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Lucca celebra le donne, e in città arrivano le figlie di Nello Rosselli Società

E' qui che si è svolto ieri, 9 marzo, l'incontro "Donne che scrivono, donne che leggono – scrittura e memoria al femminile", coordinato dal presidente del CRIC – Coordinamento delle Riviste Italiane di Cultura, Valdo Spini. Un momento di riflessione sul ruolo delle donne nella vita culturale italiana, sul loro essere al contempo lavoratrici e perno della famiglia, sulle zone d'ombra che ancora gravano sul pieno riconoscimento di una parità che non sia solo sulla carta. Il dibattito si è svolto attraverso il contributo di tre direttrici di riviste (Biancamaria Bruno, di "Lettera Internazionale"; Anna Maria Crispino, di "Leggendaria"; Maria Piacente, di Pedagogika.it) e ha avuto come attesissimi ospiti Silvia, Paola e Alberto Rosselli, tre dei figli di Nello Rosselli, l'intellettuale antifascista ucciso in Francia nel '37 insieme al fratello Carlo, fondatore di Giustizia e Libertà, su mandato di Mussolini. L'occasione della loro presenza è stata data dalla presentazione dell'ultimo numero dei "Quaderni del Circolo Rosselli", rivista diretta da Valdo Spini, dedicato ad Amelia Pincherle Rosselli, la madre dei Rosselli e, dunque, nonna di Silvia, Paola e Alberto. Il "Quaderno", una monografia di Amelia Sr. ad opera della giovane Giovanna Amato, vanta due prestigiose introduzioni a opera della storica Marina Calloni e della poetessa Biancamaria Frabotta. Del resto Amelia Pincherle, zia di Alberto Moravia e della più nota, tragicamente scomparsa, "Melina", è stata davvero una donna che ha fatto la storia di questo paese, nella sua veste di grande letterata quanto in quella di madre dei fratelli Rosselli. Una donna che Silvia ha voluto ricordare però nella sua veste di nonna, regalando alla platea alcuni affettuosi ricordi privati della loro vita in comune. Silvia, Paola e Alberto erano infatti bambini quando, per evitare le leggi razziali del governo fascista, Amelia condusse le nuore rimaste vedove e tutti i nipoti orfani fin negli Stati Uniti. "La nonna era una donna molto moderna – ricorda Silvia Rosselli -; quando eravamo negli USA, abbiamo fatto con lei tutte le nostre prime esperienze culturali: ci portava ai musei, e poi andavamo a mangiare le ostriche. Ci ha insegnato l'onestà morale, educandoci in modo libero, aperto. Nonostante tutte le tragedie accorse, me la ricordo vivace e sempre presente: ha fatto in modo che non ci accanissimo mai contro il destino, riuscì addirittura a convincere nostra madre a togliere il lutto: lo fece anche per noi bambini, per non avere una mamma sempre vestita di nero. Soprattutto Amelia ci insegnò a non vivere la perdita di nostro padre come una mancanza, bensì ad essere orgogliosi per le persone che lui e lo zio erano state".

Paola Barile
 

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