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Lo schema tedesco di Mario Monti Opinion leader

Si potrebbe definire l’idea del professore come “lo schema tedesco”, cioè quei rapporti politici che hanno garantito lo sviluppo della democrazia  in Germania e favorito il suo eccezionale sviluppo economico. Ciò è potuto avvenire grazie alla compresenza di due grandi partiti popolari, uno moderato-conservatore di centro, l’Unione cristiano democratica (Cdu), e uno socialdemocratico (Spd) che ha saputo sempre reinterpretare e rinnovare la grande tradizione del movimento operaio senza restare prigioniero di ideologie e modelli organizzativi leninisti, diventati nel corso degli anni una pesante zavorra nell’obiettivo di realizzare una democrazia aperta.  Le turbolenze, i cambiamenti, i radicalismi delle due ali estreme – liberisti della Fdp,  tradizionalisti cristiano-bavaresi sulla destra; Verdi, Pds, poi diventati Die Linke, sulla sinistra – non hanno mai turbato un meccanismo funzionante: chi vince le elezioni governa, ma in situazioni eccezionali come crisi gravi, debolezze dei partiti, saranno le Grosse Koalitionen a tempo a sistemare le cose per riprendere il placido cammino dell’alternanza.

Ed è esattamente ciò che propone Monti a  Pier Luigi Bersani, ponendosi come punto di riferimento di uno schieramento centrista che ha rotto i ponti con l’estremismo populista di Silvio Berlusconi e il radicalismo tradizionalista della Lega. Casini, Montezemolo, Fini  con tutti i fuggiaschi delle altre forze che si riconoscono nel progetto dovrebbero essere il polo di centro, la Cdu italiana, in grado di ridare forza e identità ai ceti con culture e tradizioni moderate e costituire un mainstream che chiede “nessun esperimento e nessun drastico cambiamento”, ma solo la prospettiva di mantenere o realizzare la gestione della propria esistenza. Il Pd di Bersani dovrebbe avere il ruolo della Spd, il partito della redistribuzione, dell’equità e della solidarietà, della difesa dei diritti antichi e nuovi, dei cittadini e dei lavoratori. Nessuno dei due pilastri dovrebbe vedere l’altro come un pericolo, riproducendo il conflitto insuperabile dei due modelli, capitalismo o comunismo, che ha predominato per 50 anni e che Berlusconi ha ampiamente attizzato per conquistare e mantenere il potere.  Chi vince governa, ma nella loro alternativa proposta di governo e di società, sono disposti a collaborare nel momento in cui è necessario affrontare crisi e instabilità che sono fisiologiche nella vita delle vere democrazie.

Per questo motivo Bersani dovrebbe augurarsi che il progetto di Monti abbia successo, pur competendo con lui per la conquista dei voti alle prossime elezioni e non viverlo come una minaccia alla possibilità concreta di vincerle. La storia si è incaricata tante volte di regalare amare sorprese a chi si sentiva la vittoria in tasca.

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