significa essere pienamente convinti di ” quel ” percorso politico, tutto, e non solo di qualche esponente in cui abbiamo fiducia. È un atto importante, e non si può elevare al mero ruolo di merce di scambio.

Nel passaggio in cui Matteo ( Renzi) ha pronunciato parole molto significative quali: “Noi restiamo nel Pd, e la bandiera ce l’abbiamo tatuata nel cuore. Ma questo (la Leopolda, ndr) è uno spazio di libertà, di chi pensa di poter fare politica senza tessere”, mi pare che il messaggio lanciato sia ben chiaro ai più, sopratutto a chi vuole ascoltare. Sopratutto un messaggio preciso e puntuale ai malpancisti della minoranza interna che, guarda caso, si sono riuniti negli stessi giorni della Leopolda, a Roma e che critica fortemente il doppio ruolo di Renzi – è chiaro. “Quelli che ci dicevano di mettere le bandiere se ne sono andati dal PD”.

Pochi minuti prima la vice segretaria Debora Serracchiani, salita sul palco, ha risposto a dovere a chi aveva definito l’iniziativa renziana una cosa che “non c’entra nulla con il partito”: “La Leopolda non è un pezzo del Pd, è un valore aggiunto per il Pd e per tutto il Paese”. Ad ogni modo nel Partito democratico nessuno, avverte la Serracchiani, si deve sentire “abusivo” ma al tempo stesso nessuno ha “il monopolio della sinistra”.

Renzi, come sempre, lancia e rinnova l’entusiasmo ed è orgoglioso della “sua” ( possiamo dirlo?)  rivoluzione partita, sei anni fa, con la prima Leopolda: “Abbiamo rovesciato il sistema politico più gerontocratico d’Europa e l’abbiamo fatto da qui. Abbiamo portato il Pd ad essere non solo il partito più votato in Italia ma il partito più votato in Europa, e non ci avrebbe scommesso nessuno, neanche io”, altre frasi importanti da tenere a mente. E poi l’affondo sui sondaggi : “oggi vanno meglio di quelli che avevamo alle europee” e poi “un vero leader non guarda i sondaggi. Li cambia, avendo il coraggio di dire quello che deve dire”.

E quindi ? Cambiamoli. Cambiamoli attraverso l’unione delle idee, il confronto in ogni luogo, il lavoro sui territori attraverso le MILLE Leopolde, perché possano tutti conoscere l’anima politica di persone belle, brave , non ricattatrici di poltrone , ma solo desiderose di portare il proprio Paese in Testa, come merita .

Ed infine, la Leopolda ha rappresentato il luogo degli outsider, degli esclusi, di chi vuol competere ad armi pari con il proprio merito, una sorta di rivendicazione sociale ma come valore di crescita e di vitalità di cui una società e la politica, che ne fa parte, ha bisogno.

Oggi la stazione di Firenze, è vero,  rappresenta il ritrovo di molta parte del governo e non più l’adunata di chi vuol spalancare le porte della Bastiglia e rottamare l’antico regime, e di questo ne vado fiera perche e grazie a moltissimi di noi e alla competenza di loro che questo è accaduto.

E caro Matteo, se posso, vorrei far mie le tue bellissime parole, che meglio di ogni altre riescono  il senso del tuo discorso finale:  ” La rassegnazione è stata cancellata dal vocabolario della politica. Ciascuno di noi è responsabile, ora andiamo a prenderci il futuro. L’entusiasmo della Leopolda 6 deve servire a schiodare le persone dall’indifferenza. Facciamo 1000 Leopolde in tutta Italia, per raccontare alle persone come stiamo cambiando il Paese.”

Adesso, tocca a noi. Sappiatelo.

 

 

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