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Lettera aperta al presidente Rossi sulla sanità toscana Opinion leader

Egregio presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi,
scrivo a Lei in particolare nei confronti del quale ho sempre avuto grande stima ritenendola persona illuminata e saggia; l’ho apprezzata  per l’ottimo lavoro svolto a suo tempo come assessore alla nostra sanità. Senz’altro suo il merito se viene (veniva?) stimata una delle migliori del paese. L’ho constatato,  mio malgrado, frequentando per anni il reparto di nefrologia e dialisi dell’ospedale S.M.Annunziata, piccola realtà alle porte di Firenze, dove sono stata seguita, io come altri che incontravo nelle mie peregrinazioni (è anche a loro nome che le scrivo) con competenza e massima professionalità , grande attenzione verso il malato oltre che alla malattia. Qui  si respirava aria di grande efficienza, aria di  un’altra sanità, fino  allora sconosciuta.
Sono arrivata al trapianto con sempre qualcuno che mi informava, ma che raccoglieva anche le angosce mie e del mio donatore. Stessa atmosfera di grande efficienza professionale  ho trovato al centro trapianti di   Pisa.

 

Sono tornata a “Ponte a Niccheri” dopo il trapianto, esiste un ambulatorio  nello stesso reparto che segue i trapiantati, con medici e infermieri specializzati. La vita dopo il trapianto resuscita, ma pone anche tanti problemi. Ed è per questo che esiste un programma di prevenzione  dettato dal centro nazionale trapianti che prevede tutta una serie di controlli da fare con regolarità annuale, talvolta anche invasivi: ho ritrovato in questi  tre anni, a volte difficili, la stessa attenzione e preparazione, verso tutti i pazienti, da  parte del personale tutto del reparto di  “nefrologia e dialisi”, ormai monco poiché chiuso il reparto di degenza. Lei ha un patrimonio umano, in questa realtà, medici e infermieri di grande qualità, non li mortifichi!
Perché l’atmosfera è cambiata a partire da quest’anno, all’inizio del protocollo 2012, ho trovato  personale disorientato, a volte imbarazzato e impotente…  locali ridotti grossolanamente a metà  con cartongesso che non lasciano spazio neanche alla privacy, pazienti altrettanto disorientati e scontenti: mi viene consegnata una busta  contenente le ricette regionali; in ospedale non si eseguono più esami e controlli.  Si  passa tutti dal Cup!
Peccato che per fare una RMN ho trovato posto solo a Pistoia andata e ritorno più ticket. Signor presidente la benzina costa 2 euro anche per noi, quanto viene a costare quest’esame? Per non parlare dei disagi assai più pesanti che scontano  le persone che non guidano o gli anziani… gli esami cardiaci si fanno all’Impruneta, non è mica lontano, ma si va un giorno per l’ECG e un altro per ECOCARDIO, e via così attraversando la provincia di Firenze, alla ricerca dell’esame perduto. Senza parlare poi della continuità terapeutica  he si rischia di perdere mancando la tempestività laddove si dovesse intervenire, e solo lo  specialista che trovi in ospedale lo può fare, solo la struttura che conosce la tua storia clinica e sa come e dove intervenire.

Proprio in questi giorni mi giunge voce dell’ennesimo taglio  anche sui farmaci antirigetto. Per cui puoi avere il generico o pagare un ticket altissimo poiché sono farmaci costosissimi. Ma nessuno a partire dai medici si fida. Sono farmaci salvavita! Chi se la sente di rischiare?   

Mi chiedo e le chiedo, Signor presidente,  come si fa a fare risparmio sui più deboli, su coloro i quali hanno già dato alla vita sofferenze e disagi che ancora patiscono, costretti ad una patologia per sempre, la cui dignità dovrebbe essere garantita, ma da soli fanno fatica a difenderla, e soprattutto rifiutano di sentirsi in colpa perché scomodi per le finanze della Regione. Eppure il rispetto di questa loro dignità è garantito dalla nostra costituzione, la quale assicura anche i servizi e le prestazioni per la prevenzione, la cura, la riabilitazione, nonché la tutela giuridica ed economica.

Non posso credere che questa sia la politica equa e solidale della nostra sanità così cambiata così distante dalla gente e dai loro bisogni reali, non posso credere che le sue parole siano state solo demagogia. L’ho ascoltata  tante volte parlare negli stessi termini che  io oggi  sostengo e difendo, non posso credere che questa sia la sanità che Lei ha voluto.
Buon lavoro dr Rossi, la prego legga questa lettera, anche se a volte sembra un po’ provocatoria, è scritta con il cuore della gente che ha bisogno, suo malgrado, di una sanità sì efficiente, sì solidale, ma soprattutto non ostile.  La ringrazio a nome di tutti.
B.P.  trapiantata di rene 2008

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