energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

L’odore del sangue Rubriche

Ma sarà perché molti anni fa mi è piaciuta tanto la figura di Salieri, quello del film Amadeus, insomma di un “mediocre di talento”, fatto sta che più di tanto non so entusiasmarmi per chi vince. Nemmeno per quelli che vincono in sport che nessuno segue mai se non alle olimpiadi, tipo la carabina, il tiro al volo, il dressage. Invece mi interesserebbero innanzitutto quelli che arrivano settantesimi alla maratona o non passano le prime eliminatorie del pugilato. Va detto che se sono stati a Londra da qualche parte dovranno pur aver vinto anche loro a spese di altri ancora più mediocri, ma fermiamoci qui. Quello che mi interessa sono le ore, migliaia di ore, solitarie di allenamenti e sogni, allenamenti e sogni che non servono a nulla ma che ognuno di loro si è sentito di dover fare pur, nella stragrande maggioranza dei casi, sapendo che non li avrebbero portati alla gloria. Perché, per esempio, un’ora di corsa per allenarsi non dura un’ora, o meglio dura un’ora solo per quelli che lo vedono passare e ripassare di lì davanti: per chi corre un’ora dura molto di più, anche degli anni se uno è sfinito. E’ normale, la gloria è dei primi, ma il mondo no! Il mondo è dei mediocri, di quelli che arrivano a pezzi, di quelli che poi tornano a casa con le foto che si sono fatti da soli e magari il numero che avevano sulla maglia e lo mettono in un cassetto. E’ che invece ci si mettono due tipi come Alessandro Antinelli ed Andrea Lucchetta e, almeno a me mi fanno venire un nervoso che ne farei volentieri a meno! Sono quei due che hanno fatto le telecronache della squadra italiana di pallavolo, non che gli altri siano stati molto meglio: ricordo bene il telecronista del tiro con l’arco, gara piuttosto statica, che sembrava stesse vedendo una partita di rugby molto ma molto movimentata e la descriveva urlando. E quello che si ostinava a non vedere che la Pellegrini non aveva più nessuna speranza? Comunque Antinelli e Lucchetta gli davano giù duro come nessuno. Lucchetta è quell’ex giocatore che ci se ne ricorda tutti perché era molto bravo ai tempi della nazionale di Velasco: allora si faceva notare anche perché aveva i capelli ritti ma tagliati, come se in capo avesse una piattaforma obliqua. Anche ora che ha i capelli bianchi li porta a quella maniera, ci vuole pazienza. Insomma non ho capito se era Antinelli o Lucchetta ma dicevano delle cose pazzesche tipo “lo Zar (che poi sarebbe Ivan Zaytzev che ha il nome russo ma è nato a Spoleto e che anche lui a capelli è piuttosto originale) sente l’odore del sangue!” per commentare una schiacciata andata a buon fine. Ho detto che Antinelli e Lucchetta mi facevano venire il nervoso, ma a dire il vero mi facevano ridere, soprattutto: l’esagerazione, l’iperbole diventano pane quotidiano e perdevano il loro sapore straordinario. Ma che ci vuoi fare, è la televisione bellezza, e non puoi farci niente (ma forse si!). Ma il mio amico, quello arrivato settantesimo alla maratona o quello battuto al suo primo incontro sul ring londinese mi stanno più simpatici, non sentono nessun odore di sangue e mi fanno essere un pochino più felice.

Gianni Caverni

Print Friendly, PDF & Email

Translate »