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L’industria dell’auto investita dalla crisi STAMP - Lavoro Nuovo

E il 2012 si conferma l’anno più nero. A giugno sono state immatricolate 128.388 autovetture, con un segno negativo di -24,42% rispetto a giugno 2011. Un dato ancora peggiore rispetto a quello di 30 giorni fa, quando nel mese di maggio erano state immatricolate 147.707 autovetture, con una variazione di -13,90% rispetto a maggio 2011. E le cose non  vanno meglio In Francia e in Spagna.

Così comincia ad arrivare puntuale la mannaia.  Il gruppo francese PSA (Peugeot – Citroen) ha annunciato il taglio di ottomila posti di lavoro, creando la prima vera grande crisi sociale dal giorno in cui Francois Hollande è diventato presidente della Repubblica. E in Italia il presidente della Fiat Sergio Marchionne non si è lasciato scappare l’occasione per affermare che "se le attuali capacità di assorbimento in Europa resteranno tali per i prossimi 24-36 mesi c'è uno stabilimento di troppo in Italia''. Sul fatto che la crisi del mercato metta in evidenza una sovraccapacità produttiva  c’è poco da contestare.  In Francia, a fronte di un mercato europeo stimato in calo dell'8% nel 2012, il tasso medio di utilizzo degli impianti di Psa – scrive il Sole 24 Ore – è ormai del 76%, (rispetto all'86% di fine 2011), un livello non sostenibile.  In Italia Marchionne ha detto che ridurrà gli investimenti in Europa di 500 milioni di euro.

Insomma l’economia reale sta soffrendo duramente per la crisi e la risposta dei grandi gruppi industriali è sempre la stessa: tagli al personale e spostamento degli investimenti dove i mercati continuano a tirare. In realtà, sarebbe proprio questo il momento di fare massa critica per rilanciare l’economia europea. La Volkswagen negli anni 90, quando Gianni Agnelli andava dicendo che in Europa potevano resistere solo due gruppi automobilistici , superò la crisi inventando “la fabbrica he respira”,  cioè la possibilità di aumentare o ridurre la produzione a seconda della domanda del mercato, senza licenziare nessuno, anche se chiese ai lavoratori elasticità nell’orario proprio per utilizzare al massimo gli impianti nei momenti favorevoli.  Fare quadrato di fronte alla crisi, vuol dire anche mettere in campo tutta la creatività possibile per salvare profitti e posti di lavoro.

Rassegna stampa 13 luglio

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