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Libri: quando i nazisti distrussero un pezzo di Firenze Cultura

Firenze – Abbiamo appena visto il film di Volker Schloendorff su come si salvò Parigi dalla follia distruttiva dei nazisti in ritirata, che un libro curato da Luca Giannelli  (Firenze –  Operazione Feuerzauber”,  Scramasax editore) ci racconta, con testimonianze e fotografie inedite, come il cuore medievale di Firenze ed i suoi bei ponti, ad eccezione del Ponte Vecchio, non sfuggirono all’esplosivo dei paracadutisti di Albert Kesselring.

In quella maledetta notte fra il 3 e il 4 agosto 1944, il cielo di Firenze si accese del fuoco delle esplosioni e tutta la città tremò, mentre uno dopo l’altro saltavano in aria i cinque ponti: cominciò il ponte alle Grazie, poi quello a Santa Trinita, fino alla deflagrazione più fragorosa, quella che distrusse gli edifici di Por Santa Maria, di via Guicciardini, Lungarno Acciaiuoli, Borgo San Jacopo e via dei Bardi.

ponte alla carrai

A differenza di quanto accadde un anno dopo sulle rive della Senna, a nulla servirono i tentativi diplomatici del cardinale Elia Dalla Costa, del console svizzero Steinhauslin e neppure quelli di parte tedesca, con in prima fila il console tedesco Gerhard Wolf, sostituito negli ultimi giorni da un colonnello della Wehrmacht, come racconta Massimo Tarassi nell’introduzione che ricostruisce l’annus horribilis di Firenze, dall’11 settembre 1943, all’agosto 1944, l’anno dell’occupazione tedesca, impegnata in quella che i nazisti chiamarono “ritirata aggressiva”.

Ciò che fu salvato – il Ponte Vecchio e, fra il poco altro, il palazzo Guicciardini – fu solo una concessione da parte dei metodici distruttori. Il Ponte Vecchio perché era il “Lieblingsbruecke” di Hitler, il suo ponte favorito in una città che sebbene colpisse il suo immaginario, non ritenne comunque degna di restare intatta. Come avrebbe voluto fare con Parigi, un’altra città cui era affezionato:  immaginiamoci cosa sarebbe successo se fosse stato indifferente di fronte ai due capolavori urbanistici.

santa trinita 13 agosto 44

Tutto questo è ben raccontato nel volume che, al di là della efficace ricostruzione storica, ha due meriti: il racconto di quella notte fatto dai testimoni tedeschi, fiorentini e anche anglo-fiorentini e le fotografie del prima e del dopo le esplosioni che non sono di facile e diffusa consultazione. Il comando militare tedesco definì l’operazione di minamento e esplosione “Feuerzauber”, incantesimo di fuoco o anche “fuoco magico”: così la copertina del libro rappresenta questa notte di fuoco con il firmamento che si specchiava anche allora nell’Arno d’argento. Interessante lo studio grafico, realizzato come il pannello di un cantastorie che mostra visivamente i vari momenti della vicenda: il giglio usato per la visita di Hitler a Firenze, gli alti ufficiali della Wehrmacht che decidono le distruzioni e le immagini di via Guicciardini fiera degli edifici medievali, poi cumulo di rovine.

via dei Bardi distrutta

Nel presentare il volume nelle sale della Provincia con gli interventi del presidente uscente Andrea Barducci,  Simone Neri Serneri, presidente dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana, e Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli, hanno tratto la morale storica e attuale di quella notte. Il primo ha dato una motivazione profondamente etica sulle celebrazioni del 70° della  liberazione di Firenze, come atto d’accusa contro la morte e la distruzione che portano con sé tutte le guerre, anche quelle che “sono tra noi” e per questo ricordarle “ci aiuta a riflettere sull’oggi”.

via vacchereccia-via por santa maria

Spini ha sottolineato come l’insurrezione sotto la guida del Comitato Toscana di Liberazione nazionale della parte destra dell’Arno, sia stata una svolta importante e decisiva per la costruzione dell’Italia democratica e anticipò quello che accadde al Nord: “Da allora e poi l’atteggiamento degli Alleati verso la Resistenza cambiò. Il governo militare alleato riconobbe le  nomine fatte dal Ctln per le magistrature cittadine e lo considerò come rappresentante del popolo fiorentino e toscano”.

 

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