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Liberaldemocratici al tempo della “renzimania” Opinion leader

di Giovanni Calì

Quando la realtà politica nazionale era pilotata dal centro sinistra di Bersani, in “odore” di bandiere rosse, la popolazione cercava risposte altrove. Monti, Giannino furono 2 alternative, spesso agli antipodi, di una micro e macrogalassia politica. Ora che la realtà vede in grande spolvero un uomo come Renzi, percepito dalle masse e dall’elettorato, come possibile “speranza” di cambiamento, le dinamiche politico-elettorali sono cambiate sensibilmente. Nella campagna elettorale di Monti, come per lo stesso Giannino, avevo notato giovani entusiasti, molti dei quali erano divenuti supporter in prima persona.

La “renzimania” spodesta quasi ogni paura di ulteriore burocratizzazione; egli promette il taglio di tasse, enti inutili, riforma delle istituzioni, taglio dei parlamentari. Inutile dire che alcune delle cosiddette “battaglie” della galassia liberal democratica, siano state indossate, almeno in apparenza, dal Presidente del Consiglio.  Leggo diverse autocritiche circa Scelta Europea: dirigenti che si dimettono, altri che chiedono scusa e qualcuno che ipotizza già un congresso aperto. Sono risposte accettabili e alcune dotate di un grande senso di dignità ( la dignità ultimamente prende meno voti di Scelta Europea). Doveroso quindi il gesto di autocritica ma ora che fare e quale strada prendere?

Premessa. Molti continuano nello slogan “meno tasse, meno stato” ma, ora che la politica nazionale è dominata da un signore che si erge a paladino della sburocratizzazione, siamo sicuri che questa strada sia l’unica via percorribile e che questo basti per qualsiasi forza liberaldemocratica che nascerà, ad esser catalizzatori di voti? Io credo sinceramente di no.

Ipotesi. Il pragmatismo e i numeri non trasmettono purtroppo passione e fidelizzazione dell’elettorato; nell’ottica di una realtà politica innamorata dalla “speranza” renziana, siamo tagliati automaticamente fuori da tutto ciò! Chi crede veramente che una realtà consolidata possa nascere dalla volontà di snocciolare numeri sul taglio delle tasse e della macchina statale e para statale, si è illuso di poter apportare un contributo di fiducia in un elettorato illuminato che invece è totalmente o quasi, risucchiato dalla renzimania.

La mancanza di un leader unico ed univoco legittimato da un unica forza politica che si presenti come organica, collegiale e strutturata, non era di certo quello che rappresentava Scelta Europea. Quel simbolo pseudo- federativo ha dato invece, a causa anche degli screzi di pochi giorni prima della presentazione della lista, la visione di un alleanza fatta all’ultimo secondo buono, pur di “provare” a creare o a restare in piedi nonostante lo tsunami che poi si è abbattuto Domenica.

Tesi. Considerando che la politica non è solo numeri e le nostre battaglie, almeno in parte, sono risucchiate da Matteo Renzi, noi dobbiamo giocarci la partita del cuore e dell’anima. Ergersi a paladini del meno tasse e meno stato, in questo momento, sembra ridicolo dirlo vista la tassazione in Italia, non paga quanto vorremmo. Iniziamo da oggi a pensare a qualcosa di più grande ed a ricostruire quell’area politico culturale che si rifaceva dal dopo guerra fino agli anni 90, a quella “borghesia illuminata” cui gli azionisti, i Repubblicani i liberali e i Radicali, hanno provato a rappresentare! – Proviamo ad illuminare le menti degli elettori con il Risorgimento, la Resistenza e il senso di Repubblica: odiamo il parassitismo statale non le istituzioni. – Proviamo ad illuminare le menti con la cultura Federalista dell’Europa unita ancora di più: regaliamo il sogno di una realtà più grande di noi e spingiamo verso il valore condiviso di unione e di speranza di un Europa Patria delle Patrie – proviamo ad essere i paladini di una laicità vera e non demandata: dalla ricerca sugli embrioni alle coppie di fatto e non solo – proviamo ad essere il partito, il movimento o la federazione del valore della cultura, della ricerca e dello studio come mezzo di emancipazione personale oltre che come mero strumento di emancipazione del portafogli!

Regaliamo in altre parole la speranza di un modello di sviluppo nuovo che eriga l’unione delle forze liberaldemocratiche come forza politica di alcuni valori oramai sopiti: Italia come patria, che si richiama ai valori più autentici di un mazzinianesimo moderno, che riconosce nel risorgimento i valori cardine della propria identità Italia come patria federata all’Europa nel solco delle migliori tradizioni federaliste Italia come terra della cultura dell’insegnamento e dello Studio, perché la laurea appesa al muro è poca cosa rispetto alla ricerca empirica di tutti i giorni per tutti i giorni della propria vita Italia come patria dei diritti e dei doveri Italia come patria dell’individuo, della libertà in tutte le sue accezioni.

Se sapremo riconoscere la forza di rappresentare qualcosa di più di uno slogan (meno tasse meno stato) avremo ancora la speranza di poter rimanere uniti e magari più forti: trasmettiamo passione, trasmettiamo anima e cuore.

 

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