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L’Europa ha onorato Helmut Kohl, uno dei suoi grandi architetti Opinion leader

Firenze – Quando divenne presidente del  gruppo  CDU – CSU al Bundestag soffiando il posto al più reputato Hans Josef Strauss  pochi lo presero  davvero sul serio: “Die grosse Woerter, Herr Kohl, loesen die Probleme nicht” , con le parole grosse non si risolvono i problemi” gli ripetevano gli esponenti della maggioranza social-liberale come Horst Ehmke, con una certa accondiscendenza.

Si trattò di uno dei più clamorosi casi di sottovalutazione della storia tedesca. Helmut Kohl  era tutt’altro che il borgomastro provinciale, amante della tavola, pacioso e approssimativo, che non sapeva parlare nessuna lingua straniera, avversario  “facile” nella corsa a guidare una Germania federale che stava diventando sempre più colta e ricca. Era invece uno di quei rari casi nei quali un enorme talento nella tattica si accompagna alla capacità di trasformare le circostanze in progetti di grande portata storica.

Pragmatico, al limite dell’aridità, ma con alcune idee guida che assomigliavano molto a una grande visione del suo Paese e dell’Europa. Più meccanico che ingegnere della macchina da assemblare,  della quale però conosceva fin dentro molle e ruote dentate e come farla andare su un terreno accidentato verso una meta della quale, prima della caduta del muro, non era né opportuno né ragionevole parlare troppo. “E’ una questione che riguarda la prossima generazione”, aveva detto Willy Brandt.

Così nei sedici anni di inquilino della cancelleria, prima sul Reno e poi sulla Sprea, Kohl ha pilotato la Germania verso la riunificazione, ha costruito insieme a Mitterrand, che molto per certi versi  gli assomigliava, il pilastro fondamentale dell’integrazione europea  e ha portato in fondo il processo di riconciliazione con i Paesi vicini avviato da Brandt.

La sua capacità di manovra fu subito evidente nell’autunno del 1982 quando entrò in crisi la coalizione fra socialdemocratici e liberali sorta dopo le elezione del 1980, investita dal cambiamento del  clima internazionale dopo l’avvento di Ronald Reagan alla Casa Bianca e il prevalere delle politiche liberiste. La crisi degli euromissili, il colpo di stato in Polonia, i programmi dello scudo stellare furono alcuni dei colpi decisivi per  il governo di Helmut Schmidt.

Kohl chiese elezioni immediate mentre trattava con il partner liberale della maggioranza Hans Dietrich Genscher. Ma quando aprì la crisi per aprire la strada alle urne, Schmidt non aveva fatto i conti con il fiuto politico e la capacità di manovra del suo contendente. Questi prima riuscì a rovesciarlo con il “voto di fiducia costruttivo” e solo due mesi dopo chiese le elezioni  quando il risultato era ormai scontato.

Intanto però era arrivato Michail Gorbaciov, terzo grande pragmatico di questa  storia, che era pronto a mollare Erich Honecker e DDR per salvare il salvabile di un sistema comunista al collasso. Così ai tavoli della riunificazione si trovarono interlocutori che sapevano come si chiude una trattativa con la soddisfazione di tutti. Kohl aveva risorse sufficienti e molti argomenti ragionevoli per essere creduto.

Cadde il muro, l’Armata Rossa se ne andò nelle case costruite in patria con i marchi tedeschi, e i Laender dell’Est entrarono nella Bundesrepublik senza eccessivi traumi. Il vero problema fu l’unione monetaria con il cambio politico 1-1 del marco occidentale e di quello orientale, del tutto irrealistico di fronte al gigantesco squilibrio fra le due economie. Quella orientale fu praticamente smontata pezzo per pezzo.

Ieri 1 luglio Helmut Kohl, morto il 16 giugno all’età di 87 anni, è stato onorato con i primi funerali di stato dell’Europa unita, la bara coperta dalla bandiera blu con le stelle gialle e i leader europei in lutto nell’aula del Parlamento europeo. Poche ore dopo, la cerimonia tedesca nel duomo di Spira. “La vita di milioni di persone non sarebbe la stessa” senza Kohl, ha detto Angela Merkel . Al di là di come è finito il loro rapporto, fra controversie e tradimenti, lei ha imparato bene le lezioni del maestro.

 

Foto: Helmut Kohl (a destra) con Giuliano Amato e Valdo Spini

 

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