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Libera sul campo: una settimana in Calabria, per dare una mano Opinion leader

Per la maggior parte delle persone Libera è un'associazione nata nel '95 per sensibilizzare la popolazione civile alla lotta alle mafie. Per me era l'occasione per sentirmi utile. Per me e per altre quindici persone di ogni età e provenienza, dai 17 ai 50 anni, da Bolzano a Messina, tutte riunite sotto il sole della Calabria per una settimana di lavoro. Siamo stati i primi ad entrare nella casa confiscata quasi dieci anni fa e assegnata solo la primavera scorsa all'Associazione Don Milani, che da anni opera sul territorio di Gioiosa dedicandosi al recupero dei minori e all'educazione alla legalità. Un settimana per ripulire il bene ed il suo giardino, che diventerà un parco giochi aperto a tutta la popolazione.

Una settimana di formazione per imparare a conoscere la vita nei territori dove la lotta all'Ndrangheta è più viva. Una settimana per incontrare persone come Mario Congiusta, che ha trasformato il dolore per la morte del figlio Gianluca, assassinato nel 2005 per essersi rifiutato di pagare il pizzo, nell'impegno di una vita per far conoscere la sua storia e sensibilizzare il mondo; come Paola Bottero, nata a Torino e arrivata alla fine in Calabria, dove si dedica alla scrittura di romanzi e all'informazione online tramite il sito “Scirocco News”. Una settimana per conoscere la Calabria vera, la Calabria che non si arrende, che vuole dimostrare a tutti di essere qualcosa di diverso da quello per cui è tristemente famosa, la Calabria di paesaggi indimenticabili, la Calabria con la sua storia e la sua cultura, con il suo mare che ti resta dentro, con la sua gente che è sempre pronta ad aiutare.

La Calabria della memoria e dell'Aspromonte. Dal 2003 proprio sull'Aspromonte Libera organizza una marcia sui “Sentieri della Memoria”, ripercorrendo il tragitto che compì Lollò Cartisano, ultima vittima dei sequestri dell'Ndrangheta, fino al punto in cui fu ucciso e il suo corpo fu abbandonato, per essere ritrovato solo dieci anni dopo, grazie ad un lettera anonima di uno dei carcerieri.  Questo per me resterà sempre il ricordo di quest'estate, una fila lunghissima di persone che marciano insieme su per i sentieri più impervi, per le salite più ripide, fino al punto in cui tutto ha avuto una fine e un nuovo inizio, per lasciare, un ricordo, un pietra, un fiore. Una marcia per ricordare, per scolpire nelle nostre menti quello contro cui vale la pena lottare, perchè “anche dal cuore di pietra di un mafioso può nascere un fiore”.

Irene Petrizzo

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