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Lo Stato taglia, la Regione risparmia: gli effetti della manovra 2013 Economia

Quasi dimezzato, dunque, rispetto al 2011 l'importo che la Regione avrà a disposizione per il prossimo anno, sanità a parte, e che si aggira intorno ad 1 miliardo e 650 milioni. Investimenti compresi, la Toscana potrà spendere poco più di 9miliardi per il 2013. Oltre il 70% di questo denaro riguarderà la spesa corrente della sanità, stimata intorno ai 6miliardi e 600milioni, a cui si sommeranno le spese del sociale per 400milioni ca. Per cultura, scuola, formazione sono previsti 273milioni, altri 135 per l'ambiente e 700 per il territorio. Non resteranno che 256 milioni da poter destinare allo sviluppo ed alla crescita, includendovi anche le spese per le politiche del lavoro. Ma allora da dove arriveranno i soldi necessari al buon funzionamento della regione, se il finanziamento statale, è stato quasi azzerato? Dalla revisione del bilancio regionale sono   stati recuperati fondi per 43 milioni, che derivano dal risparmio sulle utenze, sulla gestione del patrimonio e del personale, continuando a bloccare il turn over dei dipendenti.

Tasse e tributi, che di per sé rappresentano la fetta più importante delle entrate di una regione, penseranno dunque a fare il resto.
Sette miliardi e 781 milioni entreranno nelle casse regionali, grazie al prelievo fiscale.
Fermo restando che circa 4 miliardi arrivano dall'Iva, il resto perviene normalmente dall'Irap e dall'Irpef, che servono al massimo a sostenere il fondo sanitario, dalla compartecipazione alle accise di gasolio e benzina, bollo auto, addizionale sul metano e tributo per il conferimento dei rifiuti in discarica, oltre che dal recupero delle tasse non saldate in precedenza.

A 300 milioni ammonta, dunque, la manovra finanziaria aggiuntiva, che la Regione infine è  stata costretta ad inserire, visto che, a causa della crisi si incassano meno tributi, poiché  alcune aziende chiudono, si vende meno benzina e le imposte arretrate vengono maggiormente rateizzate. Le aliquote addizionali Irpef ed Irap vengono, così, inevitabilmente aumentate per far quadrare i conti. Aumentano anche le addizionali regionali sul gas per le abitazioni, le imposte sui canoni demaniali ed il bollo auto, da cui si prevede un recupero di 22 milioni di euro.

Il presidente Rossi spiega che per salvaguardare scuola, welfare ed avere qualche risorsa in più da destinare ad un fondo di investimento sociale, la regione non ha potuto evitare di agire sulla leva fiscale, ma assicura che i tributi che i cittadini e le imprese pagheranno resteranno molto al di sotto della media nazionale e che non  peseranno più di 5 euro l'anno a famiglia.
Questo, spiega, anche grazie al contrappeso predisposto dalle esenzioni e detrazioni, le cui fasce sono state allargate e al fatto che Irap ed Irpef andranno ad incidere solo nel 2014, visto che sono tasse che si pagano in modo differito.
L'addizionale maggiorata Irpef, portata al tetto massimo dell'1,73%, riguarderà tutti i redditi da 28.000 euro in su.
Per l'Irap l'addizionale è portata al 4,85%, mantenendo le esenzioni degli anni passati. L'Irap resterà al 3,9% per il settore manifatturiero, delle costruzioni, escluse le aziende farmaceutiche o chi lavora nelle grandi opere (476 aziende in totale).
“Sarà un prelievo progressivo, in base al reddito e saranno salvaguardate le fasce più deboli: ovvero le famiglie con figli per l'addizionale Irpef e le aziende più esposte ai venti per la crisi per quanto riguarda l'Irap” conferma Rossi.

Per gli investimenti verrà messa in opera una scelta più selettiva, in conseguenza alle ristrettezze operate dal patto di stabilità, per tenere a freno la spesa pubblica e ridurre il debito.
La strategia è quella di utilizzare i fondi comunitari al posto delle risorse regionali, prevedendo inoltre di ricorrere al credito almeno per 300milioni confermando la spesa attuale, ma inserendo in bilancio la possibilità di attivarne sino a 650 milioni, se necessario.

Per la sanità la giunta ha deciso la privatizzazione di una parte dei servizi erogati, strada in parte già percorsa in conseguenza all'innalzamento dei ticket sanitari, che hanno reso i costi delle strutture private più competitivi. Al privato spetterà gestire la specialistica e la diagnostica in convenzione, al pubblico di garantire il buon funzionamento del ricovero ospedaliero.

In definitiva sembra che gli aumenti non fossero rimandabili, resta da capire come reagiranno a queste scelte, l'economia reale già ampiamente gravata dalla crisi e dalla forte imposizione fiscale nazionale e le famiglie. Per le imprese, a parte per i settori in cui l'Irap resta invariata, non c'è alcun cenno di ripresa, le commesse restano in attesa degli ordinativi, mancano gli investimenti per le grandi opere e la produzione è in calo a causa della diminuzione della domanda. Non è immaginabile, infatti, che le famiglie toscane che superano facilmente, in media, i 28.000 euro l'anno e non hanno molti figli, per cui non potranno avvalersi delle detrazioni, si affretteranno a comprare di più nei prossimi mesi.

Le politiche attive contro la povertà sono importanti, ma a cosa servono gli sforzi regionali in ottica assistenzialista, se non si adottano politiche che cercano di risolvere a monte le cause che generano un progressivo impoverimento della popolazione?
La strategia regionale non fa altro che allinearsi con la tendenza nazionale di rendere più gravoso il prelievo fiscale dei soggetti rintracciabili, in base al loro codice fiscale, senza incentivarne altrettanto la ripresa, almeno a livello territoriale.

 

 

 

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