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Longobardi in Appennino: San Miniato e Fucecchio snodo tra la Romea Longobarda e la Francigena Cultura

Firenze – Fucecchio e San Miniato snodo fondamentale delle antiche vie dei pellegrini che, provenienti dal nord Europa, percorrevano poi la Romea Longobarda da Modena fino appunto a Fucecchio e a San Miniato dove s’innestava nella Francigena per arrivare a Roma, a S.Michele sul Gargano o addirittura a Gerusalemme.

Nel recente Convegno La Toscana in cammino per il Giubileo che si è tenuto a Firenze, in Palazzo Strozzi Sacrati, in occasione dell’apertura del Giubileo della Misericordia, Don Raimondo Sinibaldi direttore dell’Ufficio Pellegrinaggi della Diocesi di Vicenza ha presentato il progetto RomeaStrata (che può essere visto sul sito www.romeastrata.it) le cui quattro direttrici provenienti da settentrione si unificavano presso Badia Polesine nella Romea Strata Longobarda, passando per Modena, quindi verso l’Appennino, entrando nel territorio del Frignano. Da Fanano l’antica via longobarda superava il crinale appenninico attraverso il Passo Croce Arcana, andava a Ospitale di Fanano, Cutigliano, La Lima, San Marcello per arrivare poi a Pistoia, Quarrata, Vinci, Fucecchio e San Miniato dove s’innestava nella Francigena.

Longobarda perché, come ha spiegato Don Sinibaldi, perché ,congiungeva attraverso l’Appennino, la Toscana con il dominio del duca del Friuli e del patriarcato di Aquileia. In effetti,come vedremo più avanti, S.Anselmo, (fondatore dell’abbazia di Nonantola, era stato duca del Friuli).

I longobardi preferivano il percorso della Croce Arcana rispetto alla Porrettana e ad altri valichi più ad est perché questi erano punto di confine con l’esarcato bizantino e quindi più suscettibili di incursioni e meno difendibili in caso di guerra.

A proposito: nell’estate scorsa scrissi per StampToscana un articolo che a seguito di un Convegno e di una mostra tenuti a Riolunato(Mo) rievocava un’avventurosa transumanza avvenuta nel 1944 attraverso la Linea Gotica. Ebbene, il percorso dell’antica strada longobarda era abbastanza analogo a quello utilizzato dai pastori che nel 1944, non potendo andare con le greggi nei soliti luoghi di transumanza (bassa ferrarese, bolognese) perché il fronte stava per essere sfondato e la guerra li avrebbe travolti, decisero di recarsi con oltre mille pecore nella Toscana già liberata.

Infatti, il gruppo di pastori partito da Castello (frazione di Riolunato, sul Cimone) e dal Passo del Lupo (presso Sestola e Fanano) raggiunse il monte Lancino tra il Libro Aperto e Cima Tauffi e arrivò a Cutigliano, quindi a Pistoia. Il loro percorso era dunque contiguo a quello dell’ antica Romea Longobarda tornata agli onori delle cronache grazie al progetto Romea Strata.

Contiguo, non identico: infatti, i pastori dovevano evitare il passo della Croce Arcana che era al centro degli scontri fra partigiani e nazifascisti tant’è vero che , come si legge su una lapide , il 22 maggio 1944 ci fu una vera e propria battaglia.

Ma l’aspetto più suggestivo è, che a prescindere dalle varianti imposte dalla guerra (e che comportavano un percorso assai più pericoloso) i pastori del Frignano utilizzarono complessivamente un itinerario che era stato molto importante e frequentato fino alla seconda metà del XVIII secolo quando, a causa della persistenza della neve sul crinale (circa sei mesi) un accordo tra il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo e il Duca di Modena Francesco III portò all’apertura della via Giardini-Ximenes, attraverso il passo dell’Abetone.

La vecchia strada fu abbandonata. Ma nel Medioevo la Croce Arcana (denominata allora Alpe alla Croce) era uno snodo cruciale, anche perché il Frignano dopo essere stato detenuto dai bizantini che vi avevano eretto una serie di baluardi, fu conquistato da Liutprando nel 728, fino ai torrente Rossenna e allo Scoltenna –Panaro; tant’è vero che nel 749 S. Anselmo, che era stato duca del Friuli ed era cognato del re Astolfo ebbe la concessione delle terre presso Fanano che entrarono tra i possessi dell’abbazia di Nonantola.

Tra l’altro, ai confini di questo territorio si era combattuta nel 643 la battaglia dello Scoltenna nella quale il re longobardo Rotari sconfisse l’esarca bizantino Isacio, occupò definitivamente Modena ed ebbe via libera ad ovest per la Lunigiana mentre il Frignano, restavano in mano bizantina.

Lo Scoltenna-Panaro costituiva la linea di confine segnata da fortezze bizantine e da presidi militari longobardi; ma in vari tratti era una fascia “penetrabile e aperta” caratterizzata da enclaves, che favorirono scambi e integrazione tra i due gruppi etnici grazie anche ad un lungo periodo di pace.

Il periodo longobardo ha lasciato un’impronta profonda nella storia d’Italia e sebbene sia ricordato spesso come “dominazione”, determinò una rinascita economica, dopo le devastazioni della guerra greco gotica. Soprattutto, nel VII secolo, con Rotari furono realizzate opere idrauliche per la regimazione dei fiumi e altre misure dettero dare nuovo impulso alle attività produttive e al commercio nella zona di Modena dove sono recentemente venute alla luce presso Spilamberto, tombe di cavalieri Longobardi con ricchi manufatti e, nelle tombe delle donne, raffinati corredi che denotano, in questo territorio di frontiera, le frequentazione con la cultura bizantina.

Con l’Impero carolingio e con la successiva età comunale il percorso da Fanano a Cutigliano fu molto frequentato da pellegrini che si recavano a Roma, dagli eserciti che percorrevano la Penisola e soprattutto da mercanti che commerciavano tra la Toscana e il Nord Italia ma anche con le Fiandre, Parigi e le città anseatiche. Tutto ciò, appunto, fino all’apertura della strada dell’Abetone che valicò l’Appennino nel tratto più accessibile, chiamato “Serrabassa” sul versante modenese,“Boscolungo” su quello toscano e che era già conosciuto come valico fin dall’antichità; anzi si narra che da lì fosse passato Annibale per invadere l’Etruria. I lavori della c.d. “strada regia” – che collegò il Granducato di Toscana con il ducato di Modena (dove regnavano gli Asburgo d’Este) e il Lombardo Veneto che era parte dell’Impero asburgico – iniziarono nel 1766 e terminarono dodici anni dopo con l’erezione delle due piramidi dell’Abetone, a ricordo dell’opera e come cippo di confine tra i due stati.

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