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Lo sceicco di Dubai e la riforma della pubblica amministrazione Opinion leader

Firenze – Confesso la mia curiosità: dello sceicco di Dubai mi piacerebbe sapere cosa pensa del jobs act renziano e dell’abolizione dell’articolo 18. È d’accordo? Non lo è? A orecchio non penso che l’ammorbidirebbe. Anzi. Dunque me lo immagino discutere in qualche ring televisivo con la regina della trimurti sindacale, la Susanna Camusso pasionaria che cita Marx e Di Vittorio agitando lo statuto dei lavoratori, mentre lui, imperturbabile nella sua candida jellabiya, recita la parte del sovrano assoluto, nababbo tra i più ricchi del pianeta, che tutto può con uno schioccar di dita. Un sogno a occhi aperti. Forse un incubo.

Pare infatti che sia molto piaciuta in Italia, anche in certi ambienti di sinistra, la sensibilità con cui lo sceicco ha trattato il capitale umano dei suoi scintillanti ministeri, risolvendo in un amen, o in un Allah-u-akbar che è più probabile, sia il problema dell’assenteismo nel pubblico impiego, sia quello del turn over. Una performance fulminea e spettacolare che sua altezza Mohammed bin Rashid al-Maktoum, primo ministro nonché vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti, ha messo in scena domenica mattina presentandosi inaspettato in vari uffici governativi con appresso varie telecamere.

Quand’era ministro, anche ad Amintore Fanfani piaceva eccome fare analoghe sorprese. Arrivava al lavoro all’alba e fin dalle 8 perlustrava occhiuto, petto in fuori e a passo di marcia, gli uffici del suo dicastero. Per quelli che trovava vuoti nessuna pietà: li chiudeva a chiave e se la portava via. Così, a qualunque ora arrivasse, il funzionario o il dirigente ritardatario era costretto a chiederla direttamente a lui. Non senza visibili imbarazzi e glaciali cazziatoni.

Da autocrate perfetto, lo sceicco al-Maktoum è andato molto oltre, come forse anche al vigoroso Fanfani non sarebbe dispiaciuto. Non trovando nessuno, ha licenziato tutti. In tronco. Impiegati, funzionari, medi e alti dirigenti. Niente prigionieri. In un filmato on line molto visitato, lo vediamo aggirarsi nervoso, bianco come un fantasma, in stanze tanto finemente arredate, quanto orribilmente deserte. Di certo si stava interrogando sul motivo di tante assenze. Ma non perché fosse domenica, dunque un festivo, come hanno suggerito alcuni. Da quelle parti islamiche la nostra domenica cade il venerdì. Il resto della settimana si lavora.

È probabile perciò che in quel momento lo sceicco stesse già rimuginando la fatale decisione resa nota poco dopo e istantaneamente apparsa sulle cronache internazionali: tutti a casa, lavativi, fannulloni e cialtroni che non siete altro. Macché relazioni sindacali, macché preavviso, macché liquidazione, macché giudice del lavoro. Via subito, in massa, sentenza inappellabile. Colpirne cento per educarne uno, ammesso che qualche poveraccio sia scampato tremebondo alla furia del sovrano. A Dubai si può questo e altro. E non c’è neppure il TAR.

Un eroe del XXI secolo? Il leghista Salvini, ad esempio, pare essersi reso conto all’improvviso che non tutte le usanze arabe sono da buttare. Mentre al mitico Brunetta d’Arabia, facile a invaghirsi quando si tratta di modi spicci, lo sceicco è subito apparso quale esempio luminoso: presidente Renzi –dicono che abbia gridato il querulo ex ministro della funzione pubblica – questo è il solo, unico, infallibile e giusto sistema per risanare e far marciare la nostra cara Italia. Ma chissà quanti governatori, sindaci e direttori in tutta Europa si sono leccati i baffi all’idea di poter spedire sul marciapiede tanti collaboratori inutili e scansafatiche.

La diafana ministra Madia, che ha appena varato una faticosa riforma dell’amministrazione pubblica, sembra che sotto sotto gongoli in silenzio. Al punto, assicurano i pettegoli, da essersi messa sulla scrivania una foto incorniciata dell’energico sceicco di cui, a suo modo, è ormai un’ammiratrice: vedete cari Cgil-Cisl-Uil e carissimi Fivestars, cosa può succedere?, sussurra fra sé. Voi mi criticate perché voglio cacciare i furboni del cartellino e i dirigenti incapaci? Con me, potete discutere, ma uno come al-Maktoum semplicemente vi mozzerebbe il naso.

Ministra a parte, la brillante reputazione dei nostri impiegati pubblici emerge del resto anche sul web, dove i commenti social si sbizzarriscono senza che uno solo manchi di elogiare le res gestae di Dubai. Un entusiasmo moralisteggiante per lo sceicco, al quale devono aver contribuito, ovviamente in orario di lavoro, anche non pochi dipendenti pubblici e privati, forse ansiosi di veder eliminata la concorrenza di insopportabili colleghi, stante che rivalità, inimicizie e invidie sono in ogni ufficio pane quotidiano per l’eterna serie delle contraddizioni in seno al popolo.

Scrive il tale: “Responsabili pubblici italiani. Prendete esempio e risparmiamo i soldi e il tempo per inutili e costosi processi. Licenziamenti in tronco immediati!!!!!!!”. Aggiunge un altro: “Egregio sceicco, dovrebbe venire in Italia, le paghiamo vitto e alloggio. Qui ne dovrebbe licenziare almeno tre milioni, allora sì che il paese risorgerebbe dalle ceneri di questi fannulloni”. E un terzo, lapidario: “Bravissimo”.

C’è perfino chi invoca la Corea del Nord per un lavoretto a quattro mani: “Da noi ti meravigli se c’è qualcuno sulla sedia che non dorme o gioca al computer. Per l’italietta ci vogliono due persone: questo sceicco e Kim Jong-un in 3-4 giorni (lavorativi) ti rimettono in piedi il paese”. E c’è chi provoca chiedendo: “Ma non ci sono state manifestazioni di protesta organizzate da Cgil-Cisl-Uil?”.

Va ricordato e ripetuto che nel pubblico c’è tanta gente che lavora bene e onestamente. Non è un luogo comune. Ma quando un settore così importante riesce a farsi una fama che definire negativa è dire poco, una ragione deve essersi. Segno di un andazzo annoso pochissimo raccomandabile. Tanto più in tempo di crisi. Perché se democrazia è bello, fratellanza e uguaglianza nobili principi, e il volemose bene è aspirazione profonda universale, quando non ci sono più quattrini si risvegliano paure e umori che rendono intollerabili anche i torti meno sfacciati. Figurarsi i più evidenti.

Offende, fa male vedere il tipo in mutande che timbra il cartellino e poi se ne torna a letto; o quello che invece di essere alla scrivania se ne sta in spiaggia; oppure trovare il museo chiuso causa ennesima agitazione o assemblea sindacale, per tacere di chi incassa bustarelle semplicemente per fare quanto dovuto. Davanti a certi casi è facile dimenticare tutto un passato di lotte per l’emancipazione; stenti a credere ancora che el pueblo unido jamas serà vencido; Pellizza da Volpedo e il suo quarto stato diventano belle oleografie sgualcite di rivendicazioni che non hanno più corrispondenze nella realtà.

Quando simili episodi si ripetono, e in Italia si ripetono ogni giorno, il clima generale cambia, tutto diventa oscuro e incomprensibile, la fiducia si perde, monta la rabbia, il futuro si annebbia e le stesse conquiste dei lavoratori possono anche apparire come insopportabili foglie di fico utili a nasconder le vergogne. Non dovrebbe esser così, ma al punto in cui siamo si rischia davvero di apprezzare gli sceicchi del golfo e di scambiare per un Robin Hood perfino il baffuto sovrano al-Maktoum. Come si dice in inglese: mala tempora currunt.

Foto: Lo sceicco del Dubai

 

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