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Lettere di mora e contratto decentrato, torna la protesta in Palazzo Vecchio Società

Firenze – “E’ come un cadavere che a tratti torna a galleggiare – dice una dipendente comunale – peccato che alla fine la morale non sbaglia mai: a rimetterci siamo sempre noi”. E così, come informa con una nota di fuoco l’Usb, uno dei sindacati più rappresentati e attivi a Palazzo Vecchio, pur essendo ormai giunti alla metà di ottobre 2014, la questione delle lettere di messa in mora dei dipendenti e del contratto decentrato non ha fatto alcun passo in avanti. Anzi, nonostante “le tante dichiarazioni ed impegni assunti dall’Amministrazione Comunale  (Dirigenti e Politici) resta sempre in essere la  Determina del Comune di Firenze  con la quale è previsto di procedere con decorrenza 1 Gennaio 2015 al recupero dei soldi delle indennità ai singoli lavoratori (quasi 3.500) percepite sulla base dei contratti ancora validi”. L’Usb rilancia: “La situazione non è più tollerabile, anche alla luce delle modifiche legislative intercorse”.

La “logica della dilazione”: ecco cosa fa imbestialire lavoratori e sindacati, tutti quanti. “I lavoratori non possono continuare a vivere nell’incertezza di subire ulteriori tagli e decurtazioni al proprio stipendio”, spiegano dall’Usb. Che ricorda anche i solleciti giunti dall’amministrazione alle controparti sindacali per quanto riguarda il contratto decentrato e la necessità di “procedere a tappe serrate” per chiudere entro il 31 ottobre 2014, “poi al di là delle valutazioni sull’entità del fondo – dice il sindacato – non ci riconvoca nonostante le sollecitazioni, da oltre un mese”.

Inoltre, i rappresentanti sindacali denunciano anche quello che ai loro occhi e agli occhi dei lavoratori appare come un paradosso: mentre i “lavoratori e le lavoratrici del Comune di Firenze ormai da quasi un anno non percepiscono più il salario accessorio, ed hanno subito nel passato triennio un gravissimo ed inaccettabile taglio salariale…. continua a più non posso l’assunzione di personale a chiamata art. 90 e art. 110”. Vale a dire, su nomina e fiducia.

E dunque, fiato alle trombe di guerra: ben presto i presidi dei dipendenti comunali torneranno a “tenere compagnia” alle sedute del consiglio comunale.

 

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