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Logistica: intimidazioni, ricatti e un sistema perverso di cooperative “spurie” Breaking news, Cronaca, Società

Firenze – Uno scenario da mondo dell’horror: turni impossibili, intimidazioni, ricatti. Non si sta parlando di un paese qualsiasi, ma dell’Italia, anzi, della civilissima Toscana. E le persone che subiscono tutto questo sono lavoratori, corrieri, camionisti, magazzinieri fra cui, nuovissima categoria, coloro che lavorano per l’e-commerce. Insomma è il settore della logistica che si dimostra in tutta Italia sotto scacco, anche in Toscana e nell’hinterland fiorentino.

 A diffondere dati e notizie è uno studio, commissionato dalla Cgil Toscana e Cgil Firenze alla C.A.T. (cooperativa sociale onlus). Uno studio che non ha precedenti, e che è stato presentato oggi alla Camera del Lavoro in Borgo dei Greci sia in un incontro con la stampa che in un convegno. Non un lavoro, le condizioni in cui versano questi lavoratori sono quelle di un massacro. A dirlo, è il sindacalista Cgil Gabrio Guidotti:Le dinamiche di sfruttamento, accelerate dal boom dell’e-commerce, s’innestano su alcune vulnerabilità della forza lavoro del settore: la precarietà e la nazionalità straniera, l’eccesso di straordinari e la reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro e ai periodi di riposo, la presenza di intimazioni e minacce, l’abuso della vulnerabilità del lavoratore, la sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro”. Vulnerabilità che si concretizza in due rami precisi: da un lato, quella che dipende dalla precarietà del rapporto di lavoro (il ricatto è infatti facile e largamente usato, come conferma  la dottoressa Livia Bruscaglioni, Cat), cui si assomma la nazionalità spesso straniera (fra i corrieri si arriva al 35% circa, dice Guidotti)., dall’altro, la precarietà esistenziale che deriva  nella frequente assenza di sicurezza e igiene nel mondo del lavoro. Senza contare che i turni pressanti cui sono sottoposti i lavoratori rendono talmente gravoso il rispetto dell’orario imposto, che si arriva a consumare droghe o psicofarmaci per mantenere il “ritmo”. 

E’ dappertutto così?No – risponde Guidotti – se in alcune zone siamo al far-west, in altre  ci sono stati dei miglioramenti e accordi sindacali importanti. Sono iniziati processi di rivendicazione dei lavoratori e c’è confronto con le Istituzioni, chiediamo alla Regione di aprire un tavolo sugli appalti privati della logistica nello spirito delle leggi anti caporalato”. Insomma, ciò che emerge è una situazione che in Toscana si presenta a “macchia di leopardo”. Una vera battaglia, questa del sindacato, che deve fare i conti con un ulteriore “ingarbuglio” della materia: il fatto, come dice Guidotti, che ormai anche per queste attività ci si trova sempre più spesso di fronte a “cooperative spurie”. “Un fenomeno  molto italiano – commenta Guidotti – infatti negli altri Paesi è quasi sempre presente un rapporto diretto fra i lavoratori e le aziende del settore. E’ anche vero che ormai in Italia sono ben poche le cooperative “vere””. Insomma, ciò che emerge è che le dinamiche di sfruttamento prendono forza in un contesto generale del comparto in cui la gestione dei ritmi di lavoro e degli spostamenti delle merci è attribuita all’esterno attraverso un sistema diffuso di appalti a cooperative, in larga parte spurie o false: sono le cooperative che prendono in carico il ciclo di movimentazione delle merci e impongono ai lavoratori i ritmi conseguenti. Le condizioni di lavoro, quindi, sono in parte legate alle specificità del sistema degli appalti e all’opacità gestionale, organizzativa e normativa del settore. I risultati della ricerca hanno confermato, anche sul territorio metropolitano di Firenze e Prato, quanto emerso a livello nazionale in merito alla presenza, nella filiera produttiva, di cooperative spurie, che agiscono comportamenti illegali in materia di diritto societario e di diritto del lavoro, violando i criteri costitutivi e gli elementi qualificanti della cooperazione. L’azione di contrasto delle cooperative spurie, giudicata inadeguata dai delegati e dai testimoni privilegiati intervistati, appare come prioritaria.

Alcuni dati metodologici circa il progetto  “Logistica e Sfruttamento lavorativo. Un’indagine nell’aerea metropolitana fiorentina”. Per questa ricerca sono state effettuate, da aprile 2015 a ottobre 2016, 31 interviste qualitative anonime (soprattutto tra Firenze e Prato, qualcuna anche in altre parti della regione) con lavoratori e delegati Filt Cgil dei tre comparti: autisti di trasporti a lunga percorrenza, corrieri, magazzinieri. Sono state inoltre svolte 4 interviste con testimoni qualificati con l’obiettivo di inquadrare l’andamento generale del fenomeno nei tre comparti: sono responsabili Filt Cgil e del settore della logistica. Fra i dati registrati, come spiega Guidotti, l’eccesso di straordinari e la reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro e ai periodi di riposo, la presenza di intimazioni e minacce, l’abuso della vulnerabilità del lavoratore, la sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro”. Tuttavia, dice il sindacalista, “dieci anni fa le cose andavano in modo molto peggiore, oggi ci sono dei miglioramenti – basti pensare che un lavoratore in media ha un salario mensile medio di circa 1.500 euro –  sono anche iniziati processi di rivendicazione da parte dei lavoratori. Ma ora si deve fare di più. Sul caporalato ci sono una legge nazionale e un protocollo regionale: in questo spirito, chiediamo alla Regione di aprire un tavolo sugli appalti privati della logistica”.

Il grimaldello che permette di capire le dinamiche di sfruttamento vigenti nel settore logistico, è il tempo, o meglio, il tempo imposto nel trattare e trasportare la merce. Dalla ricerca emerge che è la richiesta da parte delle aziende di corrierato di effettuare, nell’arco temporale giornaliero, un numero di consegne talmente alto da risultare non compatibile e non sostenibile se si rispettassero le indicazioni di orario e di riposo del contratto nazionale. Tant’è vero che un’altro esempio di ciò che viene a galla dall’analisi di Cat sono le pressioni da parte dei datori di lavoro degli autisti a lunga percorrenza per usare sistemi di manomissione degli strumenti di controllo e rilevazione del tempo di guida. Nel settore del magazzino, invece, le interviste evidenziano come la diffusione dell’e-commerce abbia un forte impatto sui processi lavorativi e sull’organizzazione degli orari, tanto da far affermare ad una lavoratrice intervistata: “E’ veramente schiavitù lì, perché vogliono tutto subito”. E le testimonianze dirette sono agghiaccianti: “Lavoravi tredici-quattordici ore al giorno. Lo stipendio era di cinquantacinque euro al giorno. Se eri malato niente, se eri in ferie niente. La mattina presto si entrava: dalla mattina alle sei fino alla sera alle otto. Pause: dipendeva dalle cose che c’era da consegnare. Era veramente un gran massacro”.

“Un altro problema che abbiamo all’interno di queste cooperative, che lavorano con questi ritmi di lavoro massacranti, è che tante persone fanno anche uso di stupefacenti per poter reggere, per poter reggere la tensione. Gente che fuma, e gente anche che sniffa cocaina, per poter reggere. Mantenere il ritmo”. E se non ti”va bene”? “Se non ti va bene, la porta è quella. Quando ero a [nome azienda] l’hanno fatto anche a me. I ricatti più frequenti sono legati all’orario di lavoro, ai ritmi di lavoro, e ripeto se qualcuno alza la testa o dice qualche cosa, nove volte su dieci trovavano – ora sembra si è un po’ fermata la cosa – il sistema per mandarlo via”. Le minacce, eccole: Le minacce sono di sospensioni dal lavoro, senza lavoro e senza stipendio. C’è da venire la domenica, te lo dicono il sabato. Magari hai i bambini ti cambiano i turni. Comunque ne sono andate via tante di persone. Da quando sono arrivata io una trentina”. Addetti ai magazzini: “Questi anche all’ultimo momento ti dicono che vanno spedite 600 scatole. Dunque anche le ragazze che lavorano lì magari pensano di poter finire ad una certa ora e invece…è veramente schiavitù lì eh, perché vogliono tutto subito! Col fatto che in un giorno o due ti arriva la roba a casa, te lo sai all’ultimo minuto la roba che devi spedire, quindi, si sa quando si entra ma non si sa quando si esce”.

Tuttavia qualche argine, conclude la Filt – Cgil, in questi anni è stato posto. Ad esempio, mettendo “in pista” il Contratto di Filiera, unico nel suo genere, che copre tutto il settore delle merci e della logistica con lo stesso contratto di lavoro, lavoratori diretti e indiretti, superando una difficoltà comune, quella della rappresentanza universale nel mondo del lavoro. L’obiettivo finale di questa operazione è la parità assoluta di condizioni tra il lavoratore in appalto e il lavoratore dipendente, con la piena applicazione dello stesso CCNL. “Non siamo al punto zero, anzi numerosi accordi sono stati conclusi con aziende multinazionali, quali Dhl Express e Ups, che hanno iniziato un percorso teso a eliminare le cooperative spurie dai loro appalti, nell’ambito di una stabilizzazione definitiva dei rapporti di lavoro, come dipendenti attraverso società di capitale, uscendo dalla figura “ambigua” del socio lavoratore”.

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