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L’industria editoriale toscana, tra crisi e riorganizzazione Cultura, Economia

Un'industria che muove un indotto di oltre 2300 aziende che danno lavoro a più di 9200 addetti. La crisi dell'ultimo triennio ha colpito duro anche il settore dell'editoria, ma la Toscana pare aver tenuto testa al periodo di recessione, confermandosi la quinta regione per numero di titoli e tiratura complessiva, con una produzione che nel 2008 si attestava rispettivamente al 6% dei titoli e al 4% di copie pubblicate. E' quanto emerge dal rapporto Irpet “Editoria toscana: cultura, industria e brand regionale”, illustrato dalla dirigente Patrizia Lattarulo e dalla ricercatrice Carmelina Brugnano. Pare tuttavia che la tendenziale riduzione della presenza toscana sul mercato nazionale, iniziata già nella prima metà degli anni Novanta, sia continuata ininterrotta: si è infatti passati dal 6,7% dei titoli pubblicati nel 1997 al 6,1% nel 2008 e dal 4,9% delle tirature al 3,9%.
Dalla ricerca emerge anche come la Toscana si collochi al terzo posto in Italia per numero di editori (pari al 9% del totale nazionale), subito dopo Lombardia e Lazio. Ma la differenza che salta subito all'occhio tra la realtà regionale (che conta 203 case editrici) e quella nazionale è che in Italia il 75% della produzione è frutto del lavoro degli editori di grandi dimensioni, mentre gli editori medi e piccoli detengono la quota del 25% della produzione; guardando alla Toscana questi ultimi presentano un livello produttivo quasi doppio. Circa quattro libri su dieci prodotti nella regione sono attribuiti a piccoli e medi editori. Oltretutto si riscontra nel settore un'elevata dinamicità favorita dalle basse barriere all’ingresso. Pur tuttavia, gli elevati tassi di crescita degli anni passati sembrano oggi subire un freno. In Toscana, la crescita negli anni Novanta (dal 1992 al 2000) è stata pari al 65%, risultando più alta della crescita a livello nazionale del 59%. La stessa dinamicità di questo settore, si riscontra anche in senso contrario nell'ultimo decennio, durante il quale il tasso di decrescita regionale supera di circa 3 punti percentuali quello registrato a livello nazionale (-19% contro un -16%). L’inversione di tendenza dal 2002 al 2008 vede i piccoli editori diminuiti del 17,5%, mentre quelli di media e grande dimensione sono aumentati rispettivamente del 2,3% e 33,3%. Pare dunque che la strategia messa in atto dalle imprese editoriali per affrontare la crisi della produzione e della crescente segmentazione del mercato, sia stata quella della concentrazione in gruppi editoriali di medie e grandi dimensioni, spiegano all'Irpet.
Dopo il periodo di forte ristrutturazione nel primo decennio del 2000, il settore “Editoria di libri” sembra aver reagito positivamente alla crisi, dal momento che tra il 2008 e il 2011 il numero delle imprese ha ripreso a crescere, più in Toscana che nelle altre regioni del Paese.
Sul fronte occupazionale la ricerca pone in evidenza come nella nostra regione nel 2008 fossero occupati 1.263 operatori nel settore “Editoria di libri di giornali e di riviste e periodici” contro le precedenti 2.369 del 2001, un calo del 47%. Questa marcata riduzione del numero degli addetti associata al calo del numero delle imprese è un trend messo in evidenza già dalla precedente indagine Irpet per il periodo 1991-2001, con l’unica differenza che esso si ripropone oggi in forma ancora più accentuata.
Il rapporto volge infine lo sguardo anche all'indotto mosso dall'editoria regionale: un comparto nel quale operano oltre 2300 imprese che danno lavoro a più di 9200 addetti.

Michele Brocchi

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