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L’ingombrante arazzo di Hitler che imbarazza il Louvre Cultura

Parigi – Nelle riserve del Louvre vi è un ospite scomodo: un immenso arazzo su cui campeggia un’aquila araldica ornata da una svastica. Iniziali di Adolf Hitler e una citazione dal Mein Kampf , Chi vuol vivere deve combattere, non lasciano alcun dubbio sulla filiazione di questa tappezzeria, di 30 mq, tessuta in lana, seta e fili d’oro.

A rivelare la presenza di questo scomodo cimelio è stato The Art News Paper che però non è riuscito a scoprire né quando né come l’arazzo abbia trovato rifugio nl Louvre. Il museo parigino, pur confermandone l’esistenza, è rimasto assai discreto su questo punto. Secondo il giornale che cita documenti d’archivio francesi e americani, l’arazzo sarebbe arrivato al centro dell’esercito americano di raccolta delle opere dislocate durante la guerra a Monaco di Baviera nel 1949.

In un primo tempo gli esperti avevano pensato che la tappezzeria provenisse dagli atelier dei Gobelins ma successivamente, grazie alle ricerche della sovrintendente Rose Valland, personaggio di primo piano nella salvaguardia e il recupero delle opere d’arte, era stato stabilito che proveniva dagli atelier di Nymphenbourg, vicino a Monaco.

Perciò, in teoria, la Francia non avrebbe avuto alcun diritto a recuperarlo. Ciononostante il direttore del centro di smistamento Stefan Munsing aveva deciso che l’arazzo doveva essere affidato al Louvre dove era giunto il 9 giugno 1949. Un semplice affidamento, come previsto dal programma MNR che affida ai musei nazionali le opere recuperate in Germania nel 1945 e i cui proprietari non sono stati ritrovati. Il programma prevede però che le opere siano repertoriate con foto a colori ed esposte. L’arazzo nazista invece è stato da allora al riparo di ogni sguardo, “segregato” in una delle sale delle immense riserve del museo.

A rendere particolarmente ingombrante il cimelio sono i 3,5 chili d’oro in cui è intessuto: l’arazzo reca infatti la data del 1942, anno in cui alla conferenza di Wannsee i nazisti avevano lanciato la soluzione finale. Una coincidenza che, scrive il giornale, può far temere che l’oro provenga dalla spoliazione dei gioielli o dei denti degli ebrei deportati nei campi di sterminio.

Cosa fare di questo arazzo, privo di qualsiasi valore artistico? Invece di ingombrare il Louvre potrebbe forse trovare la sua collocazione nel Museo di storia di Berlino che riunisce vari cimeli nazisti, scrive Le Figaro, convinto però he difficilmente un’opera a gloria di Hitler possa un giorno essere esposta. C’è poi che milita per la sua distruzione e il recupero dell’oro, unico valore della tappezzeria. Un’ipotesi pero già scartata dal Ministero della Cultura francese secondo cui non si possono distruggere elementi di storia. Intanto però il ministero ha modificato sul registro delle MNR il suo statuto che da opera razziata è passata a probabilmente razziata in quanto l’arazzo non è stato frutto di bottino o di vendite forzate.

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