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L’Eurogruppo: aiuti per mille miliardi, senza i coronabond Economia

Parigi – Dopo una lunga  maratona i ministri delle finanze dell’Eurogruppo sono riusciti ieri sera a trovare un’intesa sugli strumenti finanziari da utilizzare per limitare i danni all’Europa dell’epidemia del coronavirus.

Complessivamente sono previsti aiuti per 1.000 miliardi, di cui la metà a tempi brevi e il resto con il lancio di un Recovery plan con modalità da definire.

Nella rosa delle misure non figurano, come avrebbe voluto l’Italia, i coronabond, avversati senza possibilità di compromessi dalla Germania e dall’Olanda ma il ricorso al Mes (meccanismo europeo di stabilità) temuto dai paesi del Sud come un possibile cavallo di Troia per imporre  provvedimenti di austerità.

Il faticoso accordo è stato raggiunto mentre l’impatto del virus ha fatto preannunciare al capo del FMI Kristaina Georgieva  la peggior crisi dopo la grande depressione del 1930, con una crescita negativa “fortemente negativa”. Perché l’aiuto si concretizzi bisogna ora che queste misure vengano approvate dai capi di stato e di governo incapaci finora trovare un’intesa un fronte solidale, con da una parte i paesi del Sud, tra cui l’Italia, che chiedevano uno sforzo collettivo per rimediare allo sconquasso provocato dal coronavirus, e quelli del Nord, capitanati da Germania e Olanda,  arroccati contro ogni mutualizzazione dei debiti. La mancanza di solidarietà aveva suscitato viva emozione, tanto da far temere a un europeista come Jacque Delors rischi mortali per l’UE.

I pilastri dell’intesa raggiunta sono la Bei, la banca europea degli investitori nella veste di prestatore e garante (per 25 miliardi per 200 miliardi di finanziamento) di fondi di liquidità per le aziende, il Sure, uno strumento temporaneo a sostegno degli stati per proteggere l’occupazione  e il discusso Mes.

La bozza d’accordo prevede un prestito di 240 miliardi del Mes per far fronte alle spese generate dall’epidemia, 200 miliardi  per finanziare le imprese in difficoltà garantiti per le aziende e 100 miliardi per cassaintegrazione. “Il pacchetto che abbiamo approvato si avvicina al 4% del PIL europeo”, ha dichiarato il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno  precisando che “ la sola esigenza  per gli Stati è quella di spendere questi soldi in sanità per prevenire e guarire”.

Nel documento che dovrà ora essere firmato dal Consiglio Europeo, il “Mes” potrà intervenire su richiesta degli stati e solo fino al controvalore del 2% del Pil, che per l’Italia corrisponde a circa 36 miliardi. Se consacrato solo alle conseguenze dell’epidemia non sarà accompagnato da misure restrittive.

La bozza intanto è stata accolta da molte critiche, anche se viene considerato un passo avanti aver comunque trovato un terreno di incontro. Il testo lascia aperti molti problemi e interrogativi a cominciare dal Recovery Plan, un’iniziativa francese sostenuta dall’Italia ma che sicuramente incontrerà una forte opposizione dai cosiddetti paesi “frugali”.

Al di là delle polemiche su chi ha vinto e chi ha perso, assai vivaci in Italia con l’opposizione e parte dei grillini assai critici con il governo, battuto sia sul fronte del coronabond sia del ricorso al Mes, ritenuto anche dal premier Giuseppe Conte non adatto ad affrontare la crisi,  il “bottino” anti crisi sembra ai più insufficiente ad affrontare una recessione senza pari innescata da un’epidemia di cui è ancora difficile intravvedere la fine. Il pacchetto è anche inferiore a quello di 1.500 miliardi auspicati dalla Banca centrale europea per fronteggiare la crisi.   Seppure insufficiente si tratta comunque di un primo passo  e, date le spaccature esistenti, non è poco.

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