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L’ora di Nello Baroni Rubriche

Mi sembrava di averne di meno perché il sedile posteriore della Fiat 600 del mio babbo era gigantesco e mi spostavo in continuazione da un finestrino all’altro perché ero curioso. Il mio babbo e la mia mamma si ripromettevano di comprare il disco di Domenico Modugno e io dietro pensavo che sarebbe stato meglio comprare quello con la canzone cantata da Johnny Dorelli che non la comprava nessuno e magari a Johnny gli faceva piacere. Nessuno praticamente si ricorderà che allora il regolamento del festival prevedeva che ogni canzone fosse cantata da due cantanti e “Volare” la cantarono appunto Modugno e Dorelli. Bene, ero proprio immerso in questi pensieri (che mi avrebbero dovuto far venire fin da allora il sospetto che sarei diventato comunista di lì a pochi anni) quando fui folgorato da una cosa meravigliosa, moderna ed inaspettata: sbirciando fuori dal finestrino di sinistra vidi i numero bianchi e luminosi dell’orologio che stava, e sta, sulla facciata della Stazione di Santa Maria Novella. Proprio in quel momento ci fu il cambio di minuto, fu stupendo! Io gli orologi, quelli pubblici dico, li avevo sempre visti rotondi e con le lancette e in quel momento forse cominciai a capire che vuol dire modernità e cambiamento. Bene, ero proprio immerso in questi pensieri (che mi avrebbero far dovuto venire fin da allora il sospetto che sarei diventato appassionato sostenitore dell’arte contemporanea di lì a pochi anni) quando capii che stavo vivendo uno di quei momenti che non avrei mai dimenticato. Mica lo sapevo a quei tempi che quell’orologio era stato messo lì 12 anni prima che nascessi! Eppure ancora oggi (la foto è di pochi giorni fa) mi continua a dare lo stesso senso di modernità di allora. Mi piace ricordare che questo gioiello è stato progettato da Nello Baroni, architetto fiorentino, “nato il 27 ottobre del 1906 a Firenze in Via Coluccio Salutati 11, nel quartiere Colonna-Gavinana” (Wikipedia), che faceva parte del “Gruppo Toscano”, che vinse il concorso per la stazione nel 1933, insieme a Pier Niccolò Berardi, Italo Gamberini, Sarre Guarnieri, Leonardo Lusanna e Giovanni Michelucci.
Se dovessi elencare, subito, senza pensarci troppo, le quattro opere d’arte di Firenze che preferisco, quattro perché tre non ce la faccio proprio, direi la Scarsella del Battistero, la Deposizione del Pontormo in Santa Felicita, l’Ultima Cena di Andrea del Sarto a San Salvi e l’orologio di Nello Baroni alla stazione. Che poi non è esatto chiamarle le opere d’arte che preferisco, si tratta più intimamente, delle prime quattro “cose” che mi fanno amare questa città. Inutile dire che ce ne sono anche tante altre che non me la fanno amare: è una bella lotta! Certo tutto quel rosario di biciclette artigliate ad ogni palo e ad ogni ringhiera davanti alla stazione non è forse molto bello, è vero. Ma poi penso al Senato che ha votato contro l’arresto di Sergio De Gregorio …
Gianni Caverni

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