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L’Orestea di De Fusco alla Pergola: la legge vince sulla violenza Spettacoli

Firenze – Al Teatro della Pergola prosegue l’allestimento di grande impegno di Luca De Fusco per uno dei massimi capolavori di tutti i tempi, l’Orestea di Eschilo. Dopo l’Agamennone, l’unica trilogia del teatro greco a essere sopravvissuta fino ai giorni nostri viene messa in scena integralmente con le ultime due tragedie Coefore ed Eumenidi, presentate in un unico spettacolo dal 2 al 7 febbraio. Nel ricchissimo cast Elisabetta Pozzi interpreta Clitemnestra, Angela Pagano è la Prima Corifea, Gaia Aprea è Atena, Giacinto Palmarini è Oreste. Con loro in scena anche sei danzatrici della compagnia Körper.

Un’opera d’arte totale, uno spettacolo di parole, musica, danza e tecnologia per tracciare il passaggio dalla società arcaica, intrisa di crudeltà e sottomessa al volere imperscrutabile delle divinità, a una società moderna dove le Eumenidi garantiscono la giustizia, esercitata dal tribunale dell’Areopago.

L’Orestea di Eschilo diretta da Luca De Fusco è uno spettacolo dal forte impatto che restituisce alla scena la grande opera del teatro greco sull’istituzione della legge contro la vendetta, della legalità contro l’arbitrio della violenza, tematiche e conflitti che attraversano anche il nostro presente. Un’opera che affonda le radici nella tradizione mitica dell’antica Grecia suddivisa in tre episodi: dall’assassinio del re Agamennone da parte della moglie Clitemnestra, alla vendetta, dieci anni dopo, del loro figlio Oreste che uccide la madre e il suo amante Egisto, fino alla persecuzione del matricida da parte delle Erinni e alla sua assoluzione da parte del tribunale dell’Areopago.

Dopo l’Agamennone, l’unica trilogia del teatro greco a essere sopravvissuta fino ai giorni nostri viene qui messa in scena integralmente con le ultime due tragedie Coefore ed Eumenidi, presentate in un unico spettacolo dal 2 al 7 febbraio. Nel ricchissimo cast Elisabetta Pozzi interpreta Clitemnestra, Angela Pagano è la Prima Corifea, Gaia Aprea è Atena, Giacinto Palmarini è Oreste. Con loro in scena anche sei danzatrici della compagnia Körper. Una tragedia classica che si avvale, come nel teatro greco, della parola, del canto, della danza, a definire un linguaggio di teatro totale.

La partitura è curata dal compositore israeliano Ran Bagno e mescola modernità e melodia, oriente e occidente. Su questo tappeto sonoro preciso e avvolgente si muovono le sensuali e misteriose coreografie di Noa Wertheim, direttrice della Vertigo Dance Company: alle danzatrici della compagnia Körper è affidata una parte del Coro. La recitazione è anti retorica, asciutta, con un accorto uso dell’amplificazione diretta Hubert Westkemper.

“Questa avventura dell’Orestea era già iniziata nel 2014”, spiega Elisabetta Pozzi, “con l’Agamennone per la regia di Luca De Fusco messo in scena al Teatro Greco di Siracusa, così come Eumenidi che invece erano firmate dal regista Daniele Salvo. Io interpretavo sempre Clitemnestra, un personaggio che vale la pena di affrontare in maniera totale. Anche in questa versione che adesso stiamo proponendo continuo ancora ad accorgermi quanto questa figura femminile sia talmente grande e talmente piena, proprio dal punto di vista della scrittura. Le opere che appartengono all’età classica greca hanno la capacità di presentare i personaggi come se fossero dei monoliti, degli individui che non si spostano più di tanto dalle loro convinzioni e senza nessuna psicologia. Diventa allora estremamente interessante riuscire a capirlo fino in fondo”.

Uno spettacolo classico e contemporaneo che rinnova lo stile di teatro/video già realizzato dal regista Luca De Fusco in Vestire gli ignudi (2010), Antigone (2012) e Antonio e Cleopatra (2013). Un’Orestea tecnologica che parte dall’archeologia per arrivare a un tempo avveniristico, e ha la sua forza visiva nella scenografia di Maurizio Balò: una grande porta metallica che si apre e chiude sul fondo nero della reggia di Argo, che diventa anche schermo per proiezioni in diretta, con campi e controcampi, di luoghi, ingrandimenti di volti e apparizioni fantasmatiche; il palcoscenico in pendio è ricoperto di sabbia lavica che, spazzata, oltre a rivelare resti di colonne, oggetti, e mostra al centro un lungo schermo di volta in volta tappeto, striscia di sangue, tomba. Ed è sempre dalla rena arcaica che affiorano, da dei tombini, alcuni personaggi, tra bagliori di fiamme e luci colorate. Gli attori sono vestiti da Zaira de Vincentiis con costumi tra classicità e fantascienza.

“Tutta la trilogia dell’Orestea ruota intorno al discorso della giustizia”, prosegue l’attrice, “il termine nike, non a caso, viene usato sia dal Coro che da Clitemnestra. Nell’ultima scena delle Euminidi, dove Atena costituisce il grande tribunale, si affronta questo tema in relazione agli uomini e si afferma di come sia necessario mettere in mano agli uomini il proprio destino. Clitemnestra è dentro a tutto questo discorso: nelle Euminidi appare perfino come un fantasma… Si tratta di un personaggio immenso, uno dei più grandi mai scritti in una trilogia”.

Le Coefore che danno il titolo alla seconda tragedia dell’Orestea, sono le portatrici di libagioni per i morti, che si recano sulla tomba di Agamennone, ucciso da Clitemnestra e da Egisto, cugino del marito e suo amante. Oreste, dieci anni dopo l’omicidio del padre Agamennone, torna ad Argo e, su ordine di Apollo, porta a compimento la propria vendetta, dando la morte alla madre Clitemnestra e al suo amante Egisto.

Le Erinni, invece, sono le dee che impersonano la vendetta, chiamate anche Eumenidi (ossia “le benevole”) quando erano in atteggiamento positivo. In quest’ultima parte della trilogia viene narrata la persecuzione delle Erinni nei confronti di Oreste, che culmina nella celebrazione di un processo presso il tribunale dell’Areopago. Tale giudizio, che vede le Erinni stesse come accusatrici, Apollo come difensore e Atena a presiedere la giuria, termina con l’assoluzione di Oreste, grazie al voto di Atena.

“Tutti i personaggi classici stanno fuori dalla quotidianità”, conclude Elisabetta Pozzi, “anche se alla fine si arriva a capire quanto invece il nostro vivere quotidiano si innesti proprio su questi grandi problemi dell’essere umano. In particolare, il problema del potere per una donna è più attuale che mai: alla fine oggi quante Clitemnestra in giro ci sono che reagiscono? L’aspetto veramente grande e affascinante è il modo in cui tutta questa materia viene gestita: è poesia lirica, una poetica in cui tutto viene sublimato. Possiamo rivedere la Storia come dentro un film e così facendo la allontaniamo da noi e la esorcizziamo”.

 

Teatro Stabile di Napoli / Teatro Stabile di Catania 

2 – 7 febbraio

(feriale ore 20.45, festivo ore 15.45) 

ORESTEA

Coefore / Eumenidi

di Eschilo

traduzione Monica Centanni

con Elisabetta Pozzi (Clitemnestra), Angela Pagano (Prima Corifea), Gaia Aprea (Atena), Giacinto Palmarini (Oreste), Anna Teresa Rossini (Pizia), Paolo Serra (Egisto)

e con Fabio Cocifoglia (Secondo Corifeo), Paolo Cresta (Quarto Corifeo, Servo), Francesca De Nicolais (Seconda Corifea), Patrizia Di Martino (Cilissa, Nutrice), Gianluca Musiu (Terzo Corifeo, Pilade, Hermes), Federica Sandrini (Elettra), Dalal Suleiman (Terza Corifea), Enzo Turrin (Sentinella, Primo Corifeo)

e con le danzatrici della compagnia Körper Chiara Barassi, Sibilla Celesia, Elena Cocci, Sara Lupoli, Marianna Moccia, Rossella Fusco

scene Maurizio Balò

costumi Zaira de Vincentiis

coreografie Noa Wertheim

musiche Ran Bagno

luci Gigi Saccomandi

suono Hubert Westkemper

adattamento vocale Paolo Coletta

video Alessandro Papa

regia Luca De Fusco

 

Durata: 1h e 50’ (intervallo compreso).

Foto: Elisabetta Pozzi ph.-Fabio-Donato

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