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Luciano Martini, grande interprete dell’incontro tra Fede e Politica Opinion leader

Nel corso del 1968 Luciano Martini diventa direttore della rivista Testimonianze, fondata da Ernesto Balducci nel 1957. Gradualmente riporta la rivista a concentrarsi sulle tematiche religiose, teologiche ed ecclesiali dopo che la direzione di Danilo Zolo , da Martini  prima affiancato e poi sostituito, si era caratterizzata per una forte accentuazione nei confronti della “sfera politica”.
Questa esperienza – che durerà oltre un decennio – determina una significativa riflessione sul tema fede e laicità, sulla questione cattolica e  sul rapporto chiesa-società, a partire dalla situazione italiana.
In questo periodo, tra l’altro, matura l’esperienza della “Sinistra Indipendente” Gozzini, La Valle,  Elia Lazzari,etc. cattolici  che s’impegnano in politica con il partito Comunista.
Si manifesta così un segnale politico non di poco valore: il  superamento, dopo un trentennio,della situazione “pubblica” nazionale, determinatasi  dopo la seconda guerra mondiale.
E’ un evento che interpella  il “mondo cattolico” che però, in generale,  restò in posizione indifferente/negativa.
Martini, Balducci, e tutta la redazione di Testimonianze ne dettero, invece, una interpretazione positiva sul piano culturale, politico e sociale.
Nel 1980 Luciano lascia la direzione di Testimonianze. Continua, però, a scrivere articoli,  a partecipare ad incontri e lavori  della redazione, ad intervenire agli appuntamenti pubblici della rivista, anche se in modo non sistematico.

Dal 1988 al 1992  ha avuto luogo il sinodo della Chiesa di Firenze, grazie alla volontà  del card. Piovanelli perché “ la Chiesa di Firenze doveva cominciare a guardare se stessa e vedere cosa doveva cambiare o cosa doveva potenziare per migliorare il suo servizio a Dio e agli uomini del suo territorio”. Martini vi ha partecipato come rappresentante della “sua” parrocchia, come vicepresidente della Commissione  storica e membro della Commissione centrale. Si trattò del primo sinodo a Firenze dopo il Concilio Vaticano II.

La partecipazione è stata di alto livello quantitativo: trentamila le persone che hanno partecipato nei gruppi sinodali alla  vasta consultazione preparatoria; ottocento tra laici preti e religiosi che hanno partecipato alla prima sessione, oltre trecento gli interventi nel dibattito generale  delle prime  giornate. Assai partecipata ed animata, infine,  la discussione sul documento finale.
Le posizioni della base, emerse nei gruppi sinodali riunitisi per oltre tre mesi nelle parrocchie, non sono univoche. Da queste risposte emerge un popolo di credenti abbastanza incerto sulla sua identità, che spesso lamenta una perdita delle radici della sua memoria, e che guarda anche con incertezza e pessimismo al suo futuro.
Le  incertezze  derivano, in buona misura, dai processi di trasformazione sociali e culturali che hanno coinvolto la realtà del territorio della diocesi. Questo ha determinato  situazioni socio-culturali nuove che hanno segnato la frattura con il passato ed il   venir meno di una continuità di cultura e di valori .

Dal dibattito assembleare emerge un quadro assai “mosso” degli interrogativi presenti nella chiesa fiorentina  e nei rapporti con la città Firenze viene definita “città in ricerca” le cui componenti laiche religiose ed ecclesiali “appaiono in una situazione di crisi e d’incertezza”. I fiorentini sembrano considerare come più rilevanti i beni di natura economica o comunque particolaristica. La gente appare desiderosa di sicurezze e punti di riferimento rispetto alle trasformazioni sociali recenti e dalla crisi delle istituzioni. Nel contempo ricerca una soggettività ed identità rinnovate nonché valori etici ed anche religiosi più autentici.
Dal Sinodo si aspettano la denuncia degli idoli (di cui i fiorentini compresi i cristiani sono prigionieri) e delle negative conseguenze che determinano sul piano della giustizia sociale  e sull’apertura a valori morali autentici.
Emerge un popolo di credenti abbastanza incerto della sua identità, che lamenta una perdita delle radici della sua memoria e  guarda con incertezza e pessimismo al suo futuro. Oltre ai processi di trasformazione sociale e culturale, che incidono sulla continuità di cultura e  valori, si registra il degrado ambientale e morale e l’accrescersi delle ingiustizie, disparità sociali e del rampantismo e dell’edonismo dei ceti  emergenti. Vengono inoltre criticati i livelli gerarchici della Chiesa istituzionale e le sue manifestazioni di potenza e ricchezza.

Come aspetti problematici per la Chiesa  si registrano la crescente carenza della realtà giovanile, lo status dei ministeri nella chiesa ed il ruolo subordinato delle donne. Il tema dei sacramenti sembra poco interessante per gran parte dei fedeli  poco praticanti.
Altri temi da approfondire sono l’evangelizzazione e la testimonianza nei luoghi di lavoro: scuola cattolica, insegnamento della religione nelle scuole e nei luoghi di emarginazione, di sofferenza e di malattia
Per quanto riguarda il futuro dei figli e comunque dei futuri abitanti dei nostri territori, prevale molta preoccupazione e pessimismo per i vari fattori di degrado in atto: quello ambientale e morale, molto avvertiti, poi il possibile accrescersi delle ingiustizie, delle disparità sociali,etc cui si aggiungono il rampantismo e l’edonismo dei vari ceti emergenti.
Queste denunce sono il frutto della consapevolezza critica verso molti aspetti della situazione presente nelle istituzioni pubbliche quali la scuola ed i quartieri e della constatazione della conseguente caduta dei livelli di partecipazione. Da parte di molti vengono criticati anche i livelli istituzionali e gerarchici della Chiesa univesale e molte delle sue manifestazioni di potenza e di ricchezza. Insoddisfazione anche nei confronti di alcuni aspetti della vita della chiesa locale di cui si lamenta soprattutto la distanza tra la base laicale ed i livelli istituzionali (dai consigli parrocchiali a quelli dei vertici curiali e del consiglio pastorale diocesano)
Nei confronti del Vescovo invece si esprime ammirazione e gratitudine  per aver attivato il sinodo che viene percepito come avvio di un positivo salto di qualità nella convivenza ecclesiale
“Colpisce  una “certa” estraneità al sinodo  sia dello Studio teologico,sia dell’Istituto superiore delle scienze religiose che …non hanno contribuito alla riflessione sinodale”

Nel febbraio 2002 venne ricordato il decennale della scomparsa di Ernesto Balducci e di David Maria Turoldo. A Martini fu affidato il ricordo di Balducci.
“Ho sempre pensato che se c’è un maestro indiretto di Balducci, questo è stato  La Pira”. Per il professore l’obiettivo era costruire la pace nel mondo. Per questo puntava all’accordo  tra Mao Tse-Tung ed il Papa, tra la Russia ed il Papa;quando la Russia avrà abolito l’ateismo di Stato, allora si farà il grande accordo politico e si creeranno le condizioni per la fioritura messianica.
Balducci non dirà queste cose sulla Chiesa, ma dirà le stesse cose sul mondo. Il messianismo di Balducci è la laicizzazione della figura del messianismo planetario di La Pira.

Il percorso di Balducci si è mosso in funzione di una rinnovata comprensione del messaggio di fede attraverso la comprensione della complessità dei temi della civiltà planetaria. Si tratta di un processo che è giusto periodizzare in due fasi.
La prima  termina negli anni immediatamente successivi alla chiusura del concilio Vaticano II. E’ segnata da una progressiva maturazione ed apertura di orizzonti, pur sempre  incentrata in uno schema  ecclesiocentrico. La seconda fase, 1970-92,  attraversa l’ultimo ventennio della sua vita e sul piano della riflessione intellettuale, è contraddistinta dall’abbandono della visione ecclesiocentrica ed è incentrata sulla progressiva elaborazione dell’idea “dell’uomo planetario”.

Franco Gentile

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