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L’Europa c’è, manca chi lo spiega bene agli italiani Opinion leader

Firenze – La crisi da coronavirus è dura. Sia dal punto di vista sanitario che da quello economico. Sembra, dagli ultimi dati, che stiamo regolando, non battendo, il proliferare del virus nelle nostre comunità lasciando trasparire l’ipotesi di poter convivere col coronavirus nel prossimo futuro, ma siamo ancora al palo per quanto riguarda l’idea, non dico la realtà, della ripresa economica.

E’ tutto così complicato. Il blocco di gran parte delle attività parla, già dopo un mese, di danni ingenti. Ma per niente più rosea è la prospettiva anche laddove riprenderemo una qualche forma di “vita normale”. Tante attività sembrano oramai destinate al declino fino a che non potremo ritornare davvero alla normalità di sempre, fino a che non ci potremo di nuovo abbracciare per strada e accogliere gli amici con un bacio.

In questa situazione brutta per l’oggi e incerta per il futuro i cittadini hanno un solo punto di riferimento. Quello Stato più volte vituperato, considerato inutile e come un peso per il libero dispiegarsi della capacità del singolo è diventato di nuovo centrale. Tutti noi chiediamo ogni giorno che ci dica qualcosa. E le persone in difficoltà chiedono parole ma anche fatti precisi per poter vivere e per poter tornare a crescere. Ed è un tutto, da parte degli Stati, lanciare messaggi di supporto alle persone, alle comunità e alle attività economiche con impegni che appaiono oltre ogni immaginazione.

Trump da destra lancia 2000 miliardi di fondi per la ripresa, la Germania risponde a sinistra con 500 miliardi per la liquidità delle imprese e l’Italia parte piano, con 25 miliardi di supporto per la sanità e l’economia, diventati poi 50 e poi, non da meno, arriva a indicare in 350 miliardi i fondi per il sostegno alle imprese. Liquidità infinita, redditi per tutti e subito, bazooka diretti verso il terribile nemico sembrano oramai i messaggi che balzano sui cittadini di tutto il mondo sviluppato.

Le Borse non sanno più che fare. Non capiscono fino in fondo l’entità dei guasti attuali, non capiscono quali siano le reali prospettive e non capiscono molto bene quali siano gli strumenti reali messi in campo dagli Stati rispetto ai messaggi utili solo per il popolo. E vanno in su e in giù. Anche se oggi sembrano apprezzare più chiaramente che qualcosa si sta effettivamente facendo. E con più decisione rispetto ai tanti tentennamenti che ci furono, specialmente in Europa, dopo la crisi del 2008.

Ed alla fine arriva l’Europa. In Italia è oramai una litania: l’Europa che fa? Ci lascia soli. Mentre negli Stati Uniti Trump decide misure decisive in un solo giorno guardandosi allo specchio in Europa ci sono mille soggetti che parlano ma nessuno fa nulla. La Bce, la Commissione, l’Ecofin, l’Eurogruppo si riuniscono, fanno conferenze e comunicati, ma nessuno ci aiuta davvero.

E qui comincia a svelarsi il vero sentiment del paese rispetto alle misure che via via l’Europa mette a disposizione dell’Italia. Gli italiani, in particolare quelli colpiti duramente dalla crisi, vorrebbero dall’Europa la copertura dei redditi persi oggi e che saranno persi nei prossimi mesi per chi sa quanto e l’Europa continua a fare strumenti che richiamano il concetto di prestito, declinato in varie modalità e con varie regole di restituzione, ma non di reddito.

La Bce mette a disposizione Fondi per acquistare la gran parte dei Buoni del Tesoro dell’Italia nel prossimo anno, puntando così a tenere basso il livello di spread, ma non ci regala nulla. In effetti non è così, perché un differenziale di spread costa. Ma si sa gli italiani sono gente semplice.

L’Europa mette a punto il Sure, un fondo per finanziare le spese degli Stati in tema di sostegno alla disoccupazione e alla riduzione delle ore di lavoro per non perdere il posto in Azienda (lo short-time work). Un Fondo garantito dagli Stati europei e quindi fuori dalla spada dello spread. Ma anche questo è un prestito. E non ce lo regalano.

In sede di Eurogruppo, su richiesta di alcuni paesi dell’Europa in crisi, si accetta di dare la possibilità di usare il Mes per sostenere le spese sanitarie per la lotta al coronavirus. Non saranno risorse illimitate ma anche questo Fondo dà risorse fuori della tenaglia dello Spread. Ma come dice Di Maio, interpretando il garzone di bottega sotto casa, non lo vogliamo perché è sempre un debito (sic!). Eh si, anche il nostro Ministro degli esteri non si capacita del fatto che gli altri paesi non stacchino assegni a fondo perduto per l’Italia.

La grande battaglia del Governo italiano punta sempre sulla creazione dei coronabond. Cioè dei titoli di stato europei, garantiti dall’Europa e completamente al di fuori del debito italiano. Ma per fare questo occorrerebbe che l’Europa avesse delle proprie entrate, ben oltre quelle che se ne stanno nel Bilancio annuale sulla base dei contributi previsti dalle regole europee. E così non essendo, cioè l’Europa non avendo entrate proprie e autonome, la discussione sui coronabond, pur ampia sui giornali, non è neppure citata nei lavori dell’Eurogruppo.

Insomma non è all’ordine del giorno. Punto e basta. Grazie all’iniziativa francese, mentre l’Italia continuava la polemica assurda sul Mes, fatta solo per motivi ideologici da parte del M5s, dalla Lega e da Fratelli d’Italia, uniti nella Lega populisti e sovranisti italiani, è stato presentato il progetto di recovery fund per il supporto degli investimenti nel dopo crisi da coronavirus.

Uno strumento interessante, garantito dagli Stati dell’Unione, ma che andrebbe a finanziare le spese dei singoli Stati e non sarebbe gestito direttamente dalla Commissione come sarebbe invece nel caso dei coronabond. Ed anche qui gli italiani storcono la bocca: ma è un prestito. Va reso e sta nell’indebitamento. Anche se qualcuno cerca di far capire ai riottosi che starebbe nel debito, ma con raccolta garantita dalla Ue e quindi, anche questo, fuori dalla mannaia dello spread.

Insomma l’Europa c’è. Gentiloni parla di una bazooka da circa 1000 miliardi. Vedremo quando le cose saranno più chiare. Ma si può dire che, stando dentro il modello istituzionale europeo che non è una federazione di Stati, forse è stato fatto il massimo. Ovviamente se sarà accolto il recovery fund e magari se il Mes sarà reso disponibile senza condizioni non solo per le spese sanitarie ma anche per tutti gli altri interventi che vanno a coprire i danni della epidemia. Che è chiaro a tutti non sono soltanto sanitari.

E il sentiment italiano? La copertura dei redditi persi? Che ne facciamo di tutti questi prestiti e di questa liquidità se non ci sono più le basi reddituali per sopravvivere oggi e per riprendere domani? Qui c’è una sola risposta. E’ l’Italia che alleggerita dalle azioni dell’Europa dalle pressioni speculative sui suoi titoli e sul suo debito, che sarà crescente e avrebbe potuto portare il paese a rischio default, dovrà nei limiti di una non eccessiva espansione del proprio debito “dare soldi agli italiani in crisi”. E dovrà farlo col debito in questa prima fase e poi magari anche con qualche contributo speciale di solidarietà nella seconda fase da parte del paese e delle attività che non hanno subito danni da coronavirus.

Non ci sono altre strade per riportare il paese in vita. Gli italiani dovrebbero cominciare ad uscire dalle fantasie. Che sono sempre pericolose allorquando dalle fantasie si ritorna alla realtà. Ci vorrebbe un Governo che parla agli italiani con parole di verità . Per ora non c’è. Ma non abbandoniamo la fiducia che ci posa essere nel futuro.

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