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Licenziato dalla Madonnina del Grappa, da due anni aspetta invano la ricollocazione promessa Cronaca

Vladimiro Gianniello, sessantaquattro anni, ex lavoratore che ha operato per otto anni nelle cucine della Madonnina del Grappa, è stato costretto ad evidenziare pubblicamente una situazione che lo vede direttamente coinvolto. “Nel 2008 sono stato licenziato a seguito di una cessione di un ramo dell’azienda- esordisce Vladimiro Gianniello – e dal 2010 non ho mai ricevuto un’adeguata ricollocazione lavorativa ma solo promesse mai rispettate dall’ex datore di lavoro, Don Vincenzo Russo, amministratore della Madonnina del Grappa”. Vladimiro insieme ad altre tre persone, lavorava nelle cucine della cooperativa. Mentre per le altre tre colleghe è stata trovata una nuova sistemazione, per Gianniello non c’era l’immediata disponibilità. Al lavoratore, in seguito, gli fu proposto un contratto di sole due ore al giorno che lo costrinse a rifiutare e questo ha portato alla realtà di oggi che vede da due anni, Vladimiro disoccupato e con i soldi ricevuti dalla liquidazione quasi terminati. Questo è il motivo per cui l’Organizzazione Sindacale FP CGIL ha indetto una conferenza stampa davanti ai cancelli dell’Opera Madonnina del Grappa, in Via delle Panche. “Il sindacato ha impugnato i licenziamenti e abbiamo provveduto a fare un ricorso. Le sentenze della cassazione sono a nostro favore poiché confermano l’obbligo di ricollocazione in caso di dismissione – prosegue Alessandro Bottai, funzionario Sindacalista CGIL – Vladimiro è due anni che cerca di essere ricollocato e noi come sindacato continueremo questa battaglia fino in fondo. Con questa conferenza stampa vogliamo lanciare un appello per trovare a Vladimiro un’adeguata sistemazione cioè con un contratto di trentotto ore settimanali. Quello che ci domandiamo è se la Madonnina del Grappa ha veramente fatto tutto il possibile per trovare una soluzione concreta”. Al termine della conferenza stampa Vladimiro ha affermato che il ricorso nei prossimi giorni sarà presentato davanti ad un giudice perché altre vie, più pacifiche, non hanno portato i loro frutti. La speranza è che Vladimiro possa ottenere un contratto di trentasei ore settimanali che gli garantisca uno stipendio per i prossimi tre anni prima di andare in pensione.

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