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Riforma Province: la ricetta di Anci Toscana Politica

Nella giornata di oggi, lunedì 24 settembre, Anci Toscana ha approvato il documento dell’assemblea dei soci in merito alla riforma delle Province ed al riassetto istituzionale degli Enti locali toscani. Sia il Governo Berlusconi che il Governo Monti, viene spiegato nel documento, hanno proposto una serie di riforme confuse anziché un’organica proposta capace di tenere conto delle differenze fra le varie territorialità e delle esigenze dei cittadini. L’eliminazione delle Province è un passo per molti versi condivisibile, ma secondo Anci Toscana si deve evitare che questo comporti l’accentramento di molti più poteri nelle mani delle Regioni, lasciando ai Comuni ed agli Enti locali più direttamente a contatto con la popolazione maggiori funzioni. Una vera riorganizzazione degli Enti locali dovrebbe passare dalla valorizzazione delle fusioni di Comuni e dall’incoraggiamento di gestioni associate mediante Unioni di Comuni ma, questo, sempre a patto che la scelta passi dalle mani dei cittadini mediante lo strumento referendario previsto dall’articolo 133 della Costituzione Italiana. Quello che, in sostanza, non si farà per la soppressione delle Province e la loro sostituzione con nuovi Enti locali. Stando alla lettera degli articoli 17 e 18 del decreto legge n. 95 del 2012, infatti in Toscana si dovrebbero formare tre grandi “super-Province” ed una Cittàè metropolitana coincidente all’incirca con l’attuale Provincia di Firenze. mettere assieme Pistoia, Prato, Lucca e Massa-Carrara (prima “super-Provincia”), Pisa e Livorno (seconda “super-Provincia”) e Arezzo, Siena e Grosseto (terza “super-Provincia”) presenta però secondo Anci Toscana notevoli criticità. Si metterebbero assieme «territori che storicamente e culturalmente hanno poco o nulla da spartire, creando così situazioni di forte conflittualità politiche e istituzionali e malumori pesanti nell’opinione pubblica», si legge nel documento approvato dall’associazione dei Comuni toscani. E il pensiero non può che andare all’eventuale unione, antistorica e soprattutto anti-campanilistica, di Pisa e Livorno. Per venire meno all’immobilismo che blocca la riforma delle Province e soddisfare le richieste del Governo, spiega Anci, la strada è una sola. Serve una riforma in due tempo. In un primo momento il Consiglio delle Autonomie Locali (Cal) dovrà formulare al Governo la sua proposta di riorganizzazione delle Province toscane secondo il testo della normativa nazionale. In un secondo tempo, però, i Comuni dovrebbero sfruttare l’occasione di una riforma dell’ordinamento degli Enti locali per avviare un processo di riassetto istituzionale della Toscana capace di attribuire alle amministrazioni comunali nuove funzioni e maggior autonomia.

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