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Inchiesta Concordia, al vaglio le testimonianze degli ufficiali Cronaca

Mentre sono ancora in corso le ricerche dei dispersi dentro il relitto e in mar,  l'inchiesta si allarga decisamente anche ai veritci di Costa Crociere, la societa armatoriale, che lo stesso Schettino ha tirato in causa, durante gli interrogatori, circa quelle che sarebbero le prassi di inchino (accostamento alle isole fuori rotta) per pubblicizzare l'armatore. Su questo gli ufficiali che erano a bordo della Concordia convergono sulla versione del comandante sull'inchino del 13 gennaio: l'armatore sapeva dell'inchino, anzi lo aveva chiesto espressamente per motivi pubblicitari.
E nel frattempo si mettono a fuoco le testimonianze degli ufficiali presenti in plancia e in sala macchine nei momenti che precedettero la collisione fatale e seguirono lo squarcio della nave. Secondo il racconto di Silvia Coronika, terzo ufficiale di guardia in plancia le manovre furono disturbate dalla presenza  di non addetti e il comandante fece riferire alla Capitaneria di Porto di Livorno, dopo l'impatto alle Scole, che c'era stato solo "black out" e che non c'era al momento bisogno di aiuto. Altri ufficiali sostengono che la Concordia si è arenata da sola, non per manovra di emergenza decisa dal comandante, contrariamente a quanto detto da Schettino che ha sostenuto negli interrogatori di aver salvato migliaia di persone grazie alla sua manovra di avvicinamento alla Punta Gabbianara del Giglio. Infine, mentre Schettino parlava al telefono con Roberto Ferrarini, tour operator di Costa, preoccupato di essere "sad and sorry", l'ufficiale Alberto Fiorito in sala macchine, a pochi minuti dall'impatto, constata l'allagamento di cinque locali e il suo collega Giuseppe Pillon riferisce la situazione al comandante.

Il capitano di fregata Gregorio De Falco della capitaneria di porto di Livorno ha incontrato stamattina, alla procura di Grosseto, i magistrati e altri inquirenti impegnati nell'inchiesta sul naufragio della Costa Concordia. I pm grossetani hanno molti punti da chiarire e stanno indagando per ricostruire i fatti ed accertare tutte le responsabilità: quelle del comandante Francesco Schettino su manovre e ordini impartiti all'equipaggio e gestione dell'emergenza prima e dopo l'abbandono nave, ma anche quelle di Costa Crociere sul comportamento riferito alla decisione di compiere l"inchino" all'Isola del Giglio la sera del 13 gennaio. L'armatore infatti, in base alle dichiarazioni di Schettino e di altri ufficiali, avrebbe pianificato e addirittura imposto l'inchino al Giglio per ragioni pubblicitarie. Forse questa settimana stessa i vertici della Costa Crociere Così verranno ascoltati dai magistrati.
Da svelare ancora due misteri: il mistero della scatola nera, recuperata dal relitto ma non utilizzabile, poichè, secondo quanto dichiarato dal comandante non registrava i dati di bordo da ben 15 giorni, e il mistero della donna bionda, non ancora trovata, che ha preso in custodia il pc portatile del comandante Schettino la mattina dopo il naufragio. La donna si sarebbe qualificata come un avvocato della Costa Concordia, ma la compagnia ha smentito. Proprio da questo pc gli inquirenti sperano di trarre elementi utili alle indagini, forse relativi proprio a conversazioni e decisioni sugli inchini, intercorse tra comandante e l'armatore.

Le testimonianze degli ufficiali della Concordia
Nelle dichiarazioni degli ufficiali ascoltati in Procura si trova spiegato che la nave non è naufragata in mare aperto ma
si è arenata davanti all'isola solo per una casualità. Insomma nessuno avrebbe impartito l'ordine di dirigersi verso la costa. Queste affermazioni smentirebbero Schettino, il quale ha dichiarato di aver eseguito una manovra di emergenza per avvicinarsi all'isola per evitare l'inabissamento in mare aperto, salvando grazie a dessa migliaia di persone. La nave si sarebbe invece inclinata progressivamente per l'inerzia e per l'effetto perno delle ancore gettate in acqua. Gli ufficiali confermano invece le dichiarazioni di Schettino circa il fatto che la Costa Crociere era stata tempestivamente informata dell'avvenuto naufragio, ma nonostante ciò
l'ordine di evacuazione generale fu dato in ritardo di oltre un'ora.
La testimonianza di Silvia Coronika interrogata dal pm, pubblicata oggi da alcuni quotidiani insieme a quelli di altri ufficiali della nave, inserita nei verbali dell'inchiesta, verte sui fatti in plancia poco prima della collissione. Sul ponte di comando erano salite persone non preposte alla navigazione che ''disturbavano la manovra, con conseguente calo di attenzione'', come il maitre e il commissario Manrico Giampetroni. Prima della partenza da Civitavecchia il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino aveva ordinato di tracciare la rotta per l' ''inchino'' all'Isola del Giglio, impartendo la disposizione all'addetto alla cartografia Simone Canessa: ''Vieni qua che dobbiamo tracciare una rotta per passare vicino al Giglio e fare un inchino''. Questa  ''era stata annotata sulla carta nautica e registrata sul sistema di navigazione integrato'' .
Il comandante, dopo la collisione, ordinò all'ufficiale addetto alle comunicazioni radio di rispondere, alla domanda della Capitaneria su eventuali problemi a bordo, che c'era stato un black-out.  ''Ci chiesero se avevamo bisogno di assistenza e fu risposto al momento no'''.
Cruciali sarebbero le testimonianze dei due ufficiali della sala macchine della Concordia, pubblicate oggi. Alberto Fiorito ha raccontato al magistrato: "tutto si mise a tremare" e ho capito che avevamo preso qualcosa. Scendendo la rampa del ponte B, nei locali del generatore di prora, ho aperto la porta e ho visto lo squarcio nella fiancata della nave. E l'acqua che entrava… Nel giro di due minuti era già tutto allagato. Ho aperto la porta del quadro elettrico generale, ma c'erano già quasi due metri d'acqua. L'altro ufficiale in sala macchine, Giuseppe Pillon, mi ha chiesto di aspirare. Ma era già tutto sommerso d'acqua e le pompe non giravano. Le porte stagne erano chiuse e Pillon parlava con il ponte. Abbiamo contato che cinque locali erano allagati e sappiamo che la nave può reggere fino a tre locali allagati". Pillon, che conferma i ricordi di Fiorito, aggiunge un dettaglio cruciale: "Ho dato la situazione al comandante Schettino. Gli ho detto che sala macchine, quadro elettrico e zona poppiera della nave erano allagate. Gli ho detto che avevamo perso il controllo della nave. Che al suo interno c'era un pezzo di scoglio. A volte ho parlato con il comandante, altre volte con un altro ufficiale".

Foto www.3bmeteo.com

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