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Linea Faentina, il treno per Firenze non aspetta, bloccati a Faenza per 4 ore Breaking news, Cronaca

Ravenna – Il ritardo è poco: neppure una decina di minuti. Motivato da una serie di lavori, coincidenze sfortunate, ritardi accumulati, stamattina si parte da Ravenna con questa manciata di minuti che pesano sulla possibilità di agganciare la coincidenza a Faenza per Firenze: il mitico, amatissimo trenino del Mugello, che porta da sempre lavoratori, turisti, studenti in viaggio fra le due capitali, quella bizantina e quella rinascimentale.

Tutto sommato, nonostante il ritardo, si parte tranquilli. In parte, nella speranza che il treno da Ravenna riesca a recuperare, in parte perché un operatore delle ferrovie si affaccia nelle carrozze e chiede se c’è qualcuno che deve prendere la coincidenza per Firenze. In questi casi, come spiegano i viaggiatori più esperti del trenino, il ritardo viene comunicato al capotreno della locomotiva per Firenze e solitamente le due macchine si aspettano. Solitamente.

Sul treno, circa una ventina di persone che attendono con ansia di correre per afferrare al volo la coincidenza. Sembrano poche, eppure, sono venti vite che devono andare a Firenze per svariati motivi. di cuore, ma anche per appuntamenti di lavoro, per esami universitari, una signora piuttosto giovane per un colloquio. Una ragazza francese deve andare a dare l’esame: è nervosa, cerca di ripassare mentre ci si avvicina a Faenza. Invece, nello scompartimento successivo, una donna con figlie sta scalpitando: ha i biglietti per le coincidenze che da Firenze si diramano per portarla al sud della Toscana. Faenza s’avvicina … ed ecco, tutti in corsa a scendere per prendere il treno. Ma il binario è vuoto: il treno non c’è. Serpeggia l’incredulità: ma perché ci è stato chiesto se c’era qualcuno che doveva prendere la coincidenza per Firenze? Si chiedono ancora increduli i viaggiatori, convinti che non sia possibile quello che purtroppo i loro occhi registrano: il binario è vuoto.

Vuoto? “Forse la sede di partenza è stata spostata…” mormora qualcuno, inguaribile ottimista. Si guardano intorno, ma no, la verità è una, una sola: il treno è già in viaggio verso Firenze, non ci sono possibilità d’errore. Appurato che è così, la gente comincia a scaldarsi. Intanto, “perché chiedercelo, se dovevamo andare a Firenze?” chiede, con logica adamantina, la signora con figlie. La rabbia aumenta ancora quando si ventila la possibilità (anche questa amara realtà) che, nonostante il ritardo sia tutto a carico di Trenitalia e la coincidenza sia partita senza rispettare il pur diramato avviso di ritardo (di 10 minuti scarsi…), se si vorrà cambiare percorso passando da Bologna, è ovvio che si dovrà cambiare biglietto. Vale a dire, quello già comprato e timbrato non vale più. Se non … per il prossimo treno in partenza da Faenza a Firenze, linea Borgo, vale a dire … alle 12.18. Vale a dire, ancora, che i dannati del trenino dovranno aspettare almeno 4 ore a Faenza.

Esasperazione. Rabbia. C’è chi non può fare a meno e prende il treno da Bologna, tirando fuori soldi e rivedendo tutte le coincidenze. La studentessa si rassegna, sperando che la sessione continui nel pomeriggio. Un altro studente se ne torna a casa. La maggior parte si accampa. Chi aveva un appuntamento di lavoro? Cambia il biglietto e si precipita alla coincidenza di Bologna. Altri soldi, un altro biglietto e altri atemi d’animo: sarà in orario, questo? . Anche perché la prospettiva di cambio percorso in realtà anticipa solo di poco più di un’ora l’arrivo. Per molti, neppure in tempo utile. “In realtà – conclude la signora che perde l’appuntamento di lavoro – non sta scritto da nessuna parte che il capotreno faccia aspettare per la coincidenza il treno per Firenze. Però, siamo abituati a questo gentlemen’s agreement che va avanti da quando, vent’anni fa, frequentavo l’Università a Firenze. E vedere che se ne sono fregati non fa iniziare bene la giornata”.  Tralasciando chi doveva “proprio” esserci a Firenze, oggi, alle 10.15. Minuto più, minuto meno. E si era anche fidato.

 

 

 

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