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“L’ipnotista”, un thriller gelido come la Svezia Cinema

L'ispettore Joona Linna ha un testimone oculare della brutale carneficina di una famiglia nei sobborghi di Stoccolma. Il testimone, il figlio adolescente della famiglia è vivo per miracolo e non può essere interrogato in maniera convenzionale. La figlia maggiore della famiglia invece è stata data in affidamento per problemi di violenza domenstica. Sembra che qualcuno stia cercando di annientare l'intera famiglia e Joona Linna teme che la ragazza possa essere la prossima vittima dell'assassino. Lottando contro il tempo, Linna persuade il dottor Erik Maria Bark a fare un tentativo per comunicare con il ragazzo e farlo parlare sotto ipnosi. L'uomo rompe così la sua promessa solenne di non praticare più l'ipnosi e un pericoloso viaggio nella smisurata oscurità del subconscio ha inizio.

Autore discontinuo ma molto prolifico, Lasse Hallström abbandona i fasti di Hollywood per tornare nella sua terra di origine, la Svezia e girare una pellicola forse più affine a questo buio momento di crisi economica e sociale. Basato sul romanzo best-seller del 2009 “L'ipnotista” di Lars Kepler (pseudonimo di Alexander Ahndoril), l'omonima pellicola è un viaggio oscuro nella psiche umana. Non è l'ipnosi il mezzo principale per questo viaggio, ma solo un mero pretesto per presentarci un personaggio, l'ipnotista del titolo, che è un crogiolo di problemi familiari e non, cui si somma il rapimento del figlio a distruggere completamente la sua fragile esistenza.

Vittima di uno scandalo, dopo aver denunciato per pedofilia un suo paziente, l'uomo si è rifugiato nelle braccia dell'amante, lasciando la moglie sola a prendersi cura del figlio, che però si trova più legato al padre che a lei. Accettato nuovamente nel nucleo familiare vive con la moglie una fragile tregua che rischia di spezzarsi quando l'uomo deve mettere le sue conoscenze al servizio della polizia per catturare un assassino. Il suo personale dramma familiare si accavalla con il caso cui lavora quando un misterioso personaggio si introduce in casa e rapisce il figlio. Sarà la goccia che farà traboccare il vaso scatenando una crisi che rischia di distruggere per sempre i pochi legami rimasti con la moglie.

Con la pellicola di Hallström non ci troviamo di fronte ad un film surreale e visionario, come si poteva credere vista la presenza dell'ipnosi. Tutto è reale e con i piedi ben piantati in terra. E come spesso accade per le pellicole del regista svedese non è la storia il vero punto di interesse ma i personaggi che si muovono all'interno del racconto. Uomini e donne, spesso feriti che portano con sé traumi regressi che devono superare, dalla morte di un coniuge fino alla perdita del figlio o alla volontà di portare avanti un compito impossibile. Tutti sono animati da qualcosa nel profondo che li spinge ad agire. Il dottor Erik Bark come pure il poliziotto Linna sono due protagonisti esemplari della cinematografia di Hallström, entrambi mossi da un profondo senso di giustizia l'uno e da una forte ricerca della verità l'altro si incontrano e scontrano nel tentare di dare un volto all'assassino di una famiglia e al rapitore di un bambino.

Elegante, freddo e cinico nella sua messinscena il film perde colpi nei minuti finali per giustificare un confronto finale nel bianco immacolato della neve scandinava che risulta più che funzionale ma che pare altresì incongruo con l'intero svolgimento della pellicola fino a quel punto. Un'unica piccola sbavatura di un film molto buono che coniuga la grande classe di questo regista con le ottime interpretazioni del suo cast.

Regia: Lasse Hallström
Sceneggiatura: Paolo Vacirca (dal romanzo di Lars Kepler)
Genere: Thriller
Nazione: Svezia
Durata: 122'
Interpreti: Tobias Zilliacus, Mikael Persbrandt, Lena Olin, Helena af Sandeberg, Oscar Pettersson, Anna Azcarate
Fotografia: Mattias Montero
Montaggio: Sebastian Amundsen, Thomas Täng
Produttore: Filmpool Nord, Sonet Film, Svensk Filmindustri (SF) 

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