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Liberali e Papisti ricordano la Breccia di Porta Pia Cronaca

Ogni anno il 20 settembre Liberali e Repubblichini ricordano la breccia di Porta Pia, la caduta del potere temporale del Papa Re, l’occupazione dello Stato Pontificio e di Roma da parte dell’esercito italiano, l’unità d’Italia, che avvenne ufficialmente il successivo 2 ottobre con il  plebiscito che sancì l'annessione di Roma al Regno d'Italia. A Firenze, dagli anni Ottanta, ovvero da più di 40 anni, l’annuale celebrazione si tiene, nella più totale indifferenza della popolazione e di gran parte delle autorità cittadine, che spesso ignorano anche la conoscenza della data e dell’avvenimento storico. In Piazza Unità Italiana alle ore 9 il Comune di Firenze depone  una corona d’alloro al Monumento ai Caduti di tutte le guerre. Da anni, vari enti – Comitato Fiorentino per il Risorgimento, Fondazione Ernesto Rossi e Gaetano Salvemin, Circolo Piero Gobetti, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, Laboratorio per la Laicità, associazione radicale Andrea Tamburi, Circolo Fratelli Rosselli – organizzano vari eventi per solennizzare questa giornata.

Quest’anno le cerimonie hanno visto alle ore 11 in Piazza della Indipendenza, al monumento a Ubaldino Peruzzi,  Sergio Casprini, del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, illustrare gli altorilievi alla base della statua, opera di Raffaello Romanelli, in particolare quello che mostra Ubaldino Peruzzi mentre annuncia la presa di Roma, mentre alle ore 12, all’Obelisco ai Caduti, in Piazza Unità Italiana omaggio ai Caduti. Vi hanno partecipato una trentina di persone, "che aumentano di anno in anno", ha evidenziato il gran cerimoniere dell'evento, l'ex Assessore Comunale al Traffico Adalberto Scarlino, una data "importante e da  ricordare per il nostro Paese", ha ricordato il Presidente del Consiglio Comunale di Firenze Eugenio Giani, nel suo saluto ufficiale. Tra gli oratori anche il Senatore del Pd, il Radicale Marco Perduca. Stasera, alle ore 21, al Teatro del Circolo ARCI, via San Bartolo a Cintoia 92,  concerto a cura dell’U.A.A.R. con canti popolari e risorgimentali eseguiti dal coro “ControCanto” di Pisa, con ingresso libero.

Solo che da tre anni anche i Papisti e i Tradizionalisti Cattolici, grazie al Conte Neri Capponi, baluardo toscano della Tradizione, promotore di questo evento, a Firenze ricordano tutti gli eroici caduti che difesero la Civiltà Cristiana a Porta Pia. Alle ore 16,15 nella Chiesa di Ognissanti, in Borgo Ognissanti, Santa Messa in latino secondo il rito romano antico a gloria di Dio, del suo Servo, il Beato Pio IX e dei caduti contro l’invasione rivoluzionaria. Al termine della Santa Messa, bacio della Santa Reliquia del Beato Pio IX e offerta della cera. Sarà presente S. E. il Principe Sforza Ruspoli,discendente di Francesco Ruspoli che,ventunenne, si arruolò nei Dragoni Pontifici e combatté eroicamente in difesa di Monterotondo, a Mentana, e fu tra i valorosi difensori della Civiltà Cristiana a Porta Pia, contro l’invasione rivoluzionaria e massonica. Alle ore 18,  presso la Sala del Chiostro di Ognissanti, Convegno sul Beato Pio IX, con la presentazione dei libri: “Pio IX e la Rivoluzione italiana”di Roberto de Mattei e “1861 – Le due Italie: identità nazionale, unificazione, guerra civile” di Massimo Viglione. Partecipano Roberto de Mattei, Preside di Scienze Storiche dell’ Università Europea di Roma, Pucci Cipriani Giornalista Direttore di “Controrivoluzione”, Massimo de Leonardis, Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali e Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Cattolica di Milano,  Massimo Viglione, Docente dell’Università Europea di Roma. Alle 20  Cena papalina al Ristorante Alfredo.

“Iniziammo –  sottolinea l’avvocato Ascanio Ruschi Portavoce di “Comunione Tradizionale” –  a celebrare la figura del Beato Pio IX e a ricordare i caduti pontifici nel 2010, 140mo anniversario della Resistenza alle truppe rivoluzionarie, ben sapendo che il Beato Pio IX seppe cogliere in anticipo i segni dei tempi emanando il Sillabo, quel vademecum perfetto contro i pericoli del secolarismo, del relativismo e dell'intolleranza anticattolica. 150 anni prima che Benedetto XVI, felicemente regnante, ribadisse le stesse cose. Bisognerà continuare a tenere vivi, proprio qui a Firenze, capitale della Massoneria e del Neomodernismo, il ricordo di questo grande Pontefice. Ecco noi ci impegniamo a far celebrare in questa giornata, ogni anno, la Santa Messa tradizionale, e a tenere un Convegno, pubblicando, poi, gli atti per dare un sicuro punto di rifermento dottrinale ai Cattolici”.
Dunque, 142 anni fa, si raggiungeva l’unità d’Italia.

Nel 2010  grandi festeggiamenti a Roma, per tale ricorrenza, con la visita di Stato del Presidente Napolitano alla città, addirittura con la partecipazione ufficiale, dopo mesi di non facili trattative sul programma, e il cerimoniale, del Segretario di Stato del Papa, Cardinale Tarcisio Bertone.

Sembra un controsenso, ma i Papi, soprattutto da Paolo VI in poi sono grati all’Italia per quanto accadde 142 anni fa, non avendo, come disse Papa Montini, “alcun rimpianto, né alcuna nostalgia” per lo Stato Pontificio e la perdita del potere temporale, la cui perdita andò ad accrescere quello spirituale e morale”.

Si potrebbe quasi dire che senza la breccia di Porta Pia oggi il Vaticano non avrebbe in tutto il mondo quella autorevolezza che invece oggi ha.

Non a caso il Cardinale Giacomo Antonelli – che coincidenza lo stesso cognome, nel 2000, di un altro Cardinale, divenuto Arcivescovo di Firenze, Ennio – Segretario di Stato di Papa Pio IX, per mesi e mesi tenne trattative segrete con Firenze, allora capitale d’Italia, per una pacifica invasione e la successiva resa.

Gli ordini di Papa Mastai Ferretti al suo Generale Hermann Kanzler furono precisi: “ora che si va a consumare un gran sacrilegio e la più enorme ingiustizia, e la truppa di un Re cattolico senza provocazione, anzi senza nemmeno l'apparenza di qualunque motivo cinge di assedio la capitale dell'Orbe. In quanto poi alla durata della difesa, sono in dovere di ordinare che questa debba unicamente consistere in una protesta, atta a constatare la violenza e nulla più, cioè di aprire trattative per la resa ai primi colpi di cannone. In un momento in cui l'Europa intera deplora le vittime numerosissime, conseguenza di una guerra fra due grandi nazioni, non si dica mai che il Vicario di Gesù Cristo, quantunque ingiustamente assalito, abbia ad acconsentire a qualunque spargimento di sangue”.

Solo che, come dimostrano i fatti e le carte poi spuntate dall’Archivio Segreto Vaticano, il Generale, per motivi mai accertati, non ubbidì, e si continuò a sparare fino alle ore 10, con tutta una serie di telegrammi informativi verso Firenze, fino quando, nonostante gli ordini impartiti, intervenne direttamente il Papa, che fece  issare la bandiera bianca sulla cupola di San Pietro.

Questo il bollettino finale: esercito italiano, con i Bersaglieri del 34° battaglione e i Fanti del 39°, 48 morti e 141 feriti, esercito pontificio 20 morti e 55 feriti, oltre ai danni causati alla città da 5 ore di fuoco.

Nel centenario della Breccia, 1970, Papa Paolo VI scrisse una bella lettera all’allora Presidente della Repubblica Italiana, Giuseppe Saragat, dove evidenziò come “il triste dissidio fra Chiesa e Stato, prodottosi allora per quell'avvenimento, la famosa ‘questione romana’, che tenne divisi tanto aspramente e lungamente gli animi degli Italiani, è stato con libero e mutuo accordo concluso. Sempre convinti, anzi curanti, che questa Nostra dimora romana per nulla contrasti alla sovranità e alla libera espansione della vita civile italiana”.

Nella sua interessante e lungimirante risposta al Papa, Saragat sottolineò come “celebrando tale memorabile evento, l'Italia onora se stessa ed onora in pari tempo la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che dalla città Eterna diffonde nel mondo il messaggio cristiano di pace e di giustizia con autorità incomparabile. Rinata nel segno della libertà, l'Italia ha considerato come uno dei massimi beni da tutelare la riconquistata armonia tra la Fede secolare della grande maggioranza dei cittadini e il loro fervido amore di Patria. La stessa celebrazione odierna ci offre infatti occasione di ricordare come il principio della libertà religiosa, e la connessa preoccupazione di salvaguardare l'autorità e l'indipendenza della Sede Apostolica, fossero ben presenti e rendessero pensosi anche i nostri padri, allorché essi attesero – con quella passione alla quale Vostra Santità stessa ha voluto nobilmente rendere omaggio – al grande e arduo compito di dare unità alla patria”.

Quindi, buona festa a tutti: Liberali, Repubblichini, Papisti.

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