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L’ansia fa male al contribuente, specie se evade Economia, Opinion leader

Una semplice valutazione porta a calcolare che se l'evasione fosse scesa o scendesse a livelli fisiologici, il problema del debito pubblico non sarebbe così grave (e questo vale per il passato) oppure sarebbe facilmente affrontabile oggi senza ricorrere a quella che è stata giustamente chiamata una manovra contro gli “onesti”! Ma oltre al problema macroeconomico occorre valutare anche l'elemento microeconomico. E cioè come l'evasione fiscale determina una distribuzione del reddito del tutto arbitraria e ingiusta laddove non taglia in verticale la società (cioè gli onesti vs i disonesti) ma piuttosto partiziona la società in maniera orizzontale (cioè per categoria economica, tipo gli autonomi vs i dipendenti). Questo elemento comporta una distribuzione dei redditi che non dipende né dai meriti, né dalla produttività, né dal grado di onestà individuale ma piuttosto dall'appartenenza ad una categoria “favorita” rispetto ad una “sfavorita”. E questo incide anche sulla autovalutazione di merito delle singole professioni. Il livello di “guadagno atteso” (e pertanto ritenuto normale) da una categoria autonoma non è quello che deriva dal mercato e dalla applicazione delle norme fiscali. Ma piuttosto è quello che deriva dal mercato e dalla applicazione delle norme fiscali “corrette” con un determinato livello di bonus. E quindi oggi ritornare, per queste categorie, ad un livello “senza bonus” viene interpretato, forse ingiustamente ma certo correttamente per consuetudine acquisita, un incremento di tassazione vessatorio.

E vediamo come questi due mondi stanno affrontando oggi il dibattito sule varie ipotesi di manovra. Da quale posizione reddituale e patrimoniale. Non un conto preciso. Un conto della “serva” tanto per dare l'idea di ciò che si muove nella “palude” italiana. Ci sono due lavoratori, uno autonomo (A) e uno dipendente (D) che guadagnano da dieci anni 100 mila euro. Il signor A denuncia 60 mila euro ogni anno. Il guadagno di dieci anni sarà per ambedue di 1 milione di euro. Le imposte pagate per il signor A saranno circa 200 mila euro, mentre per il signor D circa 370 mila euro. Bene questa differenza di 170 mila euro vengono patrimonializzate con una casetta al mare.  Quindi, dopo 10 anni di lavoro, a parità di guadagno il signor A riceve dalla Stato una casetta al mare. Ma non basta. Se venisse scoperto il signor A dovrebbe pagare fra arretrati e multa circa, diciamo, 250 mila euro (per tenere conto degli “sconti per chi paga subito!!). Ma si sa questo avviene in pochissimi casi: diciamo, se va bene, il 5%. Quindi il suo rischio è circa 13 mila euro. La casetta viene appena intaccata (anzi forse bastano gli interessi che non abbiamo calcolato sulla somma evasa!).
E veniamo al dibattito sulla manovra. Si alza il solito “radicale di sinistra” che dice “colpite i ricchi”: bene, il 10% di chi supera 75 mila euro! Il Governo nicchia, ma è un provvedimento che non lo disturba. Sono così pochi i ricchi-irpef che non creano un grande scontento!! E il nostro signor A se la cava ancora una volta. Il signor D  riscuce altri 2.500 euro (che sono! Nulla per uno che guadagna!!). Basterebbe mettere una patrimoniale no?  Dicono quelli della sinistra. Che so per dieci anni lo 0,5 per cento. Il signor A pagherebbe in dieci anni 8.500 euro. Poco no? Ma si sa, perchè colpire chi ha sudato per il proprio risparmio? Risponde il Governo. Anzi, non solo non si mette la patrimoniale ma si potrebbe fare anche un condono fiscale. Il nostro signor A così si risparmia i suoi 13 euro di rischio controllo. Meglio così, l'ansia fa male ai cittadini contribuenti!  Specie a quelli che evadono e si turbano per un, pur improbabile, controllo.
E quindi?  E quindi siete proprio sicuri che questo Governo ha i giorni contati? E che in caso di elezioni non avrebbe più con sé la propria base sociale?   Meditate gente. Meditate gente.
 

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