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“L’Ospite”: Giovanni Gentile, la tragedia di un uomo solo Opinion leader

Firenze – Chi è il misterioso ospite che Giovanni  Gentile attende pochi giorni prima di rimanere vittima di un attentato dei Gruppi di Azione Patriottica, il 15 aprile 1944? E’ un domanda che accompagna lo spettatore del film omonimo, prima di realizzare che l’ospite è lui, il grande filosofo, ospite in una terra dove è tornato per riprendere il filo della sua Accademia d’Italia, ma dove più aspro e impietoso è il conflitto fra oscurantismo e dispotismo ideologico e le forze che lottano per la libertà e la democrazia.

Ospite per quel suo volare alto, “quasi come se fosse in un dialogo platonico, dunque un ospite della cultura italiana”, ma ospite anche perché il ruolo che si è dato, cercare di superare la contrapposizione con un’opera di pacificazione, era del tutto irrealistico: nessuna delle due parti, e tanto meno gli occupanti tedeschi la volevano, perché il duello era ormai all’ultimo sangue.

Questa lettura della vicenda che per lungo tempo, a causa delle contrapposizioni ideologiche, non è mai stata veramente studiata a fondo (lo ha fatto “La Ghirlanda fiorentina” di Luciano Mecacci)  è il merito maggiore del film di Ugo Frosi, “L’Ospite”, appunto, che è stato presentato oggi alla stampa, nell’imminenza dell’anteprima nazionale al cinema Colonna di Firenze (dal 15 al 19 aprile).

ugofrosi

 

Frosi è riuscito egregiamente a costruire un’atmosfera irreale in una bella e algida villa nei dintorni di Firenze che sostituiva quella del Salviatino di fronte alla quale Gentile fu ucciso dai colpi di pistola di Bruno Fanciullacci. Una sospensione angosciante, un’attesa continua che accada qualcosa, che arrivi per esempio quell’ospite misterioso del titolo, realizzata con inquadrature fisse dei personaggi e di alcuni scorci suggestivi  della campagna fiorentina.

La natura che il Rinascimento ha portato a insuperabile bellezza osserva di lontano il dramma di un uomo solo di fronte alle conseguenze delle sue scelte, circondato da personaggi che sono costretti anche loro a fare delle scelte più o meno fatali confrontandosi con la sua forte personalità.

C’è un altro aspetto del lavoro di Frosi che rende “L’Ospite” un film da consigliare nonostante la sua natura impegnativa di pièce teatrale e difetti soprattutto nella definizione di alcuni personaggi storici (Teresa Mattei, Delio Cantimori, Alessandro Pavolini) . “Il film è una chiacchierata filosofica – ha detto il regista – ho voluto presentare Gentile come affabulatore e filosofo, quasi un dialogo platonico, per farlo comprendere al livello del suo pensiero”.

In quest’ottica va visto il rapporto fra Gentile (interpretato da un convincente, anche sul piano della somiglianza fisica, Amerigo Fontani) e l’allievo Cesare Luporini (un altrettanto bravo Luca Guastini). Gentile era stato un vero grande maestro che aveva sostenuto i suoi migliori allievi verso i quali ha avuto un profondo rapporto d’affetto.  Così l’allievo vive la contraddizione lacerante di far parte del fronte che decide la morte del maestro: il film finisce con la pistola che lo ucciderà prima nelle mani di Fanciullacci e poi nelle mani di Cesare.

E’ la conclusione del destino tragico di una personalità secondo Frosi “complicata ma non ambigua” che doveva affrontare anche la minaccia concreta del  figlio Federico prigioniero in Germania, fragile ostaggio nelle mani di coloro che ne volevano utilizzare fino in fondo l’autorità e il prestigio. Federico fu liberato poco tempo dopo l’attentato. 

Nella foto: Ugo Frosi al centro con a destra Amerigo Fontani (Giovanni Gentile) e a sinistra Alessio Sardelli (Delio Cantimori)

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