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Lotta per la Casa a Firenze: da emergenza a programmazione Cronaca

Firenze – Si sono ritrovati davanti alla Prefettura di via Cavour per esternare un disagio che “non tollereremo oltre” quei compagni di Lorenzo Bargellini che oggi hanno raccolto il megafono del loro leader storico, recentemente scomparso, soffiandoci dentro, a turno, tutto il disappunto dovuto a quello stato di temporanea emergenza che prosegue oramai da anni e che calza sempre più stretto.

La manifestazione. Il Movimento di Lotta per la Casa ha sfilato in via Martelli attraversando Duomo e Battistero per giungere da piazza della Repubblica fino al Palagio di parte Guelfa presso la sede dell’assessorato al Welfare. “Il problema non sono le soluzioni temporanee – spiegano – che sono comunque poche perché parliamo di 12 alloggi contro le oltre 1000 richieste, ma la gestione di un problema che non è dettato da episodi, non è neppure stagionale, è continuativo. Vengono meno dei diritti sanciti dalla Costituzione quali quello all’abitare ed avere un tetto sopra la testa anche per chi non può permettersi una casa di proprietà. I nostri doveri li conosciamo bene, ce li ricordano tutti i giorni. Anche oggi, qui, circondati dalle forze dell’ordine ci rendiamo conto che esistono doveri. Ma i diritti.. i diritti dove sono?.
Tra i cartelli esposti davanti alle porte sbarrate e presidiate di Palazzo Medici Riccardi i cartelli sottolineano il costo degli alloggi temporanei, oltre 600 Euro al mese.

Le risposte. A rispondere ai cronisti è soprattutto Luca Toscano che fa spallucce a sentir nominane i grandi complessi ex qualcosa che nei disegni sociali avrebbero dovuto costituire nuovi centri di accoglienza per famiglie in difficoltà: “Ne abbiamo tanti di immobili, secondo alcune stime oltre 10000 beni immobili sfitti in tutta Firenze. Si dovrebbe finalmente prendere consapevolezza di cosa significa gestire la cosa pubblica e nel caso anche intervenire sui privati incentivando l’uso di quei beni che non solo sono superiori al fabbisogno ma non offrono neppure profitto. Sono vuoti, vuoti ed abbandonati”.
Come si corre ai ripari?Serve rivedere l’intero sistema. Noi non ce la facciamo ad aspettare soluzioni che non risolvono nulla ma spostano nel tempo il problema. Forse è il caso di iniziare a fare la voce grossa con i proprietari arrivando a minacciare la requisizione dei beni immobili inutilizzati. In ogni caso chiediamo il blocco degli sgomberi e degli sfratti, e siamo pronti a ricevere chi verrà a liberare i locali. Intendiamo dimostrare ancora una volta quali sono i bisogni reali della gente a chi non ha idea, probabilmente, di cosa significhi alzarsi la mattina presto e tornare a casa la sera tardi semplicemente per mantenere in vita la propria famiglia“.
Dove si è perso il contatto con la realtà? “Nel momento in cui è sparito l’equo canone. Da quel momento gli affitti sono stati sottoposti alla legge del mercato ed oggi quello che viviamo è semplicemente il frutto di questo disinteresse politico. Se esistono gli sfratti, se le persone affittano a prezzi salati, se si preferiscono i turisti ai residenti è dovuto al fattore prezzo. Il canone deve essere commisurato al reddito. Punto. Non esistono altre interpretazioni della formula. Siamo davanti a persone costrette a lavorare ininterrottamente per garantirsi un alloggio e spesso non basta perché il peso dell’affitto schiaccia le famiglie”.

La politica. Tra i manifestanti anche i consiglieri Tommaso Grassi e Miriam Amato. Amato commenta “La guerra tra poveri fa comodo a tutti, sia a destra che a sinistra. Li aspettano al varco in attesa che compiano qualche errore. Lorenzo Bargellini era un ottimo mediatore ed il segnale che stanno lanciando oggi i suoi compagni è che vogliono continuare a dialogare con le istituzioni, per questo dobbiamo essere pronti a farci portatori anche delle esigenze di una parte di cittadinanza che Firenze tende a lasciare nell’ombra. Non capisco come mai ci sia il rifiuto di procedere con sistemi quali la ristrutturazione degli immobili ad uso abitativo o l’autorecupero preferendo invece la vendita. L’amministrazione pubblica non deve vendere i beni della collettività mettendoli all’asta, deve gestirli. Ricordiamoci che in molti casi si tratta di lasciti che nobili famiglie hanno fatto alla comunità fiorentina per scopi sociali, non per fare cassa”.

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