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L’impatto del cloud computing sull’economia italiana Innovazione, Opinion leader

Cloud computing Cloud computing. Nuvola informatica. Questi termini – meglio definibili come concetti – racchiudono al loro interno un sistema complesso, un insieme di campi semantici acquisibili dai diversi soggetti che ne sfruttano le molteplici peculiarità: strumento, mero software, leva per abbattere i costi aziendali, storage, aggregatore ed elaboratore di informazioni e molto altro da individuare.

“Il cloud computing (CC) può essere definito come un insieme di modelli di servizio che incoraggia un utilizzo flessibile delle proprie risorse ICT – infrastrutture e applicazioni – o di quelle messe a disposizione da un fornitore di servizi specializzato, il cloud provider”. A declinare le diverse sfaccettature del fenomeno è stata una ricerca condotta dalla fondazione di cultura politica ResPublica e da Astrid, fondazione per l’Analisi, gli Studi e le ricerche sulla Riforma delle Istituzioni Democratiche e sull’innovazione delle pubbliche amministrazioni. Il fine è quello di dimostrare l’impatto positivo del CC su rilevanti aspetti dell’economia italiana, sia in un’ottica europea, attraverso analisi comparative di alcune esperienze già avviate in altri contesti nazionali, sia da una prospettiva locale e regionale.

Il risultato complessivo, che esime dal voler essere una stima puntuale in termini di ricchezza generata o di minori costi sostenuti dalle imprese, mira a valutare il vantaggio relativo dell’Italia rispetto ad altri paesi, attraverso la selezione e l’analisi di due macro-variabili significative: la dimensionalità delle aziende, utilizzatrici della tecnologia in oggetto, e la maggiore sensibilità di alcuni settori rispetto alla fruizione dello “strumento” cloud.

La ricerca, articolata su otto capitoli, si apre con una panoramica della situazione italiana, in termini di competitività comparata con gli altri partner/competitor dell’Unione Europea. Il CC nell’attuale contesto di ridotti margini di manovra fiscale, data la gravosa situazione della finanza pubblica in Italia, può rappresentare così un ottimo ed efficace driver per incentivare la produttività delle imprese e rilanciare la crescita nel complesso.

Nel secondo capitolo vengono individuati e approfonditi quattro modelli di servizio, indipendentemente dall’implementazione fisica e dalla gestione del CC: Infrastructure as a Service (IaaS), riguardante gli elementi base privi di software applicativi, come storage ed elaborazione dati; Platform as a Service (PaaS), incentrato sull’erogazione di servizi applicativi di primo livello – ad esempio sistemi operativi e programmi di middleware – che esonera l’utente da ogni processo di esecuzione dei sistemi; Software as a Service (SaaS) comprendente la fornitura di qualsiasi tipologia di applicativo, a prescindere dalla collocazione e dal tipo di device utilizzato; Business Process as a Service (BPaaS), rappresenta un evoluzione del SaaS in un’ottica di funzionalità trasversali di business e di processo.

Altri modelli – secondari rispetto alla classificazione di cui sopra – riguardano le caratteristiche della distribuzione e la tipologia di rete: cloud privato e cloud pubblico. Il terzo e il quarto capitolo, vanno ad analizzare rispettivamente le principali fonti di beneficio che offre la nuvola informatica per l’attività di impresa e il vantaggio specifico, in termini di costi fissi e di costi variabili.

Ampio spazio è dedicato, nella parte centrale della ricerca, ad un’accurata analisi settoriale condotta su un campione di tredici paesi europei: sette comparti rilevanti dell’economia vengono studiati e messi a confronto sulla base di quattro specifiche variabili – incidenza dei costi IT; variabilità della produzione; condivisione delle informazioni e mobilità del personale; sicurezza del sistema ICT – interessate, in misura e forma diversa, dall’adozione del CC. “Gli indicatori utilizzati – si legge tra i risultati dell’analisi svolta nel quinto capitolo – ci permettono di concludere che sono i settori a più alto valore aggiunto a beneficiare di più del cloud e, in particolare: i servizi di informazione e comunicazione; le attività professionali, scientifiche e tecniche; e le attività amministrative e di servizi di supporto. […] I servizi di informazione e comunicazione avrebbero un vantaggio economico di quasi il 60% rispetto al settore manifatturiero”.

Beneficiando dell’analisi settoriale effettuata, l’indagine prosegue poi, nel sesto e nel settimo capitolo, su una stima dell’impatto complessivo del CC, sia sui paesi europei sia sulle venti Regioni italiane, in termini di reddito e occupazione generata e tenendo conto del peso delle microimprese nel tessuto economico.

Le conclusioni dell’opera sono dedicate interamente alla formulazione di politiche e strumenti capaci di favorire l’adozione della tecnologia in oggetto. “L’impatto principale del CC dal punto di vista socio-economico – si legge nell’ultimo capitolo – è la globalizzazione dei servizi IT e lo scambio dei dati e delle informazioni […] si richiede uno sforzo importante nella definizione delle regole, dei comportamenti e delle procedure […] in modo da accelerarne i benefici e garantire allo stesso modo la protezione degli utenti, delle aziende e del paese”. Proprio in riferimento a quest’ultimo passaggio è da osservare come sia di attualità e di forte priorità in ambito istituzionale europeo, la definizione di un quadro regolamentare e di una strategia strutturata sul tema della nuvola digitale. Un documento di sintesi – di cui la bozza finale è tutt’ora la vaglio della Commissione Europea – indica tre direttrici: standard comuni per i paesi dell’UE; condizioni e termini contrattuali più certi e sicuri; partnership sul fronte delle PA.

Il rapporto condotto da Astrid e da ResPublica, in sintesi, riesce analiticamente a dimostrare come questa nuova tecnologia rappresenti un fattore cruciale della crescita e della competitività di ogni sistema economico, contribuendo in modo determinante all’incremento della produttività delle imprese e determinando un’opportunità per la pubblica amministrazione. L’articolazione della ricerca – che tocca tematiche economiche, sia a livello micro sia macro – si presta agevolmente alla comprensione di un fenomeno in fieri e in continuo rimodellamento, da parte di coloro che gestiscono un’attività di impresa e al contempo, di coloro incaricati di individuare soluzioni efficienti nella PA.

Daniele Sireus

copyright: www.firstonline.info

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