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Liberalizzazioni: bene il decreto Monti, ma deve essere vera apertura Opinion leader

Innanzitutto il testo del decreto conferma che nelle utility si erano già fatti molti passi avanti sul piano normativo. In particolare, in Toscana, il processo di liberalizzazione, privatizzazione e integrazione sta andando avanti senza ripensamenti e con il pieno sostegno della Regione. Quello che ci aspettavamo riguarda piuttosto la definizione di regole certe e chiare perché le liberalizzazioni possano diventare efficaci  sul piano dell’attrazione dei nuovi soggetti. Progressi sono stati fatti, anche se il testo può essere certamente migliorato.  
L’intervento più ampio riguarda le farmacie. Si tratta di un’apertura che prevede un aumento del 30% delle unità esistenti, quasi 5mila in più su tutto il territorio nazionale. I nuovi criteri governativi, infatti, fissano la proporzione di una farmacia ogni 3mila abitanti, più un calcolo sui resti. Turni e orari di fascia sono liberi. Per la Toscana comporterà l’apertura di 328 nuove farmacie (il 29 % in più rispetto alla situazione di oggi che vede operative 1.128 farmacie). Ciò che ci lascia perplessi è il fatto che queste nuove farmacie non potranno tuttavia essere date in prelazione ai comuni. Non condividiamo la scelta di tenere fuori i Comuni anche perché, se l’obiettivo è quello di aumentare la concorrenza, non ha senso tenere fuori soggetti pubblici che potrebbero essere interessati a partecipare ai bandi per l’assegnazione delle licenze. Le farmacie comunali, inoltre, stanno alzando con successo la loro capacità competitiva sul piano della qualità e dell’assistenza. Tenerle fuori significa privare il mercato di uno stimolo in più per migliorare servizi e prestazioni per i cittadini. Per questo chiediamo che la possibilità di partecipazione delle aziende comunali sia inserita in fase di conversione del decreto, altrimenti è fondata un’azione verso l’Autorità antitrust.
Un altro aspetto positivo è l’istituzione dell’Agenzia nazionale sui trasporti che avrà competenze anche in materia di trasporto pubblico locale. In questo capitolo, tuttavia, dovremo verificare gli effetti della previsione di sottrarre parte delle tratte alle gare per affidarle al libero mercato. La questione è particolarmente urgente per la Toscana dato che sono già partite le procedure di gara per la scelta di un unico gestore del trasporto su gomma.
Una riflessione approfondita merita il capitolo rifiuti. Il limite per gli affidamenti in house è ridotto a 200.000 euro anno per servizio per comune. Tali affidamenti, inoltre, sono consentiti in caso di fusione fra aziende in house che raggiungano la dimensione di bacino e durano tre anni. La norma conferma il quadro dell’art 4 della legge 148/2011, spostando a fine anno le scadenza degli affidamenti illegittimi e consentendo (specie nei rifiuti) le gestioni in house  per quelle aziende che si accorpano. E’ un’opportunità che possono sfruttare le aziende di una certa consistenza anche in Toscana. Saranno i Comuni a valutare vantaggi e svantaggi di questa scelta. In ogni caso le nuove previsioni sul perimetro della privativa favoriscono i processi in corso.
Attesi e benvenuti sono infine gli strumenti che il decreto prevede per il sostegno degli investimenti in infrastrutture. Tra questi la possibilità per le aziende dei servizi pubblici di emettere bond per realizzare le loro opere strategiche.

 

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