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Libri/ Gardini il Corsaro, ovvero la storia della dinastia Ferruzzi Cultura

L’autore è un giornalista che per anni si è occupato di biografie e di letteratura economica dalle colonne del Resto del Carlino, Italia oggi e Il Giornale di Montanelli. Con padronanza e ricchezza di informazioni ci racconta la storia della dinastia romagnola dei Ferruzzi, le cui imprese costituivano negli anni “70 e “80 del secolo scorso il secondo gruppo industriale italiano (dopo la Fiat).

Pur trattando di economia, di finanza, di raid borsistici e presentando una certa mole di dati di bilancio, il libro è di agile lettura e si sviluppa come un romanzo dalle vicende di Serafino Ferruzzi, che aveva creato un impero agricolo nel settore dei cereali e della soia, perito tragicamente in un incidente aereo nel 1979, al passaggio delle consegne a Raul Gardini che aveva sposato Idina la maggiore delle figlie del capostipite, alla scalata alla Montedison, alla creazione di Enimont, ai rapporti con la politica e i partiti, alla defenestrazione di Gardini nel 1990 da parte della famiglia Ferruzzi (i figli di Serafino: Arturo, Franca e Alessandra), alla successione di Sama marito di Alessandra, fino alla crisi del gruppo per l’eccessivo indebitamento. Qui subentra Mediobanca con la regia di Cuccia che trasforma i crediti delle banche in azioni con diluizione delle quote dei figli che perdono il controllo e vengono loro sottratte la Ferruzzi finanziaria, la Montedison e le numerose altre imprese. Il tutto è drammatizzato nel 1992 dagli arresti di numerosi imprenditori per le tangenti ai politici, in cui i Ferruzzi erano coinvolti, come pure per gli sperperi, le spese eccessive ai danni delle imprese e dei piccoli azionisti, nonché dalla morte di Gardini nel 1993.

L’autore documenta tutti questi passaggi con dati, informazioni diffuse, episodi noti e meno noti, citazioni significative, per aiutare il lettore a formulare proprie idee e ipotesi; ciò non significa che resti neutrale e asettico, poiché mostra ammirazione per la figura di Serafino che operava con discrezione, ma era conosciuto alla Borsa merci di Chicago tant’è che al suo ingresso gli operatori si fermavano e suonavano la sirena a mo’ di saluto. Gli investimenti (terreni, silos, imprese) li aveva fatti con il 10% di capitale proprio e il 90% prestato dalle banche, ma aveva sempre guadagnato e rimborsato puntualmente i debiti. Famosa la sua proposta di erigere un monumento al debito, per far capire che non rappresentava una vergogna per l’imprenditore ma l’opportunità di effettuare maggiori investimenti rispetto ai mezzi propri limitati.

Verso Gardini l’autore mostra simpatia per l’uomo (vincitore delle regate con il Moro di Venezia, cacciatore, pokerista, dalle decisioni repentine e spesso azzardate), riserve per la figura di imprenditore a causa dei numerosi errori e del forte indebitamento seguito alle scalate e alle acquisizioni che crearono forti difficoltà al gruppo. Vengono citate alcune famose battute, tipiche del suo carattere irruento e avventuroso, quali “I manager sono cani da riporto” rivolto a Schimberni presidente Montedison per fargli capire chi comandava o “Per operare nella finanza vale più l’esperienza del poker che un master universitario” rilasciata a Romiti) e spiegata l’origine dei nomignoli attribuiti a Gardini, quali il “faraone”, il “contadino” e infine quello più azzeccato il “corsaro”.

Circa la morte di Gardini, sulla quale i commentatori si sono divisi fra la tesi del suicidio e quella dell’omicidio, l’autore propende – come la maggior parte di familiari, amici e osservatori – per il suicidio, anche se evidenzia dubbi legati a specifici episodi (la pistola trovata fuori posto, il biglietto di ringraziamento ai familiari esibito per spiegare il fatto tragico che però risaliva a due anni prima, il contenuto rimasto incognito della sua ultima telefonata). Per le motivazioni del gesto si riportano due versioni: il panico per l’arresto, che Di Pietro avrebbe eseguito il giorno seguente, con il crollo psicologico ed anche economico, e il timore per minacce o ritorsioni verso i suoi familiari. Tali tesi non hanno però convinto alcuni, che continuano a sostenerle incoerenti con il carattere di coraggioso combattente di Raul.

Alberto Mazzuca

Gardini il corsaro

Minerva edizioni 2013, pagg. 252, € 18.

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