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Lincoln e Kennedy, le inquietanti coincidenze dei due omicidi che cambiarono l’America Breaking news, Cultura

Firenze – Lincoln fu ucciso da un fanatico sudista mentre era a teatro. Ma forse John Booth, stava interpretando un copione scritto da un abile regista. E anche nell’attentato di Dallas, cento anni dopo, hanno preso sempre più corpo le ipotesi di un complotto. Ma se quest’ultimo caso è più noto (si pensi ad esempio, al film di Oliver Stone JFK- Un caso ancora aperto) vediamo invece i lati oscuri dell’assassinio di Lincoln prima di passare ad alcuni curiosi parallelismi fra i due Presidenti.

Nell’aprile 1865, terminò la guerra di Secessione che da quattro anni insanguinava l’America. Mentre a Washington si festeggiava la vittoria, Abraham Lincoln ebbe parole concilianti e si preoccupò di gestire la pace con equilibrio. Tuttavia, molti sudisti vedevano in lui l’artefice della propria rovina. Tra questi c’era John Wilkies Booth un famoso attore che, sebbene originario del Maryland del Nord, simpatizzava pubblicamente per la causa sudista.

In quel periodo si verificò un’altra sconcertante vicenda. Alcuni complici reclutati da Booth alloggiavano in una pensione dove era ospite anche un funzionario del Ministero della Guerra che, insospettito dai conciliaboli, aveva avvertito il controspionaggio. Dopo l’assassinio di Lincoln, l’inchiesta avrebbe rivelato che la segnalazione era stata trasmessa ma senza esito. Il 13 aprile Booth seppe che il generale Grant sarebbe andato a teatro insieme al Presidente. Ritenne che fosse un segno del destino. Radunò i complici e passò all’azione.

Il 14 aprile era venerdì Santo e a Lincoln non sembrava la sera più adatta per recarsi a teatro. Per di più aveva avuto una giornata faticosa, con una tempestosa riunione sui rapporti con gli Stati Confederati. Alcuni ministri avevano proposto di procedere alla confisca dei beni dei sudisti. Lincoln si era opposto e si preparava ad affrontare il difficile passaggio in Senato. Quando la moglie lo invitò a prepararsi per il teatro rispose che era stanco ma non voleva deludere il pubblico tanto più che Grant era ripartito.

Booth stabilì il momento per entrare in azione. A un certo punto della commedia brillante “Il nostro cugino americano “ c’era una battuta che provocava immancabilmente l’ilarità degli spettatori. Le risa e gli applausi avrebbero coperto il colpo di pistola. Radunati i complici ai quali aveva affidato l’uccisione del vice Presidente Johnson nel proprio albergo, Booth si recò al Ford’s Theatre. Raggiunto il corridoio che porta al palco presidenziale, ebbe la piacevole sorpresa di trovarlo deserto. Il poliziotto che quella sera sostituiva Cook, la fedelissima guardia del corpo del Presidente, era andato al bar. Al momento previsto della commedia, Booth entrò nel palco e sparò alla testa di Lincoln.

Poiché quello presidenziale era un palco di proscenio, con un salto di tre metri raggiunse il palcoscenico per arrivare a un’uscita di servizio dove aveva lasciato un cavallo. Ma nel salto cadde e fuggì zoppicando tra lo sbigottimento  degli attori e del pubblico che, per un momento, credette che quel trambusto facesse parte dello spettacolo. Dopo un’agonia di alcune ore Lincoln morì. Il Vice Presidente Johnson fortunosamente scampato a un analogo attentato prestò giuramento come nuovo Presidente.

Intanto, nonostante una caccia senza quartiere coordinata dal Ministro Stanton, Booth uscì dalla città per l‘unica strada dove non c’era un posto di blocco. Tuttavia, dodici giorni dopo, il 26 aprile, fu rintracciato e accerchiato in un fienile della Virginia. Secondo alcune versioni uscì brandendo un’arma ma fatti pochi passi, fu abbattuto dal fucile di un soldato. Secondo altre versioni invece aveva le mani alzate e il sergente si giustificò dicendo che voleva impedirgli di fuggire. Ma tutti sapevano che aveva un femore fratturato.

Anche i complici vennero arrestati. Quattro di essi furono sbrigativamente condannati a morte e giustiziati, altri finirono in prigione dopo che si era cercato invano di far loro confessare un collegamento con ambienti Confederati. In realtà, i leaders sudisti sapevano bene che con la morte di Lincoln si allontanava la speranza di una pace moderata. Gli estremisti, che avevano sempre avversato l’equilibrio del Presidente trattarono il Sud come un Paese occupato.

Alcuni giornali come il The people’s Weekly parlarono di un complotto antisudista. Ma solo molti anni dopo, nel 1940, un brillante storico “dilettante” Otto Eisenschiml, dopo minuziose ricerche sulle incongruenze e le lacune dell’inchiesta, sollevò dubbi inquietanti.

Il primo riguardava la guardia del corpo che al momento dell’attentato si trovava al bar. Eisenschiml afferma che in passato era stato punito per ubriachezza ed era strano che fosse stato scelto per un incarico così delicato. Comunque altre fonti osservano che un attore famoso come lui sarebbe riuscito comunque a essere ammesso nel palco presidenziale.

Gli interrogativi più rilevanti riguardano, però, la fuga e la cattura di Booth. Il Ministero della Guerra aveva subito ordinato ai comandi periferici di bloccare tutte le vie che uscivano da Washington. Ma Eisenschiml, consultando le copie dei telegrammi conservate nell’archivio di Stato ha rilevato che mancava proprio quella della strada scelta da Booth per fuggire. I lati oscuri della vicenda convergono nell’episodio dell’uccisione di Booth. L’uomo che asserì di aver sparato, fu internato in un manicomio. In realtà, secondo Eisenschiml, a sparare sarebbe stato un agente segreto da un’altra postazione. E molti dubbi si addensano sulla figura dell’assassino di Lincoln. Fanatico sudista o strumento di estremisti nordisti ? Oppure un ingenuo manovrato da abili burattinai?

Aveva confidato di voler uccidere Lincoln per vendicare il Sud. Eppure, durante la guerra civile aveva continuato a vivere a Washington e si era ben guardato dall’arruolarsi nell’esercito di Lee dicendo che aveva una fobia per il sangue e per le cicatrici. Era un uomo intelligente ed essersi messo attorno personaggi strani con folli progetti come il rapimento del Presidente, fanno pensare a un agente provocatore. Se i servizi segreti conoscevano già l’esistenza della banda e i tentativi di rapimento (che si erano ritorti contro il Sud) si capirebbe anche come fu possibile, dopo l’assassinio, arrestare tutti i complici senza difficoltà.

La tesi di un Booth che all’improvviso sarebbe sfuggito al controllo dei servizi segreti per mero protagonismo o per divenire strumento di estremisti non appare più convincente di quella di un complotto guidato da esponenti della classe politica.

L’attentato che costò la vita a Lincoln precorre l’assassinio di John Kennedy a Dallas con una serie inquietante di analogie. La più importante è che in entrambi i casi si è parlato di un complotto di vaste proporzioni che si sarebbe celato dietro il gesto individuale e che avrebbe avuto finalità opposte a quelle dichiarate dagli attentatori.

In ambedue i casi l’omicida fu descritto come un esaltato, un fanatico e anche allora un “patriota” lo uccise, in un “impeto d’ira” prima che potesse rivelare gli eventuali retroscena della vicenda Inoltre, in tutti e due i casi, l‘attentato modificò profondamente la politica del governo americano.

Altre coincidenze rientrano nel campo della mera curiosità. Lincoln era stato eletto nel 1860, Kennedy nel 1960. Entrambi vennero assassinato di venerdì alla presenza delle loro mogli. I successori si chiamavano ambedue Johnson, erano democratici e del sud. Andrew Johnson successore di Lincoln era nato nel 1808. Lyndon Johnson nel 1908. Booth era nato nel 1839 e Lee Harvey Oswald nel 1939. Il segretario di Lincoln si chiamava Kennedy la segretaria di Kennedy si chiamava Lincoln. Booth uccise il Presidente in un teatro e si rifugiò in un magazzino (fienile), Oswald sparò da un magazzino e si rifugiò in un teatro.

Alcuni hanno parlato di una sorta di legame astrale ma questo gioco delle coincidenze viene spiegato con la legge dei grandi numeri. Tra i moltissimi potenziali punti di contatto alcuni, ovviamente, si verificano. Si sarebbe parlato di coincidenze anche se gli attentati fossero avvenuti nello stesso giorno o mese, o nella stessa città, se le mogli o i figli avessero avuto gli stessi nomi, ecc.

Comunque, alcune coincidenze sono così puntuali che un pizzico di mistero rimane e, in ogni caso, stuzzica la nostra curiosità

Ne aggiungo allora un’altra che ho trovato leggendo le cronache dell’attentato a Lincoln. Booth quando saltò sul palcoscenico cadde perché il suo sperone s’impigliò nella bandiera che ornava il palco presidenziale e il suo piede destro urtò una targa dedicata a George Washington. Insomma, l’omicida fu ostacolato nella sua fuga da due simboli del patriottismo americano.

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