energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Gialli/ “L’uomo dei temporali” Cultura

“L'uomo dei temporali,” l'ultimo romanzo di Angelo Marenzana pubblicato per i tipi di Rizzoli, è un giallo intrigante, accattivante, misterioso come la figura del commissario e protagonista Salvatore Bendicò. E come l'atmosfera nebbiosa, umida, grigia ma con mille sfumature della città che offre lo sfondo alle avventure di Bendicò, Alessandria.

Siamo nel 1940, nel pieno delle leggi razziali, delle circolari restrittive, della “maturità” fascista che precipita la penisola in una guerra disastrosa e senza altro esito che il baratro. Gli anni 40 sono il perfetto ingrediente emotivo dentro cui si muove a suo agio la figura di Bendicò, commissario in una città grigia, misteriosa e incapace di piangere per un suo asciutto senso dell'onore e della dignità, che ben poco spartisce con le roboanti dichiarazioni della propaganda dell'epoca, che pervadono, seppure per accenni, l'atmosfera. L'inferno il commissario Bendicò se lo porta dentro, la morte della giovane e bella moglie, Betti, gli ha aperto un vuoto di cui  non sa darsi pace e che si incrocia con un omicidio di un disgraziato, Dede. Un piccolo delinquente che in realtà si rivela essere ben altro, un farabutto a capo di una rete di contrabbando in cui si mischia di tutto, dalle prostitute ai liquori (esteri, non autarchici) al gioco d'azzardo, al contrabbando umano, in un momento in cui le leggi razziali colpiscono famiglie stimate fino a pochi mesi prima benestanti, colte, ma inesorabilmente “ebree”. E' dunque un mondo di appiccicoso malaffare quello in cui si aggira il commissario, dove la retorica si mischia con la necessità di produrre subito un colpevole, magari tenendo lontani i maggiorenti locali e non, usi a divertirsi in modi proibiti e scandalosi per l'epoca e per la morale di facciata che regge il regime, in un sovrapporsi di vicende che rimanda (anche involontariamente) ai nostri ultimi, contemporanei anni di vicende italiane.
Insomma, per il commissario malinconico e solitario, chiuso in un dolore che non si stempera ma con cui si può trovare la forza di convivere, si apparecchia un cumulo di ipocrisie che non riescono a lasciare fuori il dolore degli innocenti, siano ragazzine sfruttate e ricattate, o la morte di una bambina ebrea che aprirà un varco sanguinante persino nell'incallito sentire di una tenutaria di bordello. E che sarà la traccia per un'ultima, bruciante confessione.

Infine, ancora una definizione in poche parole del commissario Salvatore Bendicò: misura, autocontrollo, acutezza e cinismo. Persino nell'uso della violenza, che la polizia e soprattutto il preziosissimo collaboratore Rizzo dispensano a piene mani (e manganelli e piedi). Uno strumento in più in mano al commissario, che non si sporca personalmente ma la usa ai suoi fini. E lo stile di Angelo Marenzana, come abbiamo potuto appurare nel corso dell'incontro che si è tenuto giovedì scorso alla libreria Ibs (primo della stagione d' incontri con l'autore organizzata anche quest'anno da Giuseppe Previti e dagli Amici del Giallo di Pistoia) è la perfetta sintesi del suo personaggio: misurato, pieno di autocontrollo, acuto e cinico. Meraviglioso.

Angelo Marenzana vive  e lavora ad Alessandria, come funzionario dell'Agenzia delle dogane. Appassionato di narrativa breve, ha pubblicato racconti su “il Giallo Mondadori”, “Urania” e su riviste e antologie.

Angelo Marenzana
L'uomo dei temporali
pp. 299, Rizzoli, 17 euro.

Print Friendly, PDF & Email

Translate »