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Da librerie a caffè letterari: l’antica modalità aristocratica diventa necessità Cultura

Firenze – Come fanno le librerie ad affrontare questa crisi sempre più stringente? I bilanci familiari sono così difficili da far quadrare che occorre inventarsi una “finanza creativa” per arrivare a fine mese. Su dove si può tagliare, si taglia e i primi ad essere cassati dai costi delle famiglie sono proprio i libri. Non i caffè, i panini o le pizze, badate bene, ma i libri. Niente da recriminare: prima si mangia, poi viene tutto il resto. Ma che cosa stanno escogitando, dunque, le librerie per non chiudere? Il cammino lo hanno già imboccato le Feltrinelli e, alla stessa stregua, anche le librerie indipendenti hanno iniziato a togliere qualche scaffale e ad innalzare il bancone del caffè e del cibo espresso per diventare caffè letterari. Che significa esattamente: con il fatturato delle colazioni, pranzi veloci e aperitivi, si riesce anche a mantenere lo scaffale pieno e a continuare a fare i librai.

Forse il primo caffè letterario che ha dimostrato quanto questa sia una scelta vincente è stato Le Murate (piazza delle Murate) a Firenze nato tre anni fa. Poi, La Cité in via San Frediano, sempre a Firenze. Ma anche la giovane libreria Ubik di Pisa (via Garofani) ha una parte dedicata ai libri e un’altra dedicata al cibo. E il Caffè Letterario Volta Pagina di Lastra a Signa. Così le macchinette del caffè e il cibo espresso sono diventate le armi per resistere, niente chiusure di saracinesche o attacchi dinamitardi ma due cose irrinunciabili, lo sappiamo, sia per i toscani che per gli italiani. Tra questi esperimenti letterari-gastronomici c’è anche LuccaLibri. Libreria Caffè Letterario che inaugurerà il 5 ottobre prossimo (viale Regina Margherita, 113 Lucca).

La tradizione del caffè letterario deriva, specialmente in città come Firenze (ma anche Milano, Roma e Napoli), direttamente dal salotto letterario in voga nel XIX secolo di matrice francese. Erano luoghi dove si conversava, si discuteva, si rifletteva sulla mondanità e sulla politica, sui libri, si ascoltavano letture, musica e si assisteva a pièce teatrali. Spesso i salotti letterari erano centri di formazione di nuove idee, tendenze, correnti e coinvolgevano, anche e soprattutto, la borghesia e l’aristocrazia progressiste. Non è un caso che la loro stagione d’oro sia stata quella precedente ai moti risorgimentali che hanno fatto vacillare l’ancien régime.

 

Oggi, le correnti, i pettegolezzi e le tendenze si creano grazie ai mi piace e ai segui di facebook e twitter che, però, potrebbero avere quale libraio di riferimento Amazon o comunque le piattaforme on line, mentre mancano sempre di più gli spazi dove le persone abbiano la possibilità e la voglia di incontrarsi vis à vis. E allora perché non la libreria debitamente trasformata in caffè letterario dove coniugare socialità e gusto, cultura e cibo, libro e ricette? E chissà se, proprio da lì, non parta, prima o poi, un nuovo rinascimento toscano che porti con sé un altro modo di vivere il libro o la pausa caffè, insieme ad un modello di società alternativo. Fortunata Sulgher, poetessa fiorentina, forse non era consapevole che nel suo salotto letterario, frequentato da Vincenzo Monti, Vittorio Alfieri e Madame De Staël, parlottavano, bevevano e mangiucchiavano i precorritori della cultura illuminista che, tutti sappiamo, dove ci ha condotto.

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